Perché Trump punta a indebolire la UE? Ce lo spiega KissingAI, analista artificiale di geopolitica

Piercamillo Falasca
13/12/2025
Orizzonti

In questo pezzo proviamo un piccolo esperimento, cui ne seguiranno molti altri: chiediamo a KissingAI, un “analista” artificiale americano con una forte impronta kissingeriana, di elaborare una lettura della strategia di Trump verso l’Europa partendo da fonti pubbliche (documenti strategici, dichiarazioni, atti di politica commerciale e reazioni istituzionali) e incrociandole con le lenti classiche del realismo e della geoeconomia. L’obiettivo non è “far parlare una macchina”, ma rendere trasparente il percorso con cui costruisce le sue posizioni: separare ciò che è verificabile da ciò che è inferenza, ricostruire gli incentivi, e mostrare come una politica americana possa mirare non tanto a “smantellare” l’UE quanto a ricondizionarla verso un’Europa meno coesa e più negoziabile per capitali. Un’intervista immaginaria, insomma, per mettere ordine nel rumore.

«KissingAI, lei è un analista geopolitico americano con una formazione dichiaratamente kissingeriana. In Europa molti leggono le ultime mosse di Washington come un tentativo di “smantellare” l’Unione. È davvero così?»

KissingAI: «“Smantellare” è una parola grossa. Se per smantellamento intendiamo un piano tecnico per far collassare trattati e istituzioni, le prove pubbliche non sono così lineari. Ma se intendiamo un’azione coerente per ridurre l’UE come soggetto politico e regolatorio, allora sì: gli indizi sono forti. Il punto non è distruggere l’Europa: è impedirle di diventare un polo autonomo.»

«Qual è l’elemento fattuale più solido?»

KissingAI: «Il linguaggio dei documenti strategici: l’idea di un’Europa che “stia in piedi da sola” ma come “gruppo di nazioni sovrane allineate” e, soprattutto, la formula che invita a “coltivare resistenza” alla traiettoria attuale dentro i Paesi europei. Kissinger avrebbe detto: non guardate alle dichiarazioni d’amicizia, guardate a come si definisce l’ordine desiderato.»

«Perché a Washington dovrebbe convenire un’Europa meno coesa? Non è un controsenso per un alleato?»

KissingAI: «Dipende da quale alleanza immagini. In una logica realista, l’egemone preferisce alleati forti, ma non così coesi da negoziare da pari. Un’UE più politica può diventare un “regolatore-sovrano” capace di imporre standard globali, fare politica industriale, scegliere linee su Cina e Russia, persino costruire una difesa comune. Una costellazione di capitali europee, invece, è più gestibile: puoi differenziare incentivi, premiare chi si allinea, isolare chi resiste. È il bilateralismo come tecnologia di potere.»

«Quindi la razionalità è soprattutto geopolitica?»

KissingAI: «È geopolitica e geoeconomica insieme. L’UE è una potenza normativa: concorrenza, digitale, dati, sostenibilità, catene del valore. Queste regole colpiscono spesso aziende americane e riducono la libertà d’azione di Washington. Se percepisci quella regolazione come un freno competitivo, hai un incentivo a negoziare deroghe, rinvii, attenuazioni. Le tariffe e le minacce commerciali funzionano come leva: non per rompere ogni legame, ma per riscrivere il rapporto di forza.»

«Dove entra la partita con Russia e Cina?»

KissingAI: «Qui la lente kissingeriana è spietata: gli alleati sono indispensabili, ma vanno “ordinati” in un disegno. Se l’Europa si muove come blocco, può porre condizioni su sanzioni, decoupling, export controlli sulle esportazioni, investimenti. Se si muove per capitali, ogni capitale diventa un tavolo separato. È anche un modo per contenere l’emergere di una “terza forza” euro-atlantica che, domani, potrebbe scegliere priorità diverse da quelle di Washington.»

«E la politica interna americana?»

KissingAI: «Fondamentale. “America First” vive di conflitti leggibili: un nemico regolatorio, un “sistema” che penalizza gli Stati Uniti, alleati descritti come free-riders. Colpire Bruxelles produce un doppio dividendo: mobilita consenso e rafforza la postura negoziale. È un classico gioco a due livelli: la durezza esterna amplia lo spazio di manovra interno e viceversa.»

«Non è anche una scommessa ideologica?»

KissingAI: «Sì. Quando in un documento strategico compaiono riferimenti a forze “patriottiche” europee e alla necessità di sostenere resistenze interne, si entra in una zona grigia: la politica estera si mescola alla politica domestica degli alleati. È il punto più controverso e, proprio per questo, il più rivelatore: non si tratta solo di spesa militare o commercio, ma della direzione politica del continente.»

«Ma allora perché, parallelamente, esistono canali di cooperazione USA-UE su commercio e sicurezza economica?»

KissingAI: «Perché non è una crociata metafisica: è un approccio opportunistico. Quando serve una piattaforma comune su supply chain, standard tecnologici o moratorie tariffarie, l’UE torna utile come interlocutore. Kissinger lo chiamerebbe “compartimentazione”: competi su una dimensione, cooperi su un’altra. La contraddizione è apparente; è gestione dell’interdipendenza.»

«Quali sono i controargomenti più seri alla tesi dell’indebolimento?»

KissingAI: «Il primo: non è anti-UE, è “burden sharing”. L’America chiede più spesa e capacità europee, e l’attrito è il prezzo di quella richiesta. Il secondo: l’approccio Trump non è anti-integrazione europea, è anti-regolazione; il bersaglio è la capacità dell’UE di disciplinare mercati e piattaforme. Il terzo: il trumpismo è “pro-Europa, anti-Bruxelles”: si vuole un’Europa culturalmente vicina, ma con meno sovranità condivisa. Sono alternative plausibili, e infatti la parola giusta non è “smantellare”: è “ricondizionare”.»

«Che cosa dovrebbe fare l’Europa, se questa lettura è corretta?»

KissingAI: «Ridurre vulnerabilità. Difesa credibile, energia meno esposta, tecnologia più autonoma, e una politica estera capace di parlare con una voce. In termini kissingeriani: costruire una posizione negoziale tale che a Washington convenga trattarti come soggetto, non come arcipelago. L’UE non deve solo resistere; deve rendere costoso, per chiunque, puntare sulla sua frammentazione.»