Lo scandalo Krah-Guo: un monito che l’Europa non può ignorare

Scandalo Krah AfD Cina
Andrea Maniscalco
01/10/2025
Interessi

La condanna di Jian G., ex assistente parlamentare del deputato tedesco dell’AfD Maximilian Krah, per spionaggio a favore della Cina, non è soltanto un caso giudiziario tedesco. È un campanello d’allarme per tutto l’Occidente. Se un collaboratore parlamentare ha potuto trasmettere per anni informazioni sensibili a Pechino, significa che le nostre democrazie sono permeabili a operazioni ostili che minano la fiducia dei cittadini e la stabilità delle istituzioni.


Di un caso simile, la confessione di un ex Europarlamentare scozzese di Reform UK di aver preso tangenti russe, ne abbiamo già parlato nel seguente articolo: Soldi russi all’euroscettico gallese: la confessione di Gill conferma anni di sospetti. E in Italia?


Guerra ibrida e interferenze: Europa sotto attacco

Il problema non è episodico. Le interferenze straniere in Europa si moltiplicano: dall’hackeraggio di infrastrutture critiche alle campagne di disinformazione, fino al reclutamento mirato di personale politico e tecnico. Cina e Russia hanno capito che non serve più l’armata convenzionale per indebolire l’Occidente: bastano l’accesso alle nostre reti digitali e il collocamento di figure ben piazzate all’interno delle istituzioni.

È qui che entra in gioco il ruolo delle alleanze. La NATO rimane il pilastro della difesa euro-atlantica: nata per contrastare minacce militari dirette, oggi è anche la piattaforma più solida per coordinare le capacità di intelligence e cybersicurezza. Le strutture della NATO dedicate alla difesa cibernetica, come il Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence di Tallinn, sono esempi di come si possa costruire una risposta comune, mettendo in rete competenze e risorse che nessun Paese europeo, da solo, potrebbe garantire.

Accanto all’Alleanza Atlantica, l’Unione Europea ha la responsabilità di creare un sistema interno di protezione politica ed economica. Non è pensabile che i parlamenti nazionali e quello europeo diventino bersagli facili per agenti infiltrati. L’UE deve fissare standard comuni per lo screening del personale, rafforzare i meccanismi di trasparenza finanziaria e coordinare le autorità nazionali di controspionaggio. Qui la sovranità condivisa non è una perdita, ma una condizione di sopravvivenza.

L’Europa davanti alla sfida della difesa

Il caso Krah dimostra che l’Europa non può più permettersi ingenuità. Servono investimenti molto più consistenti in intelligence, cybersicurezza e resilienza istituzionale. Ma soprattutto serve un salto di mentalità: riconoscere che la difesa della libertà non si gioca soltanto ai confini militari, ma anche nelle aule parlamentari, nei server, nei think tank e nei sistemi finanziari.

L’Occidente ha già gli strumenti per affrontare questa sfida: la NATO come scudo strategico e l’UE come garante di coesione politica e istituzionale. La domanda è se avrà anche la volontà politica di usarli. Perché ogni volta che un agente straniero riesce a infiltrarsi, non è soltanto un segreto che viene trafugato: è la credibilità stessa delle nostre democrazie a essere messa in discussione.