Non chiamatelo caldo estremo, è crisi climatica
Parlare di caldo estremo, ondate di calore o estate da bollino rosso non aiuta a risolvere il reale problema che di fatto si chiama crisi climatica.
Negare il problema, che da tempo è confermato da ricerche in vari rami della scienza, può donarci l’illusione “psicologica” che il problema non esista, ma la realtà dei dati parla chiaro: ci troviamo nel pieno di una crisi climatica, accelerata dall’attività antropica dell’uomo.
Non si tratta di allarmismo né di una fanatica battaglia ideologica.
La scienza, a differenza di altre attività sociali, si basa su studi, dati e analisi.
Andiamo per gradi. Rispetto all’epoca preindustriale (1850-1900) la temperatura globale del nostro Pianeta è aumentata di 1,5 °C con un tasso di crescita stimato in 0,25°C per decennio. I negazionisti possono negare all’infinito ma i dati parlano chiaro. Il problema del negazionismo e del fanatismo ecologico, che sono due facce della stessa medaglia, è l’ignoranza.
La classe dirigente politica ha la sua enorme responsabilità in tutto questo. Urge che i decisori politici diano più attenzione alla ricerca scientifica e meno alle piazze.
Quando i decisori politici fomentano i negazionisti o i fanatici, il problema della crisi ecologica ed economica raddoppia.
Il primo passo è ristabilire il sano rapporto tra scienza e decisori politici. Non si possono prendere misure efficaci senza prendere in considerazione i risultati della ricerca e senza studiare i fenomeni da un punto di vista scientifico.
Il passo successivo è comprendere che ecologia ed economia sono un binomio inscindibile. Non esiste economia senza ecologia e viceversa.
L’errore più grande che abbiamo commesso (e continuiamo a commettere) è considerare Economia ed Ecologia come due nemiche giurate.
Nella percezione dei più questi due aspetti fondamentali sono in totale dicotomia e stupidamente si creano fanatici dell’uno o dell’altro aspetto della nostra vita. Cosa avviene invece nella realtà? Quel prefisso “eco”, presente in economia ed ecologia, deriva dalla parola greca oíkos, che significa “casa”.
In effetti, quando parliamo di Ecologia ed Economia parliamo dei due aspetti fondamentali della nostra unica casa comune, il nostro amato pianeta.
Due pilastri su cui si regge la nostra intera civiltà.
Iniziare a capire che ecologia ed economia devono viaggiare insieme è un grande passo verso uno sviluppo sostenibile.
I combustibili fossili, l’inquinamento globale, le discariche, le emissioni inquinanti sono il problema che dobbiamo risolvere. La crisi climatica costerà al mondo entro il 2030 circa 130 miliardi di PIL.
Infliggerà danni all’agricoltura, al turismo, al nostro benessere bio-psico-sociale, al settore industriale e alla qualità della vita in generale.
Eventi estremi sempre più frequenti e sempre più intensi si stanno insinuando senza chiedere permesso nelle nostre vite quotidiane. Alluvioni, incendi, grandine, siccità, perdita della biodiversità e della fertilità dei terreni sono problemi a cui abbiamo il dovere di rispondere con efficacia e tempestività.
La soluzione è conosciuta, manca l’applicazione di quanto già conosciamo.
Dobbiamo in maniera graduale arrivare a ridurre il più possibile l’uso dei combustibili fossili, adottando un mix energetico di rinnovabili ed energia nucleare.
Per mettere in funzione le centrali nucleari serviranno tra i 25 e i 30 anni: è opportuno iniziare oggi.
Nel frattempo dobbiamo incentivare tutte le tecnologie che producono energia rinnovabile: geotermico, idroelettrico, fotovoltaico ed eolico. Dire “no” sempre a tutto senza alternative, non risolve il problema, semplicemente lo fomenta.
Come decisori politici abbiamo il dovere di fare la cosa giusta, non la cosa che piace o meno ad una parte di elettorato.
Ascoltare le conclusioni della ricerca scientifica per comprendere al meglio i fenomeni che ci circondano dovrebbe essere la prassi per una classe dirigente illuminata e responsabile.
Ricostruire le città in maniera più sicura ed intelligente. Ripristinare le aree verdi nelle città, costruire meglio i nostri edifici rendendoli più efficienti e più sicuri. Gli alberi riescono ad abbassare di molto la temperatura nelle città e la bioedilizia ci aiuta a costruire edifici passivi, conosciuti anche come edifici net zero.
La crisi energetica scaturita dal conflitto tra Iran ed Usa ci ha dimostrato che viviamo in una società sistemica dove tutto è interconnesso ed interdipendente. La nostra indipendenza energetica, costruita su un mix energetico rinnovabili/nucleare (sperando che la ricerca faccia passi da giganti sulla fissione nucleare), non solo ci renderebe ecologicamente ed economicamente virtuosi ed efficienti ma ci aiuterebbe anche a raggiungere un buon livello di sicurezza nazionale.
Queste poche azioni che ho elencato, basterebbero a migliorare di tanto la qualità della nostra vita e ad ottenere tutti i vantaggi ecologici, sociali ed economici per tutti noi, soprattutto chi rientra nelle fasce più deboli. Le prime vittime della crisi climatica sono le fasce più fragili sia dal punto di vista dello stato di salute sia dal punto di vista economico.
I più deboli ed i più poveri sono i primi a soccombere ai danni della crisi climatica, i primi ad avvertirne il pericolo. Agire in maniera efficace per contrastare la crisi climatica significa agire tenendo ben presente che economia ed ecologia, così come giustizia ambientale e giustizia sociale sono binomi inscindibili che vanno sempre insieme e mai separati.








