Maggio 2026: anatomia di una Russia in guerra con sé stessa
Nel maggio 2026 la guerra non è più soltanto una linea del fronte, un bollettino militare o una questione di geopolitica. In Russia essa entra nelle scuole, negli aeroporti, nei tribunali, nei telefoni, nei libri per bambini, nei registri degli “agenti stranieri”, nelle carriere dei funzionari, nelle preghiere pubbliche, nei bilanci regionali e perfino nei corpi feriti dei soldati rimandati a combattere.
La cronaca interna russa fra l’8 e il 31 maggio mostra una trasformazione più profonda della semplice prosecuzione del conflitto: la guerra diventa ambiente, linguaggio amministrativo, criterio di fedeltà, meccanismo di selezione delle élite e strumento di sorveglianza della società.
L’8 maggio una vasta ondata di droni colpisce Groznyj, Rostov sul Don, Perm’ e Jaroslavl’. Il Ministero della Difesa parla di 264 droni abbattuti, ma intanto si registrano esplosioni presso la zona della base militare di Chankala, incendi in strutture industriali, danni alla raffineria “Slavneft’-JaNOS” e ad altri impianti energetici.
Il dato decisivo, per la Russia interna, è l’effetto sulla vita ordinaria: tredici aeroporti del sud del Paese vengono temporaneamente sospesi, voli cancellati, ritardi accumulati, traffico aereo deformato dalla guerra.
La vulnerabilità non è più periferica. Tocca infrastrutture, mobilità, comunicazione pubblica.
Nello stesso giorno il Cremlino revoca l’accredito a diversi media stranieri per la parata del 9 maggio, compresi ARD, ZDF, Sky, AFP, Rai e NHK.
È un gesto simbolico: la grande liturgia della Vittoria deve essere raccontata solo entro un perimetro controllato.
Anche GitHub comincia a funzionare peggio in Russia; OONI [Open Observatory of Network Interference, Osservatorio aperto sulle interferenze di rete] registra un aumento delle connessioni fallite e anomale, mentre il Roskomnadzor [Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, delle tecnologie dell’informazione e dei mass media] non blocca formalmente l’intera piattaforma ma aumenta il numero delle singole pagine interdette.
Il Ministero della Giustizia aggiorna il registro degli “agenti stranieri” inserendo, fra gli altri, il filosofo Michail Epstein, lo scrittore Igor’ Efimov e il sito Cyprus Daily News. In un solo giorno si vedono già tre piani del controllo: la memoria pubblica, l’accesso alle piattaforme digitali, la stigmatizzazione amministrativa delle persone e dei media.
Il 9 maggio la parata della Vittoria espone la nuova architettura simbolica del potere. Per la prima volta sulla Piazza Rossa sfilano militari della Corea del Nord che hanno combattuto nella regione di Kursk.
Accanto a Putin viene fatto sedere Leonid Ryžov, partecipante alla guerra contro l’Ucraina, e non un veterano della Seconda guerra mondiale.
La tecnica militare è assente, sostituita da un filmato con droni e sottomarini nucleari.
Nel discorso ufficiale, Putin collega l’impresa della generazione dei vincitori ai combattenti di oggi e indica come nemico “l’intero blocco NATO”. Alla vigilia, nel centro di Mosca, era stato disattivato Internet mobile.
L’uso politico della memoria appare ancora più netto nello stesso giorno, a San Pietroburgo, dove l’ottantacinquenne Ljudmila Vasil’eva, sopravvissuta all’assedio di Leningrado, viene fermata presso il Sasso delle Solovki dopo aver mostrato un cartello con la scritta: “Non coprite i vostri crimini con la Vittoria del popolo”.
La memoria ufficiale della Vittoria diventa uno spazio chiuso: può essere venerata, ma non interrogata. A Kemerovo, durante il corteo del “Reggimento immortale”, una giornalista si rivolge alla madre di un soldato disperso definendo la sua presenza con la fotografia del figlio una “doppia festa”.
Il frammento viene poi tagliato dalla registrazione.
La retorica patriottica, a forza di ripetersi, finisce per non saper più distinguere lutto e celebrazione.
Il 10 maggio la repressione scende al livello dei simboli minimi. A Chabarovsk Zigmund Chudjakov viene arrestato per una maglietta con il ritratto di Boris Nemcov; a Jakutsk Artur Dron viene fermato per una maglietta con la scritta “Libertà per Udal’cov”.
Nello stesso giorno il Ministero dell’Istruzione approva una concezione di “educazione storica” per asili, scuole, college e università. L’obiettivo dichiarato è formare un’identità civica panrussa, attraverso iniziative sulla Grande Guerra Patriottica e sulla memoria dei partecipanti alla guerra in Ucraina.
Dal nuovo anno scolastico arriva anche la materia “Cultura spirituale e morale della Russia”, mentre si riducono le ore di inglese. L’istruzione diventa spazio di disciplina patriottica. Perfino l’espressione “valutazione critica dell’informazione” viene assorbita nel contrasto alla “falsificazione della storia”.
Il capo del Consiglio per i diritti umani, Valerij Fadeev, consiglia intanto di rivolgersi all’FSB o alla procura in caso di dubbi quando si citano università occidentali dichiarate “indesiderate”, come Yale, Stanford e Berkeley. La citazione bibliografica diventa potenziale rischio amministrativo.
L’11 maggio un’inchiesta rivela che almeno 50 miliardi di rubli sono stati spesi per la preparazione militare degli studenti: centri “Avangard”, centri “Voin”, addestramento con armi, droni, tattica e assistenza sul campo di battaglia. Dal 1° settembre 2023 i raduni militari sono parte obbligatoria del corso “Fondamenti della sicurezza e della difesa della Patria”. Genitori e studenti parlano di pressioni e difficoltà a rifiutare.
La scuola non prepara più solo cittadini: prepara corpi disponibili alla guerra.
Il 12 maggio il Rosmolodëž’ [Agenzia federale per gli affari giovanili] annuncia una piattaforma digitale da quasi 100 milioni di rubli per comunicare con adolescenti e giovani attraverso messenger e chatbot.
Il linguaggio ufficiale parla di sostegno “empatico e personalizzato”, di “sviluppo morale e spirituale”, di aiuto nelle situazioni di vita. La struttura, però, prevede conservazione centralizzata dei dati, monitoraggio e controllo. Lo Stato non si limita a educare: vuole ascoltare, archiviare, interpretare vulnerabilità e domande.
Lo stesso giorno la Procura generale chiede di confiscare all’ex primo vice ministro della Difesa Ruslan Calikov beni per oltre 5,5 miliardi di rubli: immobili, terreni, conti, attività legate agli appalti militari.
Calikov era uno dei più vicini collaboratori di Sergej Šojgu. Nei giorni successivi il tribunale confermerà la confisca.
Il caso è parte di una più ampia decomposizione del vecchio apparato militare: dopo l’arrivo di Andrej Belousov al Ministero della Difesa, almeno 19 alti funzionari del dicastero diventano imputati in procedimenti penali.
La guerra non cancella la corruzione; la rende più visibile, più pericolosa per gli equilibri interni, più utile nelle lotte di potere.
Sempre il 12 maggio piattaforme come Litres e Ozon cominciano a marcare libri per bambini — dal “Coccodrillo Gena” al “Vecchio Chottabyč”, dallo “Hobbit” a “Peter Pan” — con avvertenze sulla droga.
Nei giorni successivi lo stesso accade a libri di cucina e classici.
La legislazione sulla “propaganda” produce un universo grottesco, dove formule fiabesche, pozioni e lessico fantastico possono essere trattati come deviazioni normative.
Il controllo non è solo politico: diventa semantico, preventivo, ridicolo e proprio per questo invasivo.
Il 14 maggio la FSIN [Servizio federale per l’esecuzione delle pene] riconosce per la prima volta che il crollo del numero dei detenuti è legato alla possibilità di firmare un contratto con il Ministero della Difesa e partire per la guerra.
Dai circa 465 mila detenuti di fine 2021 si è scesi a circa 282 mila. Le autorità avevano parlato di “umanizzazione” del sistema penale; ora emerge una spiegazione più concreta: le colonie sono state anche svuotate per alimentare il fronte.
Nello stesso giorno Jana Lantratova viene nominata nuova difenditrice civica per i diritti umani. La sua biografia politica comprende restrizioni ai videogiochi, lotta alla “propaganda LGBT”, sostegno alle leggi sui “fake” sull’esercito, visite nei territori occupati e accuse ucraine di coinvolgimento nella deportazione forzata di bambini.
La figura istituzionale chiamata a tutelare i diritti appare così integrata nel linguaggio securitario del potere.
Il 15 maggio emerge il mercato della mobilitazione.
Secondo “Važnye istorii” [Storie importanti], le regioni russe hanno già speso almeno 7,7 miliardi di rubli in bonus per chi recluta contrattisti. In alcune aree si promettono più di 500 mila rubli per ogni uomo portato alla guerra; possono ricevere denaro non solo privati cittadini ma anche dipendenti di amministrazioni, polizia, FSIN e FSB.
La mobilitazione diventa economia locale. Intanto il VCIOM registra una risalita dei rating di Putin dopo un cambio di metodologia dei sondaggi, mentre il generale Aleksandr Lapin, criticato in passato da Prigožin e Kadyrov per fallimenti militari, può passare alla Duma e guidare la commissione Difesa.
Il governatore di Vologda propone di celebrare i partecipanti alla SVO [“operazione militare speciale”] alla pari dei veterani della Grande Guerra Patriottica: il combattente in Ucraina viene presentato come nuova élite morale.
Dal 16 al 18 maggio la cronaca mostra una società costretta a normalizzare l’anomalia. A Mosca l’attore Aleksandr Anisimov viene fermato e multato per aver letto Esenin davanti alla sala di ricevimento dell’amministrazione presidenziale durante un’azione animalista.
Il progetto ecologista “Zemlja kasaetsja každogo” [La Terra riguarda tutti] sospende di fatto il lavoro dopo che l’associazione “Ochrana prirody” [Tutela della natura] viene riconosciuta “agente straniero”.
In Cabardino-Balcaria decine di persone ricevono avvertimenti delle forze dell’ordine contro la partecipazione alla marcia in memoria delle vittime della guerra del Caucaso. A San Pietroburgo vengono fermati tre responsabili dell’ensemble infantile crimeano-tataro “Nefes” perché, durante una fotografia presso la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, avevano con sé la bandiera dei tatari di Crimea, ufficialmente non vietata.
Nel frattempo il progetto “Veter” [Vento] riferisce che almeno 319 militari russi gravemente feriti sono stati rimandati al fronte senza aver concluso cure e riabilitazione; in oltre l’80% dei casi si parla di coercizione.
A Belgorod vengono sospesi i risarcimenti per le automobili danneggiate dai bombardamenti: più di 15 mila veicoli colpiti dall’inizio della guerra, ma il fondo è vuoto.
A Perm’ sacerdoti percorrono la città con l’icona della Madre di Dio “Permskaja” per pregare contro la minaccia dei droni, come durante la pandemia avevano pregato contro il Covid.
La Russia tecnologica dei droni convive con la Russia liturgica delle processioni difensive, con la Russia amministrativa dei fondi esauriti e con la Russia coercitiva dei feriti rimandati a combattere.
Il 19 maggio la dimensione digitale torna centrale.
Un’analisi del file APK del messenger statale Max rivela funzioni di raccolta dati e possibile sorveglianza: accesso a contatti e applicazioni installate, registrazione audio, screenshot, cancellazione di messaggi, geolocalizzazione, identificazione vocale, trasmissione senza crittografia end-to-end.
L’app, sviluppata da VK su incarico delle autorità, viene promossa amministrativamente, mentre WhatsApp e Telegram sono bloccati o limitati. Nello stesso giorno il deputato comunista Renat Sulejmanov dichiara che l’economia non reggerà una guerra prolungata, poiché circa il 40% del bilancio federale va ormai a difesa e sicurezza. A Voronež l’attivista Kirill Derevskij denuncia torture con elettroshock e percosse dopo un’irruzione delle forze dell’ordine a un incontro di urbanisti. A San Pietroburgo reparti per feriti della guerra contro l’Ucraina funzionano in molti grandi ospedali civili.
Il 20 maggio la propaganda entra ancora nella scuola e nella politica. L’attore Dmitrij Djužev, sostenitore attivo della guerra, si registra alle primarie di “Edinaja Rossija” [Russia Unita] a Mosca.
Un nuovo manuale scolastico di scienze sociali per la nona classe, curato da Dmitrij Medvedev, mostra una carta della Russia che include Kherson e l’intera regione di Zaporižžja, comprese aree non controllate dall’esercito russo.
La Russia viene descritta come “leader del nuovo ordine mondiale”, mentre social e app di messaggistica appaiono come potenziali minacce.
In un college di Krasnojarsk studentesse vengono invitate a entrare nelle unità di BPLA [droni], con requisiti di età tra 18 e 34 anni, assenza di figli e assenza di condanne. Il corpo femminile viene evocato insieme come risorsa militare e come futuro riproduttivo.
Il 21 maggio un militare russo, Artëm Lipezin, viene condannato a cinque anni di colonia per essersi sparato due volte a un piede con un AK-12 allo scopo di evitare il ritorno nella zona dei combattimenti.
“Rostelekom” presenta “Lešij connect”, sistema per gestire da remoto router e modem domestici di milioni di utenti.
Rosfinmonitoring [Servizio federale per il monitoraggio finanziario] inserisce l’oppositore Vladimir Milov nell’elenco di “terroristi ed estremisti”. A Belgorod un uomo viene multato di 50 mila rubli per un’immagine satirica di Putin con tatuaggi carcerari pubblicata su Telegram.
La rabbia sociale appare anche nei commenti al post di compleanno della figlia di Šojgu: accuse di furto, corruzione, responsabilità per la guerra.
Il 22 maggio Bloomberg scrive che nell’élite russa cresce l’inquietudine per il protrarsi della guerra: alcuni funzionari ritengono il conflitto in un vicolo cieco, mentre Putin vorrebbe chiuderlo entro la fine del 2026 solo a condizioni presentabili come vittoria.
Il FOM [Fond obščestvennoe mnenie, Fondazione opinione pubblica], vicino al Cremlino, registra un calo dell’approvazione di Putin al 71%, mentre il VCIOM, dopo un cambio di metodologia, presenta dati opposti.
A San Pietroburgo agli alunni dell’ottava classe viene assegnato un compito obbligatorio sui droni: classificazione, struttura, modelli, uso pratico e basi di programmazione.
All’Istituto di filosofia della RAN [Accademia russa delle scienze] si svolgono perquisizioni in un procedimento per frode legato al progetto “Nasledie Aristotelja” [L’eredità di Aristotele], finanziato con circa 52 milioni di rubli. Anche la scienza umanistica viene trascinata dentro un clima investigativo.
Il 23 maggio Garri Kasparov viene dichiarato ricercato internazionale dalla Russia, con accuse in contumacia di “giustificazione del terrorismo” e violazione della legislazione sugli “agenti stranieri”.
A Kaliningrad, sugli schermi delle fermate degli autobus, viene trasmesso un servizio con immagini dell’arresto dell’avvocata Marija Boncler, accusata di tradimento di Stato.
Boncler, nota per aver difeso prigionieri politici e imputati in procedimenti contro la guerra, è in SIZO [centro di custodia cautelare] da circa un anno e soffre di malattie croniche. La difesa sostiene che a comunicare con lei fingendosi agente ucraino fosse un dipendente dell’FSB.
Apple comunica di aver rimosso dall’App Store russo, su richiesta del Roskomnadzor, 1213 applicazioni nel 2025, probabilmente soprattutto VPN.
Il Rospotrebnadzor [Servizio federale per la tutela dei diritti dei consumatori e del benessere umano] vieta vini, cognac e acqua minerale armeni, mentre i rapporti fra Mosca ed Erevan peggiorano.
A Cannes “Minotavr” di Andrej Zvjagincev riceve il Grand Prix; dal palco il regista si rivolge a Putin e gli chiede di fermare la guerra.
Il 24 maggio la reazione russa al discorso di Zvjagincev arriva subito: Vitalij Borodin propone di riconoscerlo come “agente straniero”.
A San Pietroburgo un artista del Teatro Mariinskij spara dalla finestra con una pistola pneumatica contro un bambino di undici anni che suonava il sassofono in strada, ferendolo al volto.
Vengono annunciate azioni mondiali in memoria di Aleksej Naval’nyj per il 4 giugno. Fuori dalla Russia, la presidente del parlamento serbo Ana Brnabić dichiara che la Russia non è un Paese “fratello” e definisce la guerra contro l’Ucraina “un puro atto di aggressione”; Macron telefona a Lukašenko e lo invita a non intervenire nella guerra russa.
Anche l’ambiente internazionale più vicino a Mosca comincia a mostrare crepe e distanze.
Il 25 maggio OONI registra il peggioramento dell’accesso in Russia alle principali piattaforme di gioco e ai siti degli sviluppatori: Steam, Xbox, PlayStation, Epic Games, Origin, Electronic Arts, Blizzard.
In Tatarstan viene preparato un disegno di legge per multare le aziende che non rispettano le quote di assunzione dei partecipanti alla guerra. Dal Ministero della Difesa se ne va Oleg Savel’ev, primo vice nominato dopo l’arrivo di Belousov.
In Repubblica Ceca viene fermato il metropolita Ilarion, Grigorij Alfeev, già uno dei più influenti gerarchi della Chiesa ortodossa russa e vicino a Kirill: nella sua auto sono trovati contenitori con una sostanza bianca, poi riconosciuta come droga.
Putin firma la legge che consente di usare l’esercito per proteggere cittadini russi fermati all’estero in base a decisioni di tribunali stranieri o internazionali. Quasi tutta la Russia centrale viene chiusa alla piccola aviazione e ai business jet, ufficialmente per la minaccia dei droni.
Il 26 maggio il Roskomnadzor multa 85 operatori di telecomunicazioni per non aver trasmesso dati sugli indirizzi IP degli utenti: ufficialmente servono contro cyberattacchi e DDoS, ma possono anche individuare l’uso di VPN.
Il direttore dell’FSB Aleksandr Bortnikov parla di “laboratori digitali” occidentali nei Paesi della CSI, accusati di raccogliere dati sociali e usare l’intelligenza artificiale per influenzare l’opinione pubblica.
Nel caso della giornalista Marija Ponomarenko, un dipendente della FSIN ammette di aver usato la forza contro di lei, sostenendo però di voler prevenire un suicidio; Ponomarenko racconta di essere stata premuta contro un tavolo, gettata a terra, schiacciata con un ginocchio e tirata per i capelli.
Il VCIOM registra il livello più alto di umori di protesta dall’inizio della guerra: il 14% degli intervistati dice che probabilmente parteciperebbe a proteste contro il calo del tenore di vita e in difesa dei propri diritti. Il tribunale rifiuta di esaminare il reclamo della moglie di Azat Miftachov contro l’inerzia dell’inchiesta sulle torture denunciate dal prigioniero politico. Si scopre inoltre che Andrej Kijco, il “maniaco di Sosnovo”, condannato per omicidi e stupri, era stato mandato in guerra con un contratto del Ministero della Difesa ed è poi fuggito da un ospedale militare.
Il 27 maggio il Mincifry [Ministero dello Sviluppo digitale] amplia l’elenco dei dati che gli operatori devono fornire alle strutture di forza: passaporti, indirizzi, INN [codice fiscale], coordinate bancarie, IP, domini, login, geolocalizzazione e altre informazioni tecniche.
A Mosca Ksenija Belousova viene condannata a più di tre anni di colonia per un video con un narghilè su un kulič [dolce pasquale ortodosso], accusato di “offendere i sentimenti dei credenti”.
La polizia ucraina diffonde nuovi dettagli sulla morte della giornalista Viktorija Roščyna, detenuta in Russia: frattura dell’osso occipitale, testimonianze di pestaggi, scosse elettriche, ferite da coltello, condizioni disumane e pressioni perché cantasse l’inno russo.
l corpo viene restituito all’Ucraina senza occhi, cervello e parte della laringe, indicato dalla parte russa come “uomo non identificato”.
I canali Telegram russi perdono quasi metà delle visualizzazioni dopo le restrizioni al messenger.
La Russia firma un accordo di cooperazione tecnico-militare con i talebani.
La famiglia Matvienko fa causa al giornalista italiano Massimiliano Coccia per un’inchiesta sui beni europei della famiglia: non è l’applicazione diretta della legge russa all’estero, ma un uso transnazionale degli strumenti giudiziari per fare pressione su chi indaga sui patrimoni delle élite.
Il 28 maggio la CIK [Commissione elettorale centrale] comincia a dismettere i KOIB [scanner per schede elettorali], ufficialmente per usura, sanzioni e sicurezza; secondo fonti di “Vedomosti”, nel 2026 le elezioni potrebbero svolgersi senza questi sistemi automatizzati.
A Nižnij Novgorod un drone o suoi frammenti danneggiano il tetto del tribunale regionale; poco dopo viene annunciata nella regione la creazione di un “ministero per la protezione degli obiettivi”.
SHAMAN pubblica un videoclip in cui immagini generate dall’intelligenza artificiale di emigrati e “agenti stranieri” russi — Zemfira, Jurij Dud’, Noize MC, Oxxxymiron, Chodorkovskij e altri — cantano la sua canzone “Rossija — mama”.
Il Rossel’choznadzor [Servizio federale per la sorveglianza veterinaria e fitosanitaria] annuncia nuove restrizioni su ortaggi e fragole dall’Armenia.
In Francia vengono sequestrati conti collegati alla vendita di una villa in Costa Azzurra che gli investigatori sospettano appartenga occultamente alla vicepremier Tat’jana Golikova e al marito Viktor Christenko. Alle imprese russe viene permesso di acquistare armamenti antiaerei per difendersi dai droni. Un’inchiesta racconta che Putin e Kabaeva spendono centinaia di migliaia di dollari l’anno per governanti stranieri destinati ai figli, educati in inglese e tedesco come “europei colti”.
Il 29 maggio un drone russo entra nello spazio aereo romeno durante un attacco contro l’Ucraina e cade sul tetto di una casa a Galați, ferendo due persone.
Bucarest definisce l’episodio una grave escalation, informa UE e NATO, chiede sistemi anti-drone, poi annuncia la chiusura del consolato russo a Costanza e dichiara persona non grata il console generale.
Nello stesso giorno droni colpiscono la regione di Volgograd e la regione di Jaroslavl’. In decine di regioni russe, dalla Russia centrale agli Urali, viene dichiarato il pericolo missilistico; in alcune città si fermano i trasporti pubblici e bambini degli asili vengono evacuati nei rifugi.
Il Ministero della Giustizia aggiorna ancora il registro degli “agenti stranieri”, includendo la scrittrice El’vira Barjakina, Inna Kuročkina e il politologo Andrej Nikulin.
Il 30 maggio la Russia richiama a Mosca per consultazioni l’ambasciatore in Armenia Sergej Kopyrkin, motivando la decisione con l’avvicinamento di Erevan all’Unione Europea.
Dopo l’avvio del percorso di adesione dell’Armenia all’UE e la presenza di Zelens’kyj a Erevan, Mosca intensifica la pressione politica ed economica: Putin, Lukašenko, Tokaev e Žaparov chiedono all’Armenia di scegliere tra UE ed EAÈS [Unione economica eurasiatica], mentre le autorità russe minacciano di rivedere le forniture di gas e petrolio.
Secondo “Važnye istorii”, almeno 17 candidati alle primarie di “Russia Unita” si sarebbero attribuiti falsamente lo status di partecipanti alla SVO per ottenere un vantaggio interno del 25% dei voti.
Alcuni appartenevano al distaccamento “Kaskad”, usato da funzionari e deputati per risultare al fronte restando nelle retrovie. Il Roskomnadzor blocca sulle piattaforme russe “Spjaščaja krasavica” [La bella addormentata] di Noize MC contro Guf.
Il Wall Street Journal scrive del programma statale russo contro l’invecchiamento, avviato dal Cremlino nel 2024 per 26 miliardi di dollari e curato dalla figlia di Putin Marija Voroncova e dal capo dell’Istituto Kurčatov: terapia genica, biostampa di organi, coltivazione di organi umani in mini-maiali.
Al cimitero Borisovskoe di Mosca si svolge una panichida, rito ortodosso di commemorazione dei defunti, per Aleksej Naval’nyj; la celebra il sacerdote Dmitrij Safronov, già colpito da divieto di ministero per precedenti funzioni in memoria dell’oppositore.
Il 31 maggio droni attaccano infrastrutture petrolifere in tre regioni russe. A Saratov brucia il parco serbatoi della raffineria Rosneft’: secondo Astra è almeno il sedicesimo attacco contro l’impianto dall’inizio della guerra. Nel distretto di Matveevo-Kurgan, nella regione di Rostov, si incendia un deposito di carburante per imprese agricole, con evacuazione degli abitanti vicini. Nel distretto di Uržum, nella regione di Kirov, viene colpita la LPDS “Lazarevo” [stazione lineare di produzione e dispacciamento], su un oleodotto magistrale di Transneft’. Anche lì scoppia un incendio, senza feriti dichiarati.
Maggio 2026 mostra così una Russia in cui il confine fra fronte e vita quotidiana si è quasi dissolto.
La guerra entra nelle scuole, nei tribunali, nei telefoni, nei bilanci regionali, nella cultura, nella Chiesa, nei registri degli “agenti stranieri” e perfino nei corpi dei detenuti e dei soldati feriti.
Il potere continua a presentarsi come compatto e vittorioso, ma la cronaca restituisce un Paese più fragile, sorvegliato e nervoso: infrastrutture vulnerabili, élite sotto pressione, repressione crescente e società costretta a vivere dentro una mobilitazione permanente.
La domanda non è più soltanto quanto durerà la guerra contro l’Ucraina, ma quanto profondamente essa avrà trasformato la Russia stessa.








