Pirlo è uno strumento di Mosca, non può fare il CT della nazionale italiana
«Siamo venuti qui esclusivamente per lo sport e per i bambini. Il calcio ha il potere unico di unire le persone, di superare i confini e di offrire un momento di gioia, soprattutto ai bambini che sognano di diventare calciatori».
Così Andrea Pirlo, nel maggio del 2026, spiegò il senso della sua partecipazione con Marco Materazzi al “Giorno del calcio” di Mosca, organizzato con il coinvolgimento di Fonbet, la società russa di scommesse di cui è global ambassador dal 2025.
L’ex campione e forse neo-allenatore della nazionale italiana di calcio non è il primo a vendere la propria faccia e reputazione alla Russia per normalizzarne e ripulirne l’immagine internazionale e non sarà l’ultimo a giustificare questo servizio in nome dei valori universali dello sport e della fraternità umana, che superano le divisioni della politica.
Certo un ghostwriter più avvertito, cui Pirlo (visto il reddito) potrebbe facilmente rivolgersi, gli avrebbe risparmiato la grottesca evocazione dei bambini per il fiancheggiamento di un regime, che ne ha ammazzati un migliaio in quattro anni di bombardamenti in Ucraina e ne ha rapiti e deportati in Russia dalle zone occupate almeno ventimila: crimine per cui contro Vladimir Putin e la commissaria russa per i diritti dell’infanzia Maria Lvova-Belova è stato emesso un mandato di arresto dalla Corte penale internazionale dell’Aja.
In ogni caso, è evidentissimo che le motivazioni con cui Pirlo e altri suoi illustri compatrioti (da Al Bano a Pupo, a Ornella Muti) giustificano le marchette al regime russo rispondono a una precisa narrativa di Mosca, che vuole salvaguardare in questo modo uno degli strumenti privilegiati della propria guerra ibrida, affidata anche all’arruolamento di testimonial eccellenti di una buona immagine culturale, artistica, religiosa o sportiva della Russia, diversa e migliore di quella che Peskov e Zakharova definiscono “mostrificata” dalla propaganda bellicista occidentale.
Pirlo è insomma uno strumento di influenza russa. Non è una spia. Non ha violato alcuna legge. Non ha fatto niente di segreto. Non ha avuto nessuna esposizione politica. Quindi è ancora più prezioso per Mosca e pericoloso per noi.
Da questo punto di vista, è del tutto irrilevante sapere se il designato ct della nazionale si sia prestato a questa operazione insieme ad altri ex calciatori italiani – Totti, Materazzi – solo per denaro o nella sua scelta vi sia anche una componente ideologico-politica. L’unica cosa rilevante è che ha accettato di diventare uno strumento della guerra ibrida di Mosca, cioè di adempiere a una funzione politica dietro lo schermo della più spergiurata impoliticità.
Tutto ciò premesso, è evidente che la nomina di Pirlo a ct della Nazionale italiana di calcio regala alla Russia un’ulteriore legittimazione. A guidare l’Italia nelle competizioni internazionali da cui la Russia è esclusa sarebbe il testimonial dell’ingiustizia di questa esclusione, l’ambasciatore globale del calcio di un Paese discriminato, un campione simbolo dello sport europeo che combatte per rompere l’isolamento sportivo della Russia…
Non è credibile che ai vertici della Federcalcio nessuno abbia valutato le conseguenze di questa scelta e dunque la sola alternativa è pensare che le abbiano ritenute irrilevanti o che le abbiano giudicate perfino positive: è difficile capire quale delle due possibilità sia la peggiore.
Visto che la politica italiana sembra più interessata a discutere le qualità di Pirlo come allenatore, che il suo status di strumento di influenza di Mosca – i soli a pronunciarsi nettamente contro sono stati Carlo Calenda e Pina Picierno – ora è possibile che la vicenda si concluda a tarallucci e vino, con Pirlo che rinuncia al contratto con Fonbet prima di stipulare quello con la FIGC. Ma sarebbe una soluzione che non risolve nulla, visto che si limiterebbe a traslare la remunerazione dei servizi di immagine da lui resi a Mosca dagli investitori di Fonbet ai contribuenti italiani.








