Il “nuovo” esame di maturità: la riforma Valditara e qualche proposta per il futuro
Sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito sono finalmente state pubblicate le materie oggetto del nuovo esame di Maturità, al via dal 18 giugno.
La riforma del Ministro Valditara ha fatto discutere insegnanti e studenti, finora confusi e critici, dato il consistente cambiamento rispetto agli anni scorsi.
Il testo della riforma
Oltre ad aver modificato la denominazione del nuovo esame, che non è più di Stato ma di Maturità, il Ministro ha deciso di rivedere totalmente lo svolgimento dell’anno scorso, portando ad un nuovo modo di affrontare il colloquio orale.
L’ultimo esame di Stato ha visto protagoniste tutte le materie di curricolo, che il candidato doveva riuscire a collegare partendo da un’immagine o da un documento; dalla Maturità 2026, invece, il colloquio si svolgerà su quattro discipline, diverse per ogni indirizzo, scelte dal Ministero.
Come si legge nel comunicato ufficiale, il Ministro ha deciso di eliminare la discussione sul documento multidisciplinare perché portatrice di collegamenti forzati e imprevedibilità.
Le quattro materie, invece, permetteranno allo studente di dimostrare il grado di conoscenze e competenze raggiunto, ma anche il livello di autonomia e responsabilità conseguito.
Attenzione per chi farà deliberatamente “scena muta” all’orale: da quest’anno, l’esame sarà valido solamente se lo studente svolgerà regolarmente tutte le prove; chi rimarrà di proposito in silenzio verrà bocciato.
Le fatidiche materie della seconda prova
Oggetto della seconda prova saranno: latino al Liceo Classico; matematica al Liceo Scientifico; scienze umane all’omonimo Liceo; Prima Lingua e Cultura straniera al Liceo Linguistico.
Tra gli Istituti Tecnici, per Turismo la seconda prova sarà Discipline turistiche aziendali, mentre per Amministrazione e Marketing Economia aziendale.
Contrastanti le reazioni degli studenti, viste soprattutto le materie dell’orale; se da una parte il Ministro ha parlato di discipline «caratterizzanti gli Istituti», dall’altra ci si chiede il perché di alcune scelte, come Matematica all’orale del Classico, Scienze naturali al Linguistico e Fisica all’Artistico.

Ulteriore passo indietro?
Nei mesi antecedenti l’annuncio degli ultimi dettagli, non si sono risparmiate polemiche e discussioni, sia da parte dei professori – ancora non completamente informati di come si sarebbe svolto l’esame – che degli studenti, spaventati dalle nuove modalità.
La discussione all’esame degli anni scorsi sembrava una procedura logica per verificare la capacità dei ragazzi di collegare le nozioni assunte durante gli anni.
In molti avevano lamentato la disparità tra gli spunti proposti, che contribuivano a rendere poco oggettiva e basata sulla fortuna la prova d’Esame; in questo modo, però, il colloquio rappresentava un dialogo tra Commissione e studente, a cui venivano rivolte domande in base alla propria esposizione.
Da quest’anno, per quanto finora si è appreso, si tornerà alla classica interrogazione disciplinare e nozionistica, simile per modalità di svolgimento a quelle affrontate durante gli anni di scuola. Meno apprensione per gli studenti, ma svolgimento troppo “vecchio stile”.
Forti dubbi anche sul futuro delle discipline non oggetto d’esame: il rischio è che queste vengano accantonate, con insegnanti e studenti che preferiranno dedicarsi agli argomenti per la Maturità.
Gli esami nel resto d’Europa
La presenza dell’esame stesso a conclusione del ciclo di studi evidenzia un ulteriore argomento di dibattito.
In Italia, oltre che essere obbligatorio, pesa in maniera significativa sulla valutazione in centesimi finale (il 60%). Il modus operandi di altri Paesi europei è molto differente.
Come attesta un’indagine dell’OECD – in italiano OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico – in Europa sono diffuse altre vie per attestare il diploma degli studenti.
Nel Regno Unito, nonostante il sistema educativo sia selettivo, gli studenti ottengono qualifiche diverse in base alla tipologia di studi: non esiste un esame unico come quello italiano e la valutazione degli alunni è distribuita in più moduli, senza un singolo esame conclusivo.
Spagna e Grecia presentano l’obbligo degli esami nazionali ma esclusivamente finalizzati all’entrata universitaria; per il diploma sono sufficienti le valutazioni nel corso degli anni scolastici e le prove interne degli istituti.
Anche in Svezia non esiste un esame finale nazionale obbligatorio, in quanto il diploma è assegnato tramite le prove somministrate dei docenti durante tutto il percorso.
Francia, Polonia, Slovacchia, Paesi Bassi e Portogallo, invece, presentano modelli più simili a quello italiano.
Serve un cambiamento radicale?
Pensando ai modelli spagnoli e greci, anche in Italia l’esame potrebbe avere una valenza differente.
Da una parte ci sono gli Istituti tecnici e professionali: le loro discipline, sicuramente più vicine al mondo del lavoro rispetto ai Licei, potrebbero essere oggetto di piccoli esami nel corso degli anni. In questo modo, lo studente affronterebbe vari piccoli ostacoli per essere certo di aver acquisito sufficienti competenze per il mondo universitario o lavorativo, con il diploma che sarebbe quindi conseguito tenendo conto di tutto il percorso.
Anche nei Licei il diploma andrebbe rilasciato tenendo conto maggiormente di tutte le valutazioni conseguite annualmente, con discipline sicuramente meno specifiche ma comunque fondamentali per l’approfondimento universitario.
Sono proprio le Università le protagoniste di un nuovo possibile modello: Esami di Stato come pass per accedervi, come accade in Spagna e in Grecia.
Il modello non escluderebbe gli studenti che non hanno frequentato un Liceo: si tratterebbe di un esame più specifico nell’ambito della facoltà, che includa l’italiano come materia di base e altre nozioni e competenze fondamentali per gli studi futuri.
La Maturità, così, si trasformerebbe finalmente in uno strumento utile per selezionare ed accogliere i ragazzi negli studi futuri e nel mondo del lavoro.
Per un esame che guardi al futuro
È sotto gli occhi di tutti che l’attuale sistema di assegnazione nazionale del diploma di Istruzione di secondo grado non sia dei più innovativi, nonostante le molte riforme degli anni scorsi.
Non solo la Maturità è obbligatoria per concludere gli studi con un titolo in mano, ma l’esame ha una valenza spropositata che tiene conto troppo poco del percorso degli studenti.
In cinque anni di Scuola Superiore si affrontano verifiche, interrogazioni e prove (teoriche e pratiche) che richiedono numerose competenze: queste contano, per la valutazione finale, solamente dal terzo anno, per il 40%.
Per aiutare davvero gli studenti, la soluzione migliore è rimodulare l’esame: da un grande scoglio finale a tanti piccoli ostacoli durante gli anni, per caratterizzare ulteriormente il futuro nelle Università o al lavoro.
Nella vita futura non serviranno solo precise nozioni disciplinari, ma competenze che guardino al mondo universitario o lavorativo. La vera maturità sta nel percorso e nelle capacità apprese durante gli anni di scuola, gli unici veri giudici degli studenti.









