Nei secoli Fidel – I giovani del PD che celebrano Castro, in pieno riflusso neo-post-comunista

pd-giovani-castro-riflusso-neocomunista — giovani manifestanti alzano il pugno sotto bandiere rosse e un grande murale di Fidel Castro al tramonto
Carmelo Palma
19/08/2026
Orizzonti

“Condannatemi. Non importa. La storia mi assolverà”, diceva orgogliosamente il giovane Fidel Castro agli inizi della sua carriera rivoluzionaria, sfidando i giudici del regime di Fulgencio Batista.

Tra gli ultimi rimasti ad assolvere, se non a glorificare, la sua impresa politica – il regime comunista cubano sopravvissuto alla fine del comunismo sovietico – sono i giovani di un partito, il PD, nato quasi vent’anni dopo la fine del PCI, che nel centesimo anniversario della nascita di Castro hanno pubblicato sui social un post celebrativo https://www.instagram.com/p/Db_QalgiYKB/, che non avrebbe sfigurato al festival internazionale della gioventù comunista a L’Avana del 1978.

Nostalgie castriste e guevariste

Può sembrare sorprendente che nostalgie castriste e guevariste continuino ad allignare tra giovani di una sinistra che, prima della loro nascita, ha dovuto rinnegare il comunismo per legittimare la propria affidabilità, dimidiata per lunga parte della Prima Repubblica proprio dalla doppia fedeltà togliattiana: al metodo democratico e al sistema sovietico (di cui la Cuba di Castro faceva parte).

La sinistra post-comunista

Invece c’è ben poco da sorprendersi, visto che il PD alla fine dei conti si è rivelato, proprio sul piano ideale, l’ennesima incarnazione politica della sinistra post-comunista, dei suoi desideri, delle sue frustrazioni, delle sue idiosincrasie e, ovviamente, della sua doppiezza.


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Europeismo, atlantismo e immaginario politico

Dietro tutte le professioni di fede europeiste e atlantiste, che sono una precondizione di agibilità politica in una sinistra democratica occidentale malconcia e radicalizzata, ma non post-comunista, emerge sempre più frequentemente l’irrefutabile adesione a un immaginario politico-ideologico alternativo a quello liberal-capitalistico, sul piano sia interno, sia internazionale.

Un’altra idea del mondo

Il PD è ancora berlinguerianamente all’inseguimento di “un’altra idea del mondo”, per questo è sempre più riluttante a difendere l’ordine internazionale occidentalistico post Guerra Fredda, sempre più innamorato delle promesse altermondialiste dell’ideologia no global, sempre più invischiato in imposture pacifiste e in prosopopee resistenzialiste a geometria variabile, che non gli consentono di schierarsi completamente dalla parte di Kyiv, ma gli impongono il massimo di complicità col palestinismo Albanese style e di condiscendenza con la vulgata antisionista dei 25 Aprile e dei Gay Pride judenfrei.

Il ritorno di Fidel

Non c’è nulla di strano, quindi, che il vecchio e familiare Fidel, il responsabile di una catastrofe storica di violenza, miseria e menzogna tanto più grande quanto enormi erano le illusioni che aveva suscitato, torni a essere un feticcio rassicurante e un relitto a cui aggrapparsi, per galleggiare nell’oceano di equivoci di questa nuova e fallimentare terza via tra l’Occidente liberale e tutti i suoi nemici.

Il riflusso post-comunista

Però, in questo PD in pieno riflusso post-comunista, se non manca l’ambiguità, fa invece difetto la serietà che i dirigenti del partito che veniva da lontano e voleva andare lontano amavano non solo sfoggiare, ma anche coltivare. Quindi questo ritorno alle radici è perseguito con una leggerezza cazzona da gita scolastica, di cui la segretaria rappresentante di classe certamente apprezza l’entusiasmo movimentista, ma non è la più adeguata a comprendere le rovinose conseguenze.