Scoppia la rivolta dei fenicotteri in Albania: il prezzo verde dell’integrazione europea

rivolta-fenicotteri-albania-integrazione-europea — fenicotteri nella laguna costiera albanese di Zvërnec, simbolo della protesta ambientale
Sara Gilardi
11/06/2026
Frontiere

Ogni giorno alle 18:00 in punto, cittadini e cittadine albanesi scendono in piazza, in quella che è stata già ribattezzata come la rivoluzione dei fenicotteri, al grido di frasi come: “L’Albania non si vende” e “Edi Rama e Sali Berisha in carcere”, puntando il dito non solamente contro l’attuale Premier albanese ma contro un generico sistema di corruzione che ha radici ben più profonde.

Il Paese, inoltre, è tra i principali candidati al processo di integrazione europea, di fatto, secondo lo stesso Premier Rama, l’Albania entrerà nell’Ue entro il 2030. La Commissione Europea, attraverso il suo portavoce, ha espresso forti preoccupazioni, suggerendo al Paese di “astenersi da azioni” che potrebbero interrompere bruscamente o rallentare il percorso di adesione.

Il resort estivo dei magnati statunitensi: un posto al sole strategico

La domanda risulta inevitabile: per quale motivo la cittadinanza albanese è da innumerevoli giorni a manifestare in piazza? Tutto nasce da una parentesi vacanziera: Jared Kushner, imprenditore e politico statunitense, nonché genero di Donald Trump, assieme alla moglie, Ivanka Trump, si trovarono a nuotare nel mare di un’incontaminata isola albanese, rimanendone affascinati.

Da tale circostanza, nasce l’idea di costruire una catena di resort turistici dall’ammontare di circa 1.4 miliardi di euro, nell’area Pishë Poro-Nartë a Zvërnec: la goccia che ha fatto traboccare il vaso però, è il cosiddetto progetto “Penisola di Zvërnec”. Quest’ultima, infatti, oltre ad essere considerata una riserva naturale di grande valore, ha, al suo interno, circa 200 specie di uccelli, tra i quali i celebri fenicotteri, divenuti il simbolo della protesta.

Gli interventi all’interno di queste aree sono iniziati dal mese di Aprile: nelle spiagge presso il delta del fiume Vjosa, bulldozer e recisioni, hanno reso inaccessibili tali aree alla cittadinanza del posto.

“Giù le mani dall’Albania”

L’evento scatenante è stato esattamente il 30 maggio quando, centinaia e centinaia di persone si sono riunite di fronte alle recinsioni presso l’isola di Svernzez, chiedendo maggiore trasparenza e coinvolgimento decisionale popolare nelle scelte che impattano, come questa, in maniera rilevante sulla tutela del patrimonio e della biodiversità albanese.

Tali proteste però, sono state represse in modo estremamente violento da parte degli agenti di sicurezza sul posto, di fronte all’indifferenza delle forze di polizia.


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Integrazione UE al bivio: il richiamo del Presidente Costa

A seguito di un colloquio tra il Premier albanese Edi Rama e il Presidente del Consiglio Europeo António Costa, quest’ultimo ha sottolineato che: “Non si tratta solo di tradurre in albanese il diritto comunitario, ma anche di implementarlo”, testimoniando un continuo dialogo e contatto con la società e le autorità albanesi.

Più “infuocata” la risposta del Premier albanese, che, alle accuse di una mancata rendicontazione pubblica e assenza di trasparenza dal punto di vista decisionale, controbatte sostenendo che il progetto sia privato e che concorre ad aumentare gli introiti dell’economia albanese in vista di un imminente ingresso nell’Ue (di questa posizione è anche Salì Berisha, leader del Partito Democratico d’Albania).

Il riferimento della Commissione Europea è relativo al capitolo 27 del processo di adesione all’Unione Europea, riguardante l’ambiente ed il cambiamento climatico.

Nel frattempo, lo “Spak” ossia l’organo speciale anticorruzione albanese, ha annunciato una nuova indagine in merito alle leggi adottate dal Governo Rama in materia di aree protette e tutela della biodiversità. In particolare, sotto la lente di ingrandimento dello Spak, ci sarebbero le modifiche apportate alla legge albanese risalente al 2024 che hanno eliminato le tutele nei confronti degli ecosistemi di lunga data.

In particolare, è proprio la Commissione Europea a richiedere non solo di abrogare le disposizioni incompatibili, ma di porre fine alla legislazione del 2015 riguardante gli investimenti strategici. Nel rapporto annuale dell’Unione Europea sullo stato di integrazione dei paesi candidati, da Bruxelles sono arrivate forti preoccupazioni per l’approvazione di un emendamento alla già citata legge del 2015, che introduceva deroghe speciali per investimenti pari o superiori a 50 milioni di euro.

Questa annessione “s’ha da fare”?

Come è noto, il processo di integrazione all’interno dell’Unione Europea è assai complesso e articolato: vi sono 35 capitoli, suddivisi in sei ambiti generali e a ciascun Paese candidato è richiesto di adeguarsi a determinati standard riguardanti: democrazia, relazioni esterne ed anche e soprattutto, come in questo caso, politiche ambientali ed economiche.

Tra i paesi dei Balcani Occidentali che sono in stato avanzato delle trattative, vi è sicuramente il Montenegro in prima posizione, candidato dal 2010 e, dallo scorso aprile, nella fase di scrittura del trattato di adesione all’Unione Europea. Al secondo posto però, vi è proprio l’Albania del Governo Rama: candidata dal 2014, ha aperto le trattative sui sei ambiti generali.

Il già citato rapporto UE risalente al 2025 parla chiaro: sebbene l’Albania stia facendo dei progressi dal punto di vista giudiziario, grazie anche all’operato dello Spak, vi sono ancora una serie di capitoli lacunosi. Tra questi, assieme al capitolo 27 relativo per l’appunto ad ambiente e cambiamenti climatici, vi è il anche il Capitolo 24, riguardante “giustizia, libertà e sicurezza”: l’Unione Europea, infatti, sostiene che in Albania ancora vi sono delle forti problematiche legate alla libertà dei media, alla tutela dei diritti di proprietà e alla corruzione a livello giudiziario, tutt’altro che risolti.

La “rivoluzione dei fenicotteri” lancia quindi un monito al governo Rama, colto con favore da Bruxelles: se si vuole procedere con l’annessione dell’Albania all’Unione Europea, questa deve inevitabilmente passare per il rispetto delle comunità locali e per le aree che rientrano pienamente nel patrimonio della biodiversità albanese.