Nucleare vs Gas: l’approccio di Francia e Italia per la produzione di energia elettrica nazionale

Laura Cavalli
18/05/2026
Interessi

In Europa, dal 2020 – anno che ha segnato l’inizio del COVID – sono andate susseguendosi una serie di crisi energetiche legate a diversi scenari geopolitici, culminanti con l’attuale chiusura dello stretto di Hormuz. Ne sono seguite e ne seguono tutt’ora complicazioni per quanto riguarda l’approvvigionamento di carburante, che però incidono in maniera differente su ciascun paese dell’Unione Europea in termini di generazione di energia elettrica.


Per comprendere meglio il panorama energetico europeo attuale e valutare come la scelta delle diverse fonti energetiche influenzi le emissioni di CO₂, il costo di produzione e la sicurezza dell’approvvigionamento delle materie prime, è utile analizzare il mix energetico di due Paesi europei: Francia e Italia, che rappresentano due modelli profondamente diversi di sviluppo e transizione energetica.


La situazione francese

La Francia ha costruito la propria strategia su una pianificazione nazionale ben strutturata, dove il nucleare riveste un ruolo centrale. Secondo quanto riportato dalla Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, sul territorio francese sono presenti 18 centrali elettronucleari per un totale di 57 reattori operativi, quasi tutti di tipo Pressurized Water Reactor (PWR). Il nucleare copre circa il 70% del fabbisogno elettrico nazionale, con una produzione annua superiore ai 360 TWh. La strategia futura prevede un ulteriore rafforzamento di questa tecnologia, con l’obiettivo di raggiungere fino a 420 TWh entro il 2035.




Emissioni e costo di produzione dell’energia nucleare in Francia

Adottare il nucleare come fonte energetica principale ha avuto effetti evidenti sia dal punto di vista ambientale sia economico. Secondo i dati forniti da Electricity Map, la Francia presenta una delle più basse intensità di emissioni in Europa, pari a circa 22 grammi di CO₂ equivalente per kWh prodotto. Allo stesso tempo, ha potuto beneficiare di un’elettricità relativamente stabile nei prezzi e sostenere un’industria ad alto consumo energetico, mantenendo una maggiore indipendenza rispetto alle fluttuazioni dei mercati delle materie prime fossili. Il rapporto prodotto dalla Commission de régulation de l’énergie (CRE) per gli anni 2026-2028 stima che il costo totale derivante dall’energia nucleare sarà di 60.3 €/MWh, a cui poi aggiungere distribuzione e tasse. È un prezzo fisso, con variazioni non troppo alte, ad alto controllo statale; difatti EDF (Electricité De France), il gruppo che gestisce il parco nucleare francese, è statale.

La situazione italiana, da pioniera del nucleare a suddita del gas naturale

L’Italia già dagli anni 60’ vantava un pionieristico programma nucleare, con 4 centrali elettronucleari che la ponevano come terzo produttore mondiale dopo Stati Uniti e Gran Bretagna. Il programma nucleare subì una brusca interruzione dopo i referendum a seguito dell’incidente della centrale di Chernobyl, nel 1986.
Attualmente, l’Italia è il paese che in Unione Europea fa più fa ricorso al gas, che costituisce oltre il 40% della produzione totale di energia elettrica. A pari merito con il gas ci sono le Fonti Energetiche Rinnovabili (FER), attestate al 41% della produzione totale. Il rimanente gap é costituito da importazioni dall’estero. Nel 2025 i consumi elettrici italiani sono stati pari a 311,3 TWh. Nonostante l’Italia presenti una percentuale di FER maggiore della Francia, la quota media di emissioni si attesta a 215 g CO₂ equivalente per kWh.
ll prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica viene definito, ogni ora, dall’impianto più costoso ancora necessario per soddisfare la domanda: è la cosiddetta “tecnologia marginale”. In Italia, per la maggior parte delle ore, questo ruolo è svolto da centrali termoelettriche alimentate a gas naturale. Secondo l’ente GME (Gestore dei Mercati Energetici), il costo totale dell’energia elettrica in Italia è di 100 €/MWh, uno dei più alti in Europa.


Considerazioni finali

Nonostante lo sforzo economico che l’Italia ha compiuto per raggiungere gli obiettivi europei sulla quota di energie rinnovabili, a livello di emissioni di CO₂ equivalente per KWh non è nemmeno comparabile alla Francia (215g vs 22g CO₂ equivalente per kWh). Ulteriori piani di sviluppo previsti dal PNIEC 2030 (Piano Nazionale Integrato per Energia e Clima) richiedono 70-100 miliardi per arrivare a coprire oltre il 60% della produzione da energie rinnovabili. Questa cifra, con una stima di 9 miliardi di euro per costruire un reattore nucleare di terza generazione, permetterebbe di costruire dagli 8 agli 11 reattori nucleari, che coprirebbero circa dal 35 al 40% del fabbisogno energetico italiano, rimpiazzando quindi il gas.

Sempre di più a livello europeo il tema della sicurezza energetica sta diventando cruciale, per diminuire le dipendenze da crisi geopolitiche, paesi esteri instabili, sfruttamento delle lavoratrici e lavoratori nel sud globale. Perché l’Europa possa ricominciare a darsi obiettivi a lungo termine, serve una fonte energetica stabile, a basse emissioni di carbonio e sicura. A fronte dei dati sul nucleare, questa tecnologia si rivelerà cruciale per l’Europa e per il mantenimento della sua indipendenza e dei suoi valori fondanti.