Peste Putiniana in Italia: mappa, numeri e responsabilità di una guerra ibrida
Alla Camera del Lavoro di Milano l’evento di presentazione del dossier sulla propaganda russa in Italia tra eventi illegali di Russia Today, inerzia istituzionale e resistenza civica.
Il piccolo ritardo che ha preceduto l’inizio dell’evento aveva già riunito tutti i partecipanti nella piazza antistante in un clima piacevole di comunità informata.
A presentare il dossier ci sono Europa Radicale l’Associazione Boristene che promuove iniziative culturali legate all’Ucraina, e la sezione dei Radicali Milano “Enzo Tortora”, un nome un garantismo.
Tra gli ospiti Anna Zafesova che sullo spazio post-societico in Italia è un riferimento, Alessandro Vitale professore alla Statale di Milano, Nataliya Kryvda dell’Università di Kyiv e Mykola Davydiuk autore di “Come funziona la propaganda di Putin”. La moderazione di Federica Valcauda rende tutto un logos organico e tiene insieme il legame tra analisi accademica, giornalismo e testimonianza ucraina.
Nel linguaggio di Europa Radicale la “peste putiniana” è il nome dato a una campagna sistematica di eventi, proiezioni e affissioni che diffondono contenuti di Russia Today in Italia nonostante il divieto imposto dall’Unione Europea dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Non si tratta di singole iniziative isolate, ma di una trama fitta di appuntamenti che spesso vengono presentati come dibattiti culturali o informazione alternativa.
Alternativa a cosa? Vabbè
Il dossier ricorda che il Regolamento UE 2022/350, in vigore dal 1° marzo 2022, vieta non solo la trasmissione dei programmi di RT e Sputnik sul territorio dell’Unione Europea, ma anche qualsiasi attività volta ad aggirare questo divieto includendo chi organizza o ospita eventi che ne rilanciano i prodotti audiovisivi.
La “peste” è la somma di queste violazioni: una malattia dell’ecosistema informativo che si propaga proprio perché le norme vengono sistematicamente ignorate.
Per gli autori del dossier l’Italia è il “ventre molle” dell’Europa. Mentre in altri Paesi membri non si registrano fenomeni paragonabili, i contenuti RT nel nostro Paese continuano a circolare in festival, conferenze e rassegne. Di questi giorni il caso di Bologna.
La peste putiniana è la metafora di una guerra ibrida già in corso, dove attraverso filmati, talk e affissioni l’obiettivo è erodere fiducia nelle istituzioni europee e normalizzare la narrativa del Cremlino.
Le proiezioni propongono documentari che rovesciano la responsabilità della guerra sull’Occidente, descrivono Ucraina e NATO come “marionette sanguinarie” e presentano l’intervento russo come una reazione difensiva e inevitabile.
In molti, in Italia, abboccano a questo amo.
Mappare le iniziative di disinformazione alla russa in Italia
La peste putiniana viene raccolta in una geografia precisa di città, province e regioni attraversate da eventi, dalla primavera 2024 a febbraio 2026 sono stati censiti 192 episodi, di cui 168 effettivamente realizzati e solo 24 annullati dopo pressioni di associazioni e attivisti.
Sulla mappa l’Italia appare costellata di puntini: in rosso gli eventi di propaganda portati a termine, in giallo quelli fermati, in nero le maxi‑affissioni stradali di RT. Le città su cui si concentra maggiormente il tentativo di infezione sono Bologna, Cagliari, Genova, Pradamano (UD) e Torino, tutte con cinque eventi censiti. Seguono Arezzo, Firenze, Pisa, Roma, Schio, Staranzano e Varese con quattro appuntamenti ciascuna, mentre quattordici centri – da Ravenna a Bari, passando per Modena, Verona, Rimini e Parma – hanno ospitato tre eventi a testa. Non mancano episodi singoli in centri più piccoli.
Anche la distribuzione regionale racconta una intenzione precisa. In testa c’è l’Emilia‑Romagna con 34 eventi, poi la Toscana con 26, il Friuli Venezia Giulia con 21, il Veneto con 20 e la Lombardia con 16, a conferma di una concentrazione nelle aree economicamente più dinamiche e politicamente contendibili.
Il caso di Gorizia, unica città italiana ad aver ospitato il “Festival del Cinema Documentario – Il Tempo dei Nostri Eroi” (presentato a Putin in persona come un successo) diventa nel dossier il simbolo di come la propaganda russa sappia innestarsi su territori di confine, sfruttando legami culturali, fragilità istituzionali e spazi lasciati scoperti dalla informazione democratica
Il pezzo di Claudia Burgio su La Ragione sottolinea il doppio binario del Cremlino: all’esterno i “colpi ibridi” della propaganda, all’interno una escalation repressiva contro media e società russa. È qui che l’intervento di Anna Zafesova durante l’evento chiarisce un punto fondamentale: la propaganda russa è un business di fondi pubblici per tali propagandisti del Cremlino.

La scelta della Camera del Lavoro di Milano non è neutra
La stessa sala aveva ospitato il 13 marzo, l’evento “Democrazia in tempo di guerra” organizzato dal Coordinamento per la Pace Milano. L’iniziativa ha visto la partecipazione di Angelo D’Orsi, stella nascente all’ombra di Barbero del filorussimo all’italiana, e della ex-diplomatica Elena Basile, nota per posizioni filorusse emerse in particolare in articoli pubblicati con lo pseudonimo “Ipazia” sul Fatto Quotidiano. Completavano il mappazzone degli interventi registrati dell’ex deputato M5S Alessandro Di Battista e dell’attore Moni Ovadia.
La stessa Camera del Lavoro, quando interpellata, ha preso le distanze precisando che si trattava di un evento organizzato autonomamente dal soggetto promotore, con semplice affitto della sala e senza patrocinio.









