Onori e medaglie per un pogrom

Ritratto di Yahya Sinwar con sullo sfondo Ho Chi Minh, Vo Nguyen Giap e Bui Tin, tra rovine e soldati in battaglia.
Davide Cucciati
04/08/2025
Frontiere

Con tutta probabilità, un giorno Yahya Sinwar si è imbattuto in queste tre frasi:

Potete uccidere dieci dei miei uomini per ogni uomo vostro che uccido io. Ma anche con questi numeri, perderete voi e vincerò io.” – Ho Chi Minh

Il nostro obiettivo non era distruggere l’esercito americano, ma spezzare la volontà del governo di continuare la guerra.” – Vo Nguyen Giap

L’America ha perso a causa della sua democrazia: attraverso il dissenso e la protesta ha perso la capacità di mobilitare la volontà di vincere.” – Bui Tin

Probabilmente Sinwar ha preso appunti.

Il logoramento occidentale

Nulla di ciò che accade oggi era imprevedibile. Prima ancora che io nascessi, l’opinione pubblica occidentale aveva già eroso dall’interno la tenuta strategica degli Stati Uniti. Dopo l’offensiva del Tet, che non fu una sconfitta militare, l’America iniziò comunque a ritirarsi, travolta dal logoramento interno, da una gioventù disfattista e perfino da un esercito con un tasso allarmante di tossicodipendenza.

In seguito, ho visto la Spagna abbandonare l’Iraq dopo gli attentati di Al-Qaeda. E infine, il paradigma definitivo: la ritirata dall’Afghanistan. Una guerra iniziata con il plauso unanime e terminata sotto il peso di reportage selettivi, indignazione intermittente e una retorica umanitaria a senso unico. Alla fine, quando gli americani se ne sono andati, la stessa opinione pubblica che chiedeva il ritiro ha preteso spiegazioni per l’abbandono.

Tutto già visto. Tutto già scritto.

L’eccezione israeliana

Ma oggi c’è una variabile che molti, forse in buona fede, continuano a ignorare: l’opinione pubblica israeliana, e in senso più ampio quella ebraica, non funziona secondo gli stessi codici. Non si orienta ai trending topic. Non si spezza con facilità.

Anzi: si rinsalda sotto attacco. E ha imparato, da millenni, che sopravvivere richiede una volontà più forte del giudizio altrui.

Il punto fermo

Per questo, pur ringraziando gli Stati che hanno scelto di riconoscere la Palestina trasformando così Yahya Sinwar in un novello Carlo Cattaneo e il 7 ottobre nelle Cinque Giornate di Milano, e pur complimentandomi con quei cittadini esemplari che urlano “Free Palestine” per sentirsi moralmente assolti mentre aggrediscono anche fisicamente gli ebrei in quanto tali, è bene mettere un punto fermo: non funzionerà.

Nel frattempo, sedetevi e allacciate le cinture.