Oltre i dogmi: l’urgenza di una nuova area politica nel segno di Carlo Rosselli

oltre i dogmi carlo rosselli
Pio Canu
22/06/2026
Orizzonti

Il panorama politico odierno offre uno spettacolo tanto polarizzato quanto sterile.

Da un lato, un centrodestra a trazione nazionalista; dall’altro, un centrosinistra spesso intrappolato in nostalgie massimaliste o in un civismo senza baricentro. In questo scontro frontale, basato più sulla demonizzazione dell’avversario che sulla concretezza dei progetti, ampie fasce di elettorato si scoprono orfane. Cittadini che non si riconoscono nelle attuali formule politiche e che scelgono, sempre più spesso, la via del non voto.

​È proprio in questo vuoto che si inserisce l’urgenza di compiere una scelta coraggiosa: dare vita a una nuova area politica radicalmente riformista, europeista e liberale, agganciata alla tradizione del socialismo liberale.

Un’area che abbia il coraggio di dichiararsi libera dalle vecchie geometrie di “destra, sinistra e centro” per rimettere nell’azione politica i bisogni reali della società contemporanea.

L’intuizione di Carlo Rosselli

In tale contesto Carlo Rosselli, conosciuto soprattutto come il fondatore di Giustizia e Libertà, resta di grande attualità.

Nel suo capolavoro, Socialismo Liberale, scritto durante il confino a Lipari (e liberamente consultabile qui), Rosselli operò una sintesi rivoluzionaria: il socialismo non è la negazione del liberalismo, ma il suo logico compimento.

La libertà formale (i diritti civili e politici) è una conquista straordinaria, ma rischia di rimanere un guscio vuoto per chi non ha i mezzi materiali per goderne. Viceversa, la giustizia sociale senza libertà si traduce inevitabilmente in oppressione.

​”Il socialismo liberale è l’aspirazione alla libertà che si fa dottrina di emancipazione sociale, è lo sforzo per assicurare a tutti gli uomini le condizioni materiali e morali per lo sviluppo della propria personalità.”

Sono tanti i socialisti liberali che oggi sono apolidi politici e l’unica casa possibile  è rappresentata dall’area riformista, liberale, europeista ed aggiungo socialista liberale.

​Un Riformismo dei fatti, non delle parole ci invita a liberarci dalle convenzioni tradizionali ormai vetuste ed aprire un fronte nuovo che sappia parlare con cognizione di causa delle problematiche che oggi ci troviamo ad affrontare.

Grandi riforme, non piccoli compromessi


Il riformismo che serve al Paese non è la “politica dei piccoli passi” o dei compromessi al ribasso, ma la capacità di incidere sulle tante questioni da risolvere.
Significa modernizzare la pubblica amministrazione, investire massicciamente in ricerca e sviluppo, combattere l’evasione fiscale con la digitalizzazione e riformare la giustizia, partendo proprio da quel referendum che pochi mesi fa ci ha mostrato uno spettacolo indecoroso, dove la politicizzazione ha preso il sopravvento sul tema centrale del referendum giustizia.

Io più di ieri sono e resto un convinto sostenitore del Sì e per i tanti che hanno votato Sì, la battaglia di civiltà sulla separazione delle carriere non si ferma.

Sono tante le cose da fare e non possiamo rimandare. Abbiamo l’urgenza di una classe politica capace di fare la cosa giusta e non la cosa più populista da mettere in campo.
Serve una classe politica capace di guardare agli Stati Uniti d’Europa come la soluzione e non a fasi alterne. Come disse Draghi, è tempo che l’Europa si faccia Stato.

Il nostro destino si decide su scala continentale


Questa sfida ha una precondizione fondamentale: lo spazio d’azione non può più essere solo quello, asfittico, dello Stato-nazione. L’europeismo della nuova area politica deve essere un europeismo militante e federale.

​Di fronte ai giganti globali e alle sfide geopolitiche, la sovranità nazionale è un’illusione consolatoria. La vera sovranità si difende unendo le forze a Bruxelles. Questo significa battersi per un’integrazione politica ed economica reale, superando il diritto di veto che paralizza l’Unione. Significa battersi per avere una difesa comune e una politica estera unica.
Un grande piano di investimenti continentale per l’energia, il clima e l’innovazione.
Un solo sistema fiscale e regole uniche che valgano per tutti.

Le incognite geopolitiche che ancora oggi stiamo vivendo, le azioni sconsiderate dei regimi totalitari come “Putin and friends” ci dimostrano che l’Europa è l’unico spazio in cui il modello sociale occidentale, che tiene insieme diritti individuali e welfare è l’unico modello democratico che può portare prosperità.
Proprio da questo manicomio geopolitico che stiamo vivendo, risulta che creare questo spazio politico non è una semplice necessità ma una necessità storica.

Basta con i centrini da tavola


Non si tratta di dar vita all’ennesimo partitino di centro che spera di fare da ago della bilancia nei giochi di palazzo, ma di avviare un grande processo culturale e politico.

​È il momento di unire i riformisti, i liberali democratici, i socialisti ecologisti e tutti quei cittadini che non vogliono rassegnarsi alla scelta tra il populismo di ritorno e la conservazione dell’esistente.
Nel panorama politico italiano, questa necessità storica si scontra con una realtà frammentata ma legata dalle medesimi ragioni. Molti nuovi movimenti stanno nascendo per dare una casa ai delusi del centrosinistra e del centrodestra. Molti di questi movimenti si dichiarano, liberali, riformisti ed europeisti. È fondamentale non disperdere l’energie ma concentrarle per la formazione di una nuova area politica, libera dai vecchi ed attuali schemi ormai collassati sul populismo. Il sistema attuale è bloccato in un bipolarismo muscolare ma privo di visione, dove le forze maggiori si rincorrono sui rispettivi estremi e le formazioni che si richiamano al riformismo e alla galassia liberaldemocratica faticano a trovare una sintesi unitaria, rimanendo spesso intrappolate in logiche personali o tatticismi di corto respiro.

Una forza autonoma e coraggiosa


Occorre lavorare per un’area radicale nei contenuti e innovatrice nei metodi.

​Il panorama politico italiano non ha bisogno dell’ennesimo cartello elettorale, ma di una casa comune per chi crede nella libertà, nella spinta riformatrice e negli Stati Uniti d’Europa.
Per chi crede nella difesa dell’Ucraina, senza se e senza ma.
Per chi crede che dire sempre NO a tutto non è la soluzione ma lo spostamento del problema.
Per chi crede che il grande popolo di Israele non è Netanyahu e per chi crede che i tanti ragazzi e ragazze che protestano contro il regime iraniano non possono restare invisibili ma hanno bisogno della nostra attenzione e azione.

Dobbiamo rappresentare una forza autonoma, coraggiosa, capace di guardare al futuro dell’Italia con i piedi saldamente piantati in Europa. C’è chi dice “ostinatamente insieme”, io preferisco “insieme con le idee condivise”.

In bocca al lupo a tutti noi.