Minacce al think tank Parabellum: la Russia vuole censurarci in casa nostra

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Donatello D'Andrea
05/12/2025
Frontiere

Mirko Campochiari è uno dei divulgatori militari più seguiti e competenti d’Italia. Conosciuto online come Parabellum, ha costruito una solida reputazione grazie a un lavoro costante di analisi tecnico-militare sul conflitto russo-ucraino, sfatando bufale e raccontando, in tempo reale, l’evoluzione del fronte.

Non si tratta di propaganda, ma di ricerca open source: ogni dato, ogni fonte, ogni mappa è verificabile. E proprio una di queste mappe, pubblicata attraverso il think tank Parabellum Think Tank, è diventata oggetto di una richiesta grottesca e inquietante da parte di un tribunale russo, il Tribunale di Voronezh, su input dell’ente censorio Roskomnadzor.

Il messaggio arrivato a Campochiari, privato cittadino italiano, è chiarissimo nella sua minaccia implicita: rimuovere le informazioni “vietate nella Federazione Russa”, interrompere il traffico dalla Russia verso la mappa e notificare l’avvenuta censura all’email ufficiale delle autorità russe.
Come se il Cremlino potesse esercitare un potere coercitivo su uno spazio digitale europeo, trattando l’informazione indipendente come merce di contrabbando ideologico.

E non basta. La pressione si estende anche ai provider italiani: mail, contatti diretti, richieste “suggerite” di interrompere l’hosting, con il sottointeso che ignorare Mosca potrebbe avere conseguenze. 
Un comportamento che ricorda più la logica mafiosa che quella diplomatica.
Un cittadino italiano minacciato da un tribunale straniero per contenuti pubblicati in Italia. Un precedente gravissimo.

Il senatore di Azione Marco Lombardo, rispondendo pubblicamente, su X, a Campochiari, ha promesso un’interrogazione parlamentareper chiedere se per il Governo Italiano è normale che il Governo russo minacci un cittadino italiano e ricatti una società italiana per costringerla a impedire la diffusione, non in Russia, ma in Italia, di informazioni sgradite.”

Ecco il punto: non è solo una questione personale. Questo episodio rappresenta un test per la sovranità informativa dell’Europa. Roskomnadzor, che controlla la censura russa, negli ultimi anni ha allungato i tentacoli oltre i confini del Runet, applicando la cosiddetta “Landing Law” che obbliga piattaforme straniere a registrarsi e adeguarsi alle leggi russe.
L’obiettivo è chiaro: importare la censura oltre i confini della Federazione, impedendo che analisi, mappe, articoli possano raggiungere il pubblico russo anche tramite fonti esterne.

Ma il caso Campochiari segna un salto di qualità. Qui si pretende che un cittadino europeo censuri sé stesso, sotto minaccia, e che i suoi fornitori di servizi digitali agiscano da esecutori di un ordine straniero. Non è più solo controllo della narrativa interna: è proiezione di potere censorio, una forma di guerra ibrida contro la libertà d’informazione europea.

Le implicazioni sono molteplici.
Primo: può un tribunale censorio russo ordinare a un provider italiano di bloccare l’accesso a un contenuto legale in Europa? 
Secondo: è ammissibile che uno Stato autoritario possa intimidire cittadini stranieri per contenuti geopolitici ospitati su server non russi?
Terzo: questo episodio segna un altro passo in avanti della guerra ibrida russa. La censura, ora, si compie tramite una diretta minaccia ad un cittadino italiano ed europeo che opera nel suo Paese, nella piena libertà di smentire la propaganda russa.

La risposta, oggi, è drammaticamente incerta. L’Italia deve difendere i suoi cittadini. Ma l’Europa deve capire che la guerra informativa è già dentro le sue frontiere. E che silenzio, ambiguità e rinuncia a proteggere la libera analisi sono, di fatto, una forma di complicità passiva con la censura russa.

Chi lavora ogni giorno per raccontare ciò che accade al fronte — con dati, mappe, satellite, studio — rischia di più di quanto non si pensi. La mappa di Parabellum, evidentemente, non fa comodo al Cremlino. Mostra che la guerra non va come raccontano. Che la propaganda è smentita dai dati. E per questo va oscurata. Come le voci libere. Come la verità.

Il caso Parabellum è una questione europea. Riguarda la tenuta della nostra libertà, dei nostri diritti, del nostro spazio digitale. Non basta ignorarlo. Bisogna reagire. E blindare il diritto a informare, analizzare, raccontare.

Perché la guerra contro l’informazione è già cominciata. E la Russia, in difficoltà sul campo, si sta giocando le sue ultime, pericolose, carte.