Il messaggio di Putin al Giappone
Le isole Curili sembrano un angolo remoto del Pacifico, ma continuano ad influenzare gli equilibri strategici dell’Asia nord-orientale. La visita di Vladimir Putin a Iturup (Etorofu in giapponese) non è di certo stata una semplice tappa istituzionale: è stata una dimostrazione di sovranità, un segnale politico rivolto a Tokyo e un promemoria del fatto che alcune ferite della Seconda guerra mondiale sono ancora aperte.
Una disputa che non è mai finita
Per comprendere il significato della visita bisogna partire da una realtà spesso poco conosciuta o comunque troppo poco chiacchierata.
Le isole Curili meridionali – Etorofu (Iturup), Kunashiri (Kunashir), Shikotan e il gruppo delle Habomai – sono amministrate dalla Russia, ma rivendicate dal Giappone, che le definisce “Territori del Nord” (北方領土, Hoppō Ryōdo).
Ma perchè ciò accade?
La disputa nacque nel 1945, quando l’Unione Sovietica occupò le isole negli ultimi giorni della guerra contro il Giappone.
Da allora i due Paesi non hanno mai firmato un trattato di pace definitivo. È uno dei casi più singolari della diplomazia contemporanea: ottant’anni dopo la fine del conflitto, Tokyo e Mosca restano formalmente senza un accordo conclusivo.

La cintura delle isole Curili interposta tra il territorio giapponese e il territorio russo
Perché Putin è andato proprio lì
La visita di Putin a Iturup è stata la prima del presidente russo nelle Curili durante il suo lungo periodo al potere. In passato, però, Dmitry Medvedev era già stato sulle isole nel 2010 da presidente e nel 2019 da primo ministro, diventando il primo leader russo a visitare il territorio conteso.
La novità, quindi, non è che un leader russo si rechi nelle Curili, ma che lo faccia Putin di persona.
Durante la visita, il presidente russo ha visitato una scuola, un ospedale e un impianto per la lavorazione del pesce.
Lì, si è fermato ad assaggiare caviale e uova di pesce locali — l’ikura (いくら), le pregiate uova di salmone che in Giappone sono un ingrediente iconico della cucina nazionale, legato a una tradizione di pesca del salmone che nell’arcipelago giapponese ha radici antichissime.
C’è un paradosso quasi involontario in questo gesto: la parola stessa “ikura” non è giapponese, ma russa (икра, “uova di pesce”), un prestito linguistico che il Giappone ha fatto proprio fino a renderlo uno dei simboli più riconoscibili della propria cucina.
Una scena — ripresa e diffusa dalla televisione di Stato russa — che ha avuto un peso quasi più simbolico che gastronomico: un capo di Stato che gusta, sorridendo davanti alle telecamere, un prodotto che il Giappone ha reso proprio ma che porta nel nome l’origine russa, raccolto nelle acque di un arcipelago che Tokyo considera proprio.
È un altro modo di dire “questa terra, e quello che produce, sono miei” — fin nel linguaggio con cui lo si gusta, così come ha fatto davanti alle telecamere Putin.
Intanto, le Curili sono diventate negli ultimi anni una piattaforma strategica importantissima.
La Russia ha rafforzato la presenza militare nell’arcipelago e considera il controllo di queste isole essenziale per l’accesso al Pacifico e alla difesa del Mare di Ochotsk.
In un contesto segnato dalla guerra in Ucraina, dall’avvicinamento tra Mosca e Pechino e dal rafforzamento della cooperazione tra Giappone e Stati Uniti, la visita assume il significato di una riaffermazione della sovranità russa.
Il tempismo del viaggio, avvenuto a ridosso delle commemorazioni giapponesi della fine della guerra del Pacifico, può essere letto anche come un segnale politico, anche se questa interpretazione non è stata confermata ufficialmente da Mosca.
Un elemento rilevante è che Putin aveva già annunciato l’intenzione di visitare le isole nel 2024 e Tokyo aveva ripetutamente chiesto alla Russia di evitare un’iniziativa di questo tipo.
La risposta di Takaichi
La reazione del Giappone è stata forte e immediata. La premier Sanae Takaichi (高市早苗) ha definito la visita “assolutamente inaccettabile”, sottolineando che le isole costituiscono parte integrante del territorio giapponese dal punto di vista storico e giuridico. Il governo ha convocato l’ambasciatore russo a Tokyo per una protesta formale.
Nella sua comunicazione pubblica, Takaichi ha insistito su di un elemento che merita attenzione: un gesto di questo tipo, ha sostenuto, rende più difficile qualsiasi miglioramento delle relazioni con la Russia e accresce il risentimento dell’opinione pubblica giapponese nei confronti di Mosca. È un passaggio importante perché sposta il discorso dal piano diplomatico a quello politico interno. La questione delle Curili, spesso percepita come una situazione “congelata”, torna così ad incidere sul sentimento nazionale e sul consenso interno.
Per Takaichi, che rappresenta una delle figure più assertive del conservatorismo giapponese, la vicenda conferma una lettura più ampia: la sicurezza del Giappone non può essere separata dall’evoluzione dei rapporti con Russia, Cina e Corea del Nord.
Il Cremlino rilancia
A rendere ancora più evidente il significato politico della visita è stata la reazione di Dmitry Medvedev. In un messaggio pubblicato su X, l’ex presidente russo ha liquidato le proteste giapponesi affermando che «questo chiacchiericcio non cambierà nulla», aggiungendo che le Curili «erano, sono e resteranno terra russa».
La dichiarazione è andata oltre la semplice replica diplomatica. Medvedev ha sostenuto che chiunque metta in discussione la sovranità russa sulle isole dovrà affrontare «le mostruose conseguenze del proprio errore».
È una formulazione che rafforza l’idea di una Russia intenzionata a presentare la questione delle Curili come definitivamente chiusa e sottratta a qualsiasi negoziato.
Un nuovo clima strategico
Per anni alcuni governi giapponesi, in particolare durante l’era Abe, avevano cercato di mantenere aperto un canale di dialogo con Mosca, nella speranza di ottenere progressi su questo tema. L’invasione dell’Ucraina nel 2022 ha cambiato radicalmente il quadro. Le sanzioni giapponesi contro la Russia e la risposta del Cremlino hanno praticamente azzerato il dialogo sul trattato di pace.
La visita di Putin sembra chiudere ulteriormente quello spazio. È difficile immaginare che un presidente russo scelga deliberatamente il territorio più conteso con il Giappone senza voler trasmettere un messaggio. Quel messaggio è rivolto tanto al governo quanto all’opinione pubblica giapponese: la Russia considera la questione delle Curili sostanzialmente definita, non intende lasciare margini a negoziati sulla sovranità, e lo comunica direttamente a Takaichi, su un tema che tocca nel profondo il sentimento nazionale del Paese.
Un dettaglio che l’Europa non dovrebbe ignorare
In Europa e in Italia la propaganda russa ci ha “assuefatti” a guardare Mosca da un solo obiettivo e lato: quello dell’Ucraina. Ma il Pacifico racconta un’altra faccia della stessa medaglia: quella di un Cremlino che usa la memoria storica, la competizione territoriale e la pressione sui vicini democratici come tasselli diversi della stessa strategia di potenza.
Le Curili, in questo senso, non sono solo un arcipelago conteso ai margini della cronaca internazionale. Sono un vero e proprio banco di prova — la dimostrazione di quanto Mosca sia disposta a spingersi nell’annettere e minacciare, da Kyiv a Tokyo e con l’Europa sempre nel mirino.








