Il pacchetto automotive dell’UE: aiuto concreto o futile provvedimento?

Francesco Giudice
09/01/2026
Poteri

Il nuovo provvedimento dell’Unione Europea per il settore automotive, introdotto il 16 dicembre scorso, prevede misure e norme rinnovate rispetto al regolamento del 2023.

Per quanto risulti un evidente passo indietro rispetto al passato, sarà finalmente l’aiuto che serve ai produttori europei?

Cos’è il pacchetto automotive?

Tra le righe del nuovo pacchetto normativo per il settore automobilistico si legge che, a partire dal 2035, i grandi produttori dovranno abbattere del 90% le emissioni dei nuovi veicoli immatricolati, non più del 100% come era invece stato stabilito dal Regolamento UE approvato nel 2023.

Il restante 10% di emissioni dovrà essere compensato mediante l’uso di acciaio a basse emissioni prodotto nell’UE, oppure con elettrocarburanti e biocarburanti.

Volendo cercare l’indipendenza strategica dell’Europa entro il 2050, si introduce anche il programma Battery Booster, che stanzierà 1,8 miliardi di euro, con la volontà di creare una filiera completa di batterie “Made in UE”, favorendo innovazione, coordinamento tra gli Stati membri e resilienza produttiva.

In ogni caso, il provvedimento non è ancora legge: le proposte non sono di immediata applicazione e saranno passibili di modifiche anche sostanziali durante l’iter legislativo, che, come sappiamo, non è immediato

Un preannunciato cambio di rotta

Il precedente regolamento è stato considerato da molti irrealizzabile e troppo ottimistico.

Tra le contestatrici, in prima linea c’erano Italia e Germania, preoccupate per la già a rischio filiera produttiva di automotive che avrebbe potuto ulteriormente sprofondare.

Paesi come Francia, Spagna e Svezia, pur supportando la precedente decisione, hanno chiesto all’UE di stilare piani che tenessero maggiormente conto delle necessità nazionali.

Tutte queste considerazioni hanno portato Ursula von der Leyen a rivedere i piani della Commissione, provvedendo per offrire maggiore flessibilità e un ruolo ancora chiave delle auto a carburante.

La sfida alla Cina

Nel provvedimento automotive si legge anche un altro fattore chiave: lo scontro a distanza con i cinesi.

La Cina è leader mondiale nella produzione di automobili, con numeri che parlano di 31 milioni di veicoli prodotti nei primi 11 mesi del 2025.

La differenza con l’Europa, che ha registrato 12 milioni di immatricolazioni totali nel 2025, è abissale.

Le aziende cinesi dominano per tre motivi principali: si autoproducono le batterie a ioni di litio, che forniscono anche in Europa; sviluppano nuovi modelli più velocemente e con costi relativamente bassi, grazie ai cicli di progettazione più brevi e le economie di scala; sono state adottate dal Governo forti politiche di sostegno all’industria dell’auto.

In Europa il costo del lavoro, della regolamentazione ambientale e della standardizzazione di sicurezza sono molto più alti.

Inoltre, le produzioni del vecchio continente, spesso limitate da costi alti e burocrazia, dipendono ancora dalle importazioni di batterie, talvolta proprio cinesi.

Il Pacchetto Automotive, in particolare con il Battery Booster, vuole diminuire il gap con la concorrenza; nel concreto, però, la sostanza cambia poco. Basti pensare che, dal 2009 al 2023, la Cina ha speso circa 230 miliardi di dollari per sostenere l’industria dei veicoli elettrici e delle batterie, 16 miliardi/anno.

Con gli 1,8 miliardi di euro stanziati dall’UE per le batterie, difficilmente potremo competere.

In uno scontro palesemente impari dobbiamo dimostrarci forti e decisi; forse, a tal proposito, introdurre qualche dazio in più sulle importazioni cinesi potrebbe essere una via percorribile. E chissà che anche qualche preoccupazione ambientale di troppo ci abbia fatto perdere il passo.



L’ambiente passa in secondo piano?

Se è vero che l’Europa ha molto a cuore l’ambiente e sostiene i veicoli a zero emissioni, è necessario addentrarsi in una considerazione: l’Unione produce circa il 6% delle emissioni globali. La Cina ne produce il quadruplo, circa il 25%. Gli USA l’11%, l’India il 7%.

È lecito chiedersi: quanto influisce il provvedimento annunciato sulle emissioni globali?

Il clima sembra apparentemente sorriderci, ma i dati frenano l’entusiasmo. Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, il settore dei trasporti è responsabile di circa un quarto delle emissioni totali di CO2 in Europa, il 71,7% delle quali viene prodotto dal trasporto stradale.

Il nuovo regolamento UE, nel breve periodo, porterebbe ad una riduzione del 5% circa delle emissioni dell’Unione e un 0,3% circa di riduzione a livello globale.

Se invece la Commissione avesse mantenuto la decisione di ridurre del 100% le emissioni dei nuovi veicoli, la riduzione delle emissioni dell’Unione sarebbe salita al 5,33% circa, quella a livello globale del 0,32% circa.

Come si può capire, per salvare l’ambiente non basta l’Europa: serve l’intera cooperazione mondiale. Il provvedimento da Bruxelles è sicuramente più realistico rispetto al precedente: per il clima la differenza è minima, mentre i cittadini potranno continuare ad acquistare auto a carburante, ancora oggi la scelta la più diffusa.



Possibili sviluppi: c’è futuro?

L’Europa ha messo sul piatto flessibilità, semplificazioni e aiuti concreti: basterà tutto questo?

In un mondo in cui la Cina sembra essere irraggiungibile, l’Europa non può più compiere passi falsi. In due anni sono state prese decisioni troppo diverse tra loro, che non fanno altro che indebolire tutte le case produttrici europee.

L’incertezza che arriva dai segnali politici mina i già compiuti investimenti a lungo termine e rende meno attraente l’Europa per gli investimenti futuri.

Anche le semplificazioni introdotte, se da un lato puntano ad aiutare i produttori e sostenere l’ambiente, in realtà non fanno altro che arricchire un già complesso quadro amministrativo e burocratico.

Ciò che finora è stato fatto non basta: serve mettere in campo impegno e risorse, ma soprattutto serve unità, nell’abbattere innanzitutto i famosi “dazi interni” evocati dal Rapporto Draghi. Per un’Europa protagonista e pienamente competitiva nel settore, che non possiamo permetterci di lasciare alla concorrenza del Dragone.