Non accontentarsi non è fallire. In ricordo di Gianfranco Spadaccia
«…Vi confesso che nello scrivere questo libro io mi dovevo liberare di un peso. Il peso di un fallimento… di un senso di fallimento. Il fallimento di chi ha tentato in tutti i modi di arrivare a delle soluzioni di riforma dello Stato e della società e a un certo punto ha fallito. E questo è un motivo di grande dibattito e di grande scontro col mio amico Angiolo Bandinelli, il quale mi dice: “Ma che cavolo dici… abbiamo fatto tutto quello che era possibile perché ti devi sentire fallito o sconfitto?”. Lui ha ragione… però io non ho torto…»
Molti non ricordano il suo nome. Ma se oggi in Italia esistono il divorzio, l’obiezione di coscienza, l’aborto legale, la chiusura dei manicomi, una cultura garantista che ha inciso nel diritto penale e nel dibattito pubblico, è anche e in gran parte perché c’è stato lui.
Eppure Gianfranco Spadaccia, durante la presentazione del suo libro sulla storia del Partito Radicale, parlava di fallimento. Non era falsa modestia, ma il rigore di chi non si accontentava di avere ragione. Il rigore di quella generazione radicale che non viveva la politica come carriera ma come responsabilità. Come strumento e non come fine a sé stessa. Arrestato da Segretario del Partito Radicale per la disobbedienza civile sull’aborto, che portò all’approvazione della legge 194, parlamentare, garante dei detenuti, presidente di Più Europa quando la diaspora radicale sembrava irreversibile. Sempre con la stessa intransigenza e con la stessa dedizione. E, senza dubbi, quella sua idea di “fallimento” era in realtà una forma altissima di integrità e di fedeltà alla nonviolenza, al non arrendersi ad aprire brecce se non sono funzionali a scardinare l’assetto di un sistema incapace di garantire davvero la tenuta dello Stato di diritto.
Ed oggi quella inquietudine è la nostra.
Viviamo in un Paese dove provvedimenti emergenziali e restrizioni di libertà sono tornati all’ordine del giorno e in una stagione in cui il populismo – di destra e di sinistra – considera le garanzie un fastidio. Un mondo in cui le istituzioni di difesa della democrazia e dei diritti umani sono sotto attacco. E, anziché lottare per ampliare diritti, oggi ci troviamo costretti a difendere conquiste che davamo per assodate.
Gianfranco Spadaccia oggi non si darebbe per vinto. Riempirebbe le nostre riunioni di interventi fiume e riflessioni che purtroppo mancano. Terribilmente.
Oggi non celebriamo Gianfranco Spadaccia, ma facciamo nostro il suo monito: quel “fallimento” è la misura della nostra ambizione. Quattro anni dopo la sua morte, la domanda che ci lascia è semplice e spietata: abbiamo il coraggio di pretendere di più?
Noi siamo convinti di sì. E non faremo un passo indietro.
Grazie Gianfranco!
*gli autori sono rispettivamente Segretario di Radicali Italiani e fondatore ed editore di Radio Radicale, storico tesoriere del Partito Radicale, deputato dei Radicali e Riformatori dal 1994.








