Patria e matria. La fuga nell’arte di Chagall
Destino vuole che il tema della fuga non diventi mai obsoleto. La necessità di allontanarsi dal luogo del pericolo è nella logica umana (e non solo): si corre a gambe levate nella speranza di mettersi in salvo. I maestri dell’arte lo hanno trattato spesso, incluso – e a sorpresa – Marc Chagall (1887-1985).
Il suo La famiglia ucraina (gouache, pastelli e matita su carta, 61.6 x 49.3 cm) ne è un esempio. Ci mostra uno shtetl in fiamme sullo sfondo mentre un uomo spinge la propria moglie che allatta il figlio a muoversi più in fretta che può proprio in direzione dello spettatore; gli animali da cortile seguono spaventati e inermi. E’ una scena che nella storia di quel paese è accaduta più volte ed è ancora di stretta attualità.

Per quale motivo si è detto ‘a sorpresa’?
Innanzitutto, anche chi non s’intende d’arte ricorderà che le opere pittoriche di Chagall sono poetiche, sognanti e basate su emozioni semplici e dirette. Sposi che levitano da terra dalla felicità, scene bibliche, violinisti che suonano sui tetti. Qui, invece, l’immagine è l’antitesi sia della vita bucolica sia della Parigi, entrambe care all’artista bielorusso: il dipinto è dei primi anni Quaranta, quando il genocidio degli ebrei era in corso. Di fonti primarie sull’opera ce ne sono poche, e quindi dobbiamo procedere per deduzione.
Cominciamo dalle guerre
Sulla prima, Chagall la schivò di pochissimo. Ricevette la chiamata alle armi mentre si trovava a Parigi; era giovane, povero ma felice e circondato di artisti in un ambiente intellettuale stimolante. Fortuna volle che la famiglia della moglie Bella fosse ricca e potente, e così il cognato riuscì a farlo cooptare nel proprio ufficio a San Pietroburgo dove doveva prestare un servizio esclusivamente amministrativo. Questo diede a Chagall l’opportunità di continuare a dipingere. Nella sua autobiografia si rammaricò di non aver potuto mettere al riparo i più sfortunati di lui nei propri dipinti. Per lui, infatti, i soggetti rappresentati acquisivano sulla tela delle esistenze trascendenti, che li sottraevano ai mali terreni. Nonostante fosse distante dal fronte non ignorò il dramma, ma lo approcciò dal suo lato più ordinario. I Soldati col pane sottobraccio (1915, gouache, 50,5×37,5cm), ad esempio, rappresentano una scena di vita quotidiana che si sara’ vista mille volte nelle strade delle città europee.

Il colpo di stato comunista dell’ottobre 1918 vide Chagall piuttosto simpatetico nei confronti del nuovo regime, se non altro perché l’impero zarista incolpava gli ebrei degli insuccessi militari e li trattava da subalterni. Ricoprì vari incarichi istituzionali e tra l’altro collaborò come educatore in un campo estivo per bambini ucraini nei dintorni di Mosca. Erano tutti scampati agli eccidi dei nazionalisti bianchi avvenuti tra il 1918 e il 1921 nella cosiddetta Zona di insediamento, ossia quell’area della frontiera occidentale russa in cui gli ebrei avevano il permesso di residenza. Persa la patria, cioè la terra natale, la Russia era diventata la loro matria cioè il proprio rifugio, un luogo d’accoglienza svincolato da questioni nazionali o etnico-religiose e più legato, invece, alla propria lingua e cultura. Ne rimase colpito ma difficilmente avrebbe potuto immaginare che qualcosa di ben peggio si stagliasse all’orizzonte: la consapevolezza piena arrivò con la Kristallnacht nel 1938.
Il tormento delle persecuzioni naziste
La notizia delle persecuzioni su larga scala, spesso tollerate se non organizzate dagli stati, rappresentarono per Chagall – ebreo per cultura e formazione ma non praticante – un vero tormento. Fu allora che compì il capolavoro La crocifissione bianca (olio su tela, 154,6×140 cm) che rappresenta Cristo in croce avvolto alla vita da un tallit e circondato da immagini di pogrom antisemiti. Gesù è qui l’innocente perseguitato, l’ebreo martire; il suo volto è pallido, dimesso e privo ormai di speranza di salvezza. Si notino, in particolare, i soldati che avanzano con le bandiere dell’Armata Rossa in alto a sinistra, individui d’ogni età che scappano dalla distruzione di villaggi e sinagoghe e una barca piena di fuggiaschi. Soprattutto, in primissimo piano c’è nuovamente una donna che sembra muoversi verso la direzione di chi guarda con in braccio un poppante.

Una versione più esplicita la realizzò nel 1942, quando ormai si era gia’ rifugiato con la famiglia negli Stati Uniti (La crocifissione gialla, olio su tela, 140×101 cm). La barca dei fuggiaschi si è capovolta a ricordare l’affondamento della nave Struma stracarica di profughi cui non venne concesso di sbarcare a Istanbul nè di proseguire per la Palestina; se ne salvò solo uno. I villaggi sulla destra sono ancora in fiamme e un’altra madre cerca di mettere in salvo il figlio.

A riguardare oggi queste immagini si aprono diverse questioni
Prima questione: perchè la crocifissione da bianca è diventata gialla? Di certo gialla era la stella di David, il simbolo discriminatorio che gli ebrei dovevano indossare obbligatoriamente. Inoltre il giallo, assieme all’arancione e al rosso, è il colore delle fiamme che avvolsero i centri abitati, le campagne e soprattutto i corpi. Giallo, infine, e’ il colore del tradimento, quello che le comunita’ ebraiche d’Europa e non solo subirono dagli stati dei quali erano cittadini e che avrebbero dovuto difenderli.
Seconda questione: perchè la madre di cui sopra allatta? Sicuramente rimanda alle madonne rinascimentali in cui l’allattamento è simbolo di vita, generosità e sacrificio; ma nell’arte di Chagall la madre è patria, per quanto con identità sovrapposte: ebraica e ucraina, tedesca e chissà cos’altro.
La fuga della madre col poppante può indicare da un lato il vuoto lasciato alle spalle e dall’altro la disumanizzazione che ne consegue. Chi è senza patria, infatti, non può far altro che errare in condizione di vulnerabilità.
Terza questione: e il fatto che corra verso di noi? Ipotesi: nel cercare un approdo sicuro da madre-patria si trasforma in matria, e questa trasformazione avviene proprio nei paesi in cui chi si trova in pericolo trova rifugio oggi come allora. Chagall fu fortunato a trovarlo: le circostanze sono raccontate nel libro The flight portfolio. Quello che questo dipinto trasmette non è solo la commozione per il dolore altrui: è anche la speranza che tutti coloro i quali si trovano nei guai possano mettersi in salvo come lui aveva fatto, e dunque che altre matrie possano materializzarsi.








