Guida alla deradicalizzazione del dibattito partendo dall’assassinio di Kirk
Nel giro di pochi mesi gli Stati Uniti sono stati sconvolti da due eventi di altissimo rilievo che pongono luce su una polarizzazione politica sempre crescente. Per la prima volta nella storia New York, una delle città più importanti del mondo e simbolo della potenza americana, sceglie un sindaco che tutto incarna tranne che il simbolo di americanità. Può piacere come non piacere, fatto sta che Mamdani ha vinto proponendo un messaggio di totale rottura e rinnegazione del classico modello americano. Pochi mesi prima di ciò, un altro evento di altissima magnitudo ha sconvolto la comunità americana così come il mondo conservatore anche in Europa: l’assassinio politico del repubblicano Charlie Kirk, noto influencer repubblicano, attivo soprattutto nel mondo dei campus universitari. Kirk, noto per le sue posizioni rigidamente conservatrici- ma non sovversive- ormai da anni era al centro della macchina della diffamazione e della delegittimazione che lo voleva come estremista e suprematista bianco.
L’atto di delegittimazione diventa particolarmente pericoloso quando ciò avviene attraverso la lente dell’estremismo. Infatti, divideremo questa categoria secondo tre criteri, da un lato il posizionamento storico dell’idea politica, dall’altro l’inclinazione alla sovversione e infine l’attitudine al fondamentalismo (falsificazione e violenza) dell’idea in questione.
Questa opera di categorizzazione serve, nel suo piccolo, a cercare di deradicalizzare il dibattito politico, composto quasi irrimediabilmente di contrapposizione tra fazioni e non tra progetti.
Quindi cerchiamo di capire: cos’è l’estremismo?
Posizionamento storico: sotto quest’ottica, per estremista si intendono quel set di idee e di attitudini contraddistinte da un posizionamento statistico definito come outliers, cioè in sostanza una devianza isolata dalle misure di tendenza centrale di media, mediana o rappresentate in regressione: l’inverso degli outliers sono ovviamente le posizioni definite come “buon senso” o “senso comune”. In Italia, outliers possono essere definiti ad esempio i partiti sovversivi extra-parlamentari per due motivi, uno perché rappresentano appunto degli outliers, ovvero delle sparute minoranze che rappresentano poco più che se stessi, e l’altro motivo è l’aspetto della sovversione.
Sovversione: Infatti, oltre ad un criterio meramente quantitativo come quello statistico, per “estremista”, nel linguaggio comune, si fa riferimento ad una persona con idee sovversive, cioè atte non a cambiare il sistema politico istituzionale in cui vive, ma a sradicarlo, distruggerlo e capovolgerlo senza seguire le regole interne del sistema volte riformare se stesso. Ogni istituzione democratica ha dei meccanismi interni che permettono di emendare, modificare e partecipare all’evoluzione politica di una istituzione in modo organico e incanalato. Una persona da tendenze sovversive non solo rifiuta le istituzioni per così e come sono, ma ritiene che queste vadano cambiate con uno sradicamento, venendo quindi meno ai canali istituzionali di modifica, rettifica ed evoluzione del sistema stesso.
Fondamentalismo, inteso come rigetto della ragione e propensione alla violenza: I precedenti due criteri solitamente fanno da pilastro per altre caratteristiche tipiche degli estremisti, tra cui:
– la promozione dell’utilizzo della violenza personale per scopi sociali e collettivi da un lato e
– il rifiuto di utilizzo della ragione dall’altro, vale a dire il rifiuto a confutare e falsificare le proprie opinioni tramite la razionalità e il dialogo; ovviamente dove non arriva la ragione arrivano in ausilio le braccia. In sostanza, si tratta di una persona che non accetta di argomentare la propria idea, non intende cambiarla neanche di fronte all’evidenza ed è propenso all’utilizzo di violenza fisica o verbale qualora si entri in contrasto con le sue idee.
Con tali definizioni date, suona davvero complicato dare dell’estremista a Charlie Kirk.
Probabilmente molti che leggeranno questo articolo si scopriranno essere più estremisti di lui. Infatti, proseguendo con ordine, il posizionamento storico delle idee di Kirk non può dirsi un outliers. Prendiamo in considerazione due dati che valgono a priori da qualsiasi idea Kirk potesse avere:
- Deduttivamente, gli USA sono un sistema de facto bi-partitico, chiunque ne conosca le implicazioni sa che i sistemi bipartitici tendono al centro, non agli estremi. Questo vuol dire che v’è un mutuo riconoscimento della visione collettiva e dell’interesse nazionale che porta i due principali schieramenti a condividere buona fetta del programma elettorale. Kirk era affine ad uno degli schieramenti, quindi il suo posizionamento per definizione non può dirsi estremista.
- Empiricamente, i repubblicani hanno vinto le elezioni democraticamente sia col voto popolare sia col voto federale: le loro idee, giuste o sbagliate che siano, sono le idee della maggioranza dei cittadini americani che si sono espressi nelle urne. Quindi, anche empiricamente, quelle di Kirk non possono essere per definizione idee estremiste. Quelle dei repubblicani possono essere posizioni estreme per un cittadino di Helsinki, o possono essere troppo liberali per un cittadino giapponese: questo è il motivo per cui ognuno vota dove è stato socializzato e dove è cittadino, motivo per cui un texano non può votare a Palermo e un modenese non può votare in Vietnam.
Facendo un breve recap storico:
Bill Clinton:
- 1996: firma l’Illegal Immigration Reform and Immigrant Responsibility Act, che criminalizza l’immigrazione clandestina e rafforza i controlli; parla di “deportation of the aliens”.
- 1993: introduce la politica “Don’t Ask, Don’t Tell”, che obbliga i militari omosessuali a non dichiarare il proprio orientamento.
- 1996: si dichiara contrario ai matrimoni gay e firma il Defense of Marriage Act (DOMA).
Barack Obama:
- 2014: rivendica di aver rafforzato i controlli al confine sud con un numero record di agenti e deportazioni (oltre 2,5 milioni), guadagnandosi il soprannome di “Deporter in Chief”.
- Visto l’altissimo tasso di abbandono della prole – alla radice dei problemi di povertà, criminalità e ghettizzazione dei giovani afroamericani – alla comunità afroamericana Obama ricorda la centralità della responsabilità paterna, affermando che essere uomini non significa solo concepire figli, ma avere il coraggio di crescerli.
Passando al lato sovversivo, non risulta che Kirk – così come i repubblicani – abbiano auspicato di abolire la Costituzione americana, né di abolire le elezioni né tantomeno di costituire uno Stato ombra clandestino. Principalmente per due motivi: i repubblicani ereditano molta della cultura anarco-federalista per cui lo Stato non è un amico, meno ce n’è meglio è. Risulta difficile credere che ne vogliano addirittura fondare un altro clandestino; in secondo luogo perché non ne hanno bisogno poiché oltre che essere attualmente al governo dello Stato stesso, appartengono al primo partito in America e non sono esclusi dal meccanismo elettorale. I repubblicani lavorano normalmente al Congresso e occupano stabilmente da quasi tre secoli tutte le posizioni di governo e Kirk non ha mai avuto nulla da ridire a riguardo. Non sembra risultare agli atti che Kirk abbia inneggiato alla rivoluzione o alla trasgressione dei meccanismi democratici del suo paese.
Terminiamo col fondamentalismo
Cito: “When people stop talking that’s when you get violence, that’s when civil war happens. Because you start to think the other side is so evil and they lose their humanity. We have to start thinking of a society where violence is not an option”. Si può discutere davvero a lungo nel merito delle sue idee, ma se c’è qualcosa su cui non si può discutere è proprio questo aspetto: la pratica democratica. Kirk ha impegnato la sua vita e anche la sua morte per dialogare. Possiamo raccontarci molte cose su di lui, ma ciò per cui è morto non erano solo le sue idee, che abbiamo visto finora non essere idee estremiste, bensì la pratica di esternarle coinvolgendo il pubblico in un dibattito.
Il fondamentalista è colui che in sintesi non accetta la presenza del diverso, in questo caso inteso come idea differente dalla propria. Anche in questo caso è meglio citare per dare un esempio concreto di un botta e risposta con un vero conservatore estremista:
Kirk: cosa ti importa così tanto di quello che fanno nella loro vita privata?
Contestatore omofobo: è contro Dio, quindi tu sei cristiano o no?
Kirk: viviamo in una teocrazia, sì o no? Essere cristiani significa interpretare in modo appropriato ciò che la teologia dice per l’individuo, ma significa anche essere pazienti, indulgenti, amorevoli e gentili. Gesù Cristo parlava con tutti, Gesù Cristo portò avanti il suo ministero attraverso la Giudea e la Samaria, e cenò con gli esattori delle tasse, e cenò con le prostitute, e svolse il suo ministero in ogni parte del Mediterraneo. Essere cristiano, amico mio, significa avere la mente aperta ma essere saldo nella propria fede. Quindi tu puoi avere quella convinzione, ma se affermi che c’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato nel comunicare o nell’associarsi con persone solo perché prendono decisioni personali diverse dalle tue, allora tu, signore, non sei un conservatore. Grazie per essere stato qui stasera.
Un estremista è quasi sempre un fondamentalista, ma cosa più bizzarra è che molti sedicenti moderati sono dei fondamentalisti. Quante persone distinte e perfettamente conformi agli standard sociali conosciamo che non vogliono però sentir ragione? Un gran numero di persone per bene e istruite non accetta il dialogo, non accetta di cambiare idea di fronte all’evidenza e la maggior parte di loro è disposto a termine il confronto con violenza verbale (quando va bene).
Il dialogo è la caratteristica principale della democrazia ed è l’aspetto che tutti noi dovremmo esercitare maggiormente, eppure quasi nessuno lo fa: è bello sentirsi confermati, è brutto quando una argomentazione scomoda ci arriva in faccia distruggendo il nostro bel castello di sabbia.
La predisposizione al fondamentalismo è una caratteristica largamente diffusa in tutti gli spettri politici e a qualsiasi livello socio-economico: il bias di conferma si studia ormai da anni ed è un fatto acclamato che le persone tendono a crearsi delle bolle adornate di proprie convinzioni e guai a chi le scalfisce. Charlie Kirk era la persona che più di tutti ha cercato di distruggere questo bias e di rompere quei muri invisibili che separano le persone. Il tutto dialogando, confrontandosi con chi la pensa diversamente, argomentando con qualsiasi tipo di persona più colta di lui o meno colta di lui, con o senza titolo di studio (egli stesso ne era sprovvisto). Il dialogo con chi la pensa diversamente è il più grande esercizio di democrazia diretta che si possa avere in una democrazia rappresentativa, ed è proprio ciò che più deficita.
Quindi sì, eliminando tutte le fake-news che lo dipingono come un guerrafondaio, razzista, misogino, antisemita e omofobo, ritengo che Kirk possa definirsi ad mani basse un modello, non per le sue idee, ma per il suo operato dialogante ed encomiabilmente democratico.








