Pace attraverso la musica: West-Eastern Divan Orchestra e The Voice of Peace

Francesco Cisternino
23/01/2026
Miscellanea

Nel 1999 Weimar venne eletta capitale europea della cultura. Si trattò di una scelta singolare perché questo nome richiamava al contempo le vette piu’ alte e infime dell’umanità: da una parte Goethe, Schiller e il Bauhaus, Bach e Liszt, l’Illuminismo e le avanguardie artistiche; dall’altra il campo di sterminio di Buchenwald, costruito nei paraggi nel 1938 proprio in virtu’ del fervore nazista locale e nel quale trovarono la morte più di 65 mila persone. Ebbene, il tema portante dell’evento era lo scambio e la cooperazione tra paesi, culture e religioni; in una Germania riunificata da poco sembrava un’idea sensata.

Tra le iniziative vi fu un seminario estivo a tempo pieno rivolto a giovani musicisti mediorientali

Superarono le selezioni in 78 e a guidarli c’erano il violoncellista cino-americano Yo-Yo Ma, il docente di letteratura alla Columbia Edward Said, palestinese, e il direttore d’orchestra Daniel Barenboim, israeliano. Si suonava di giorno e si discuteva alla sera, senza preconcetti nè taboo, in un’atmosfera a volte arroventata ma sopportabile. Proprio nei primi giorni, però, un violoncellista e soldato israeliano si alzò e disse: sentite, a me tutti questi discorsi culturali che ci propinate non mi interessano. Io sono qui per suonare, punto. E ad essere sinceri mi sento anche a disagio: ma lo volete capire che potrei essere mandato in servizio in Libano, e magari essere costretto a sparare a qualcuno di questi?  

La West-Eastern Divan Orchestra

The West Eastern Divan Orchestra

Se non ti sta bene te ne puoi anche andare, gli rispose Barenboim. Ma rimase. Il gruppo continuò le prove così come le visite guidate, le discussioni animate di politica, gli amori clandestini. Da quell’esperienza nacque la West-Eastern Divan Orchestra,  chiamata così in onore della raccolta di poesie che Goethe scrisse ispirandosi ad Hafez; ancora oggi fornisce ai più bravi uno spazio neutrale in cui conoscere, apprendere, confrontarsi. E suonare, ovviamente: l’orchestra gira il mondo assieme ad ospiti e direttori di rango. Tra le registrazioni disponibili ce n’e’ una di BBC Proms 2016 quando, con Marta Argerich al pianoforte, venne eseguito il primo concerto di Ferenc Liszt; interpretazione straripante, stratosferica, straordinaria. Da scettici però non possiamo esimerci dal chiedere: a che serve tutto questo se nel frattempo del processo di pace non c’é più traccia? Non é che aveva ragione il soldato musicista, ossia che non c’é motivo di fraternizzare se poi si é costretti a scannarsi?

La musica è, comunque, un’espressione fisica dell’animo umano

L’opinione di Barenboim e del compianto Said al proposito é che la musica non può mettere il mondo sottosopra, ma è comunque un’espressione fisica dell’animo umano; ha quindi un effetto su chi la pratica e per questo diventa un mezzo di consapevolezza.  C’e’ ignoranza sull’altro anche e soprattutto nel medio oriente, dove gli israeliani sono visti come la disgrazia assoluta e gli arabi vengono considerati alla guisa di piante infestanti.

Sciocchezze, tant’é che dopo aver suonato e raggiunto dei risultati insieme le occhiate di diffidenza – o peggio di disprezzo – spariscono. L’orchestra, insomma, non rappresenta un’alternativa al processo di pace: é un’occasione che i membri hanno per ricredersi, per evitare di finire nella trappola ideologica della costruzione del nemico tesa loro dai rispettivi governi. In altre parole, alla pace fatta dai politici si contrappone la speranza della pace fatta dai cittadini: un concetto nobile e decisamente non nuovo.

“The voice of peace” e Abie Nathan

Chi lo aveva già introdotto nella regione era stato Abie Nathan, il dj e fondatore della radio libera The voice of peace che a partire dal maggio 1973 intrattenne gli ascoltatori di tutto il Levante con programmi e musica controcorrente.  L’emittente trasmetteva da un’imbarcazione in giro per il Mediterraneo orientale in quanto priva di licenza; mandava in onda funk, R’n’b, soul e rock facendo il pieno d’ascolti ovunque il suo segnale riuscisse ad arrivare. Forte della sua credibilità, Nathan inviava agli ascoltatori un messaggio di pace dal basso, invitando a mantenere un’attitudine critica nei confronti di ciò che politici e mainstream media dicevano. Di conseguenza, i suoi programmi infastidivano le autorita’: Moshe Dayan ne chiese più volte l’arresto e la chiusura della radio, in quanto reo di inquinare la cultura nazionale con musica pop e proclami pacifisti mentre per il primo ministro Golda Meir era divenuto un grattacapo perchè la costringeva a ribattere, seppure indirettamente, sull’opportunità delle sue decisioni.  Niente di cui meravigliarsi: se il monopolio su guerra e pace fosse sfuggito dalle mani dei politici, avrebbero perso il loro potere.

Ma chi era questo Abie Nathan, e perche’ si spingeva a tanto?

Abie Nathan- HistoryNet

A Tel Aviv lo conoscevano tutti come il titolare del California, il primo fast food in citta’ ad introdurre hamburger e snack  americani quando Israele era ancora tutto kibbutz e morigeratezza. Prima ancora aveva lavorato come pilota nella El Al, era stato collezionista d’arte e playboy; ma soprattutto in gioventu’ era stato un pilota militare e nel 1948, giovanissimo, aveva combattuto nella prima guerra arabo-israeliana.

Sapeva che le bombe sganciate in servizio avevano colpito degli innocenti e ne portava il rimorso:  giunse poi alla convinzione che nessuna guerra valeva la pena d’esser combattuta. La sua idea di una radio che diffondesse un messaggio di pace era inaccettabile in un Paese suo malgrado militarizzato, cosi’ ebbe l’idea di trasmettere dal mare. Con la vendita della sua collezione d’arte finanzio’ l’acquisto dell’imbarcazione in Olanda, poi navigò verso New York in cerca di sponsor e di mezzi tecnici: trovo’ gli uni, incluso John Lennon che lo menzionò in “Give peace a chance“, e gli altri, soprattutto grazie ad esponenti del movimento pacifista americano. E cosi’ arrivarono le trasmissioni: le parole “From somewhere in the Mediterranean here is the Voice of Peace” identificavano immediatamente le sue frequenze. Lo ascoltavano civili e militari, arabi ed ebrei, sostenitori e detrattori: l’ascolto li accomunava, in quanto l’emittente portava una brezza rinfrescante in un clima da canicola estrema.

Le iniziative in Egitto

Nathan fu protagonista di una serie di iniziative che scossero l’opinione pubblica. Negli anni Settanta, ad esempio, atterro’ in territorio egiziano a bordo di un piccolo velivolo per portare una petizione con oltre centomila firme di israeliani per la pace mentre i due paesi erano ancora formalmente in stato di belligeranza. Anziche’ spararlo, gli egiziani lo accolsero con affetto e simpatia: da quelle parti lo ascoltavano tutti  – ma al ritorno fu arrestato, perché la legge del suo Paese proibiva qualsiasi viaggio nei paesi arabi.

In un’altra iniziativa dal nome ‘Fiori per l’Egitto’ raccolse migliaia di bouquet in Israele e li trasportò nella sua imbarcazione attraverso il canale di Suez; pare che l’attraversamento sia stato autorizzato da Nasser in persona. Il suo sciopero della fame contro i primi insediamenti dei coloni nella West Bank del 1978 fece scalpore: si temette per la sua vita, ma lui insisteva, capendo che quegli insediamenti avrebbero rappresentato l’ostacolo più insidioso alla pace tra israeliani e palestinesi.

L’incontro con Arafat

Nathan e Arafat- NYT

Il culmine arrivò quando incontro’ Yasser Arafat nel suo studio a Tunisi durante la prima intifada del 1988: gli porse la mano, cerco’ di farsi promotore di un messaggio conciliante e in effetti di li’ a breve Arafat rinunciò al terrorismo; ma al suo ritorno Nathan venne nuovamente arrestato.  Ai microfoni di chi lo intervistava disse che a lui del carcere gl’importava poco: fosse stato necessario avrebbe fatto ben di peggio. Insomma, come nel caso dell’orchestra di cui sopra, la radio non aveva gli strumenti per cambiare il corso della storia; ma ha avuto successo nel convincere i propri ascoltatori a ricredersi, e ha continuato a farlo per vent’anni. 

La pace dal basso è l’unica pace

In conclusione, le due esperienze ci insegnano che per una pace duratura dall’alto ci vogliono individui straordinari, condizioni favorevoli ma soprattutto una convenienza spendibile elettoralmente o quantomeno che possa rafforzare i proponenti nei rispettivi contesti. Nè le leadership israeliane ne’ quelle palestinesi (per tacere delle libanesi, e di tante altre) perseguono la pace da decenni, convinte che gli equilibri siano cambiati e convenga fare la guerra. Al momento una coesistenza pacifica può essere sostenuta solo dal basso: perciò ben vengano mille di queste orchestre, e mille di queste radio.


Per saperne di piu’:

The voice of peace (2014), documentario di Eric Friedler  

La West-Eastern Divan Orchestra diretta da Daniel Barenboim  a BBC Proms 2016 – ospite Martha Argerich

Parallels and paradoxes. Explorations in music and society (2003), Daniel Barenboim ed Edward Said intervistati da Ara Guzelimian; Bloomsbury, Londra (Edizione italiana pubblicata dal Saggiatore).