Rescue team, la solidarietà che diventa comunità

Nanni Schiavo
03/04/2026
Poteri

Dalle prime missioni tra Mykolaiv e Kherson alle evacuazioni dei civili a Kharkiv, fino al progetto di un food truck solidale: un’associazione italiana dalla parte dei civili dell’Ucraina.

“Se la solidarietà è una minaccia, noi rispondiamo con un’associazione.”

In questa frase c’è già tutta la storia di Rescue Team: una comunità nata per portare un aiuto concreto nelle crisi umanitarie, in Ucraina come in Siria, che unisce soccorso, evacuazioni, supporto alla ricostruzione e formazione dei volontari per costruire legami forti con le comunità minacciate.

Ne parliamo con Ludovico Gualano, 31 anni, Presidente dell’associazione Rescue Team. Le prime missioni risalgono al 2023, tra Mykolaiv e Kherson, dove è già impegnato nel sostegno ai civili e alla ricostruzione. Nel 2024 poi l’attenzione si concentra sulle evacuazioni intorno a Kharkiv, dove portano a termine centinaia di interventi.

È allora che la solidarietà diventa anche esposizione. Al ritorno dall’Ucraina, Ludovico scopre di essere stato raggiunto da un mandato d’arresto emesso da una sedicente autorità della Federazione Russa nella regione di Kharkiv per le sue attività di evacuazione. Non solo, compaiono su canali russi fotografie scattate in Italia di un incontro pubblico di presentazione del progetto. Così nasce Rescue Team: una risposta organizzata, comunitaria, a chi prova a trattare l’aiuto ai civili come una minaccia.

Oggi l’associazione ha sede a Cassina de’ Pecchi, nel Milanese, e continua a presentarsi come una rete aperta, costruita insieme a volontari, cittadini e realtà del territorio. In questo tessuto entra anche il sostegno della comunità locale, compreso il birrificio La Spilleria, che ha scelto di sostenerli producendo la Rescue Beer.

Ma la storia di Rescue Team non è fatta solo di belle notizie. “Abbiamo perso due ragazzi”, racconta Ludovico. Marharyta, tra le prime ragazze a lavorare con loro a Kherson, si arruola poi nel 2025 e cade in battaglia ad aprile nella zona di Lyman. Ancora Slava, volontario di Kharkiv impegnato nelle evacuazioni, viene colpito da un drone vicino a Kostyantynivka il 25 dicembre.

Intanto, spiega ancora Ludovico, l’attenzione pubblica sulla guerra in Ucraina si è abbassata. Per una realtà che vive di donazioni spontanee significa meno risorse e una difficoltà crescente nel tenere insieme presenza sul campo e raccolte fondi in Italia.

Il loro lavoro aspira ad essere una risposta continua ai bisogni più urgenti prodotti dalla guerra. Da questa necessità nasce il progetto di un forno sociale per Kharkiv, una città che ospita almeno 200 mila sfollati interni e che vive sotto attacco costante.

L’idea iniziale è semplice: offrire pane, pasti, lavoro e un punto di aggregazione capace di tenere insieme le persone. Ma è proprio la realtà di Kharkiv che costringe a ripensare il tutto, se le panetterie si trovano a interrompere la produzione per mancanza di elettricità dovuta ai continui attacchi alla rete elettrica, legare il progetto a uno spazio fisico diventa un limite più che una soluzione.

Così il progetto del forno sociale si adatta, cambia forma, e diventa un food truck. Una cucina da campo mobile capace di andare dove c’è bisogno. Una tavola condivisa che diventa sostegno materiale, occasione di impiego e spazio di comunità.

Oggi è possibile sostenere Rescue Team con una donazione una tantum o sottoscrivendo una donazione ricorrente. Direttamente sul loro sito.

Rescue Team nasce qui: nel punto in cui la guerra prova a spezzare i legami e qualcuno decide invece di organizzarli. Dalle missioni di evacuazioni, fino al food truck per una città ferita, l’associazione porta avanti una forma concreta di resistenza civile. Quando l’attenzione cala e i fondi a disposizione si assottigliano, la solidarietà smette di essere un proclama e torna a essere una scelta quotidiana, fatta da persone come Ludovico e gli altri ragazzi di Rescue Team.