“O c’è l’Europa o siamo inesistenti”: il monito di Rosato al Parlamento italiano
Nel marzo del 2003, mentre gli Stati Uniti si preparavano a invadere l’Iraq, i leader europei si divisero pubblicamente e in modo irreparabile. Francia e Germania dissero no. Gran Bretagna, Italia e Spagna dissero sì. L’Europa in quanto tale non ebbe voce unica. Ventitré anni dopo, mentre i caccia americani colpiscono l’Iran con il supporto logistico di basi sul suolo italiano, quella frattura non si è mai del tutto chiusa — e la domanda che rimase allora senza risposta è tornata intatta sui banchi di Montecitorio.
Un’aula, un’informativa, e qualcosa di più
Martedì 7 aprile 2026 il ministro della Difesa Guido Crosetto ha riferito alla Camera sull’uso delle installazioni militari italiane nelle operazioni contro Teheran. Il dibattito avrebbe potuto esaurirsi in una verifica procedurale tra una maggioranza favorevole e un’opposizione contraria alla linea del governo. Ettore Rosato, vicesegretario di Azione, ha scelto di sottrarre sé stesso e il campo europeista a questo gioco inutile.
Ha riconosciuto che la questione delle basi “esiste”, ha preso atto delle parole del ministro, ha confermato fiducia nel Consiglio Superiore di Difesa presieduto dal Presidente della Repubblica. Poi ha alzato lo sguardo. “O c’è l’Europa o noi siamo inesistenti“.
Il problema non sono i valori
La posizione italiana, ha spiegato Rosato, è chiara: “Non possiamo condividere la teoria di Trump e Netanyahu secondo cui basta bombardare per arrivare a qualsiasi risultato. Questa non è la teoria italiana e nemmeno quella europea.” Il punto, però, non è la mancanza di una visione alternativa. È la mancanza di forza per farla valere.
È una distinzione importante, e non nuova. “L’Europa ha i valori ma non ha gli strumenti“, si diceva anni fa, descrivendo l’impotenza europea durante la crisi siriana. Da allora, quegli strumenti non sono stati costruiti, nemmeno dopo l’inizio della drammatica guerra ucraina. La Bussola Strategica approvata nel 2022 è rimasta in gran parte sulla carta. La difesa comune è ancora un cantiere aperto, rallentato da veti nazionali e dalla difficoltà di conciliare sovranità e integrazione.
Un continente strutturalmente diviso
Il problema dell’Europa non è solo di volontà politica. È architetturale. Le decisioni in materia di politica estera e di sicurezza richiedono l’unanimità tra i ventisette Stati membri — una regola che trasforma ogni crisi internazionale in un negoziato interno prima ancora che esterno. Quando il Medio Oriente brucia, Bruxelles discute. Quando Washington decide, Roma, Parigi e Berlino prendono atto.
È in questo contesto che l’intervento di Rosato acquista il suo peso reale. Non è un appello europeista di principio: è una constatazione di realpolitik. L’Italia, da sola, non ha la massa critica per influenzare Washington, mediare tra le parti o proporre alternative credibili sul piano diplomatico. L’Europa unita, in teoria, sì. Ma quell’Europa, per ora, stenta a esistere come soggetto politico autonomo.
La sfida al governo
L’intervento conteneva anche una provocazione diretta all’esecutivo. “Lo dico a un governo che non ha questa priorità nel suo Dna”, ha detto Rosato. Di fronte a un cambiamento “così epocale”, ha aggiunto, è necessario anche un cambiamento di postura.
E’ stato un invito alla responsabilità storica rivolto a una maggioranza che sull’integrazione europea ha sempre mostrato più cautela che slancio — e che oggi si trova a gestire una crisi che supera i confini nazionali per definizione.
La domanda che resta
“Dobbiamo riuscire a rimettere in piedi l’Europa, che parli con forza su questi temi“, ha concluso Rosato. Parole misurate, sottotesto urgente.
Il mondo sta cambiando con un’accelerazione che pochi avevano previsto. Le operazioni militari in Medio Oriente, la pressione americana sui partner NATO, le tensioni commerciali globali: tutto converge verso uno scenario in cui il peso politico conta più che mai — e in cui i paesi che non riescono a esercitarlo rischiano di subire le decisioni degli altri. Se l’Europa non riesce a farsi sentire nemmeno quando il Medio Oriente brucia, quando lo farà?









