Mercosur, il rinvio che indebolisce l’Europa

Vincenzo D'Arienzo
21/01/2026
Orizzonti

Il voto del Parlamento europeo che apre alla possibilità di rinviare l’accordo Mercosur alla Corte di giustizia dell’Unione europea segna un passaggio politicamente rilevante e strategicamente discutibile. Non tanto per il merito giuridico della scelta, quanto per il suo impatto politico ed economico in una fase in cui l’Unione europea è chiamata a rafforzare – non a sospendere – la propria proiezione globale.

Il rischio è evidente: trasformare un accordo commerciale negoziato per oltre vent’anni in un dossier congelato, esposto a mesi o anni di incertezza, proprio mentre il contesto internazionale si fa più competitivo e frammentato.

Un segnale di debolezza nel contesto globale

Il rinvio dell’intesa arriva in un momento segnato da dazi, tensioni commerciali e da una crescente competizione geopolitica tra grandi aree economiche. Stati Uniti e Cina consolidano la loro influenza attraverso strumenti economici e accordi bilaterali, mentre l’Europa appare sempre più divisa e prudente fino all’immobilismo.

Bloccare l’accordo Mercosur significa rinunciare, almeno temporaneamente, a un mercato di oltre 260 milioni di persone, a nuove opportunità per l’export europeo e a un rafforzamento della presenza politica dell’UE in America Latina. Non è solo una questione commerciale:è una scelta che incide sul peso internazionale dell’Unione e sulla sua capacità di essere un attore credibile.

Agricoltura e tutele: una contrapposizione fuorviante

La difesa dell’agricoltura europea è un tema legittimo e sensibile. Le preoccupazioni di alcuni settori produttivi meritano ascolto e risposte concrete. Tuttavia, trasformare queste criticità in un argomento per bloccare l’intero accordo rischia di essere una scorciatoia politica più che una strategia efficace.

Le tutele non si costruiscono opponendosi a ogni apertura commerciale, ma negoziando regole chiare, clausole di salvaguardia, standard ambientali e sanitari vincolanti. Gli accordi commerciali moderni sono strumenti complessi, che possono – se ben strutturati – proteggere le filiere più esposte e allo stesso tempo aprire nuovi spazi di crescita.

Congelare il dossier non rafforza l’agricoltura europea: la espone piuttosto a un mondo che va avanti senza l’Europa.

Il caso italiano: un’occasione mancata

Per l’Italia, il Mercosur rappresenta un’opportunità strategica. Dalla meccanica all’agroalimentare di qualità, fino alla chimica e alla manifattura avanzata, molte imprese italiane avrebbero da guadagnare da un accesso più stabile e regolato ai mercati sudamericani.

Colpisce, in questo quadro, la divisione trasversale della politica italiana, con una maggioranza frammentata e un Campo largo incapace di esprimere una posizione coerente. Una spaccatura che indebolisce la credibilità del Paese a Bruxelles e riduce la capacità dell’Italia di incidere sui dossier strategici europei.

Rimandare, allungare i tempi, rinviare alle corti significa spesso una cosa sola: perdere influenza e spazio economico.

Europa aperta o Europa timorosa

Il voto del Parlamento europeo riflette una tensione più profonda: quella tra un’Europa che vuole restare aperta, competitiva e protagonista, e un’Europa che tende a chiudersi per timore del cambiamento. È una scelta politica, prima ancora che giuridica.

Un approccio moderato e responsabile dovrebbe puntare semmai a migliorare l’accordo, non a paralizzarlo. Rafforzare le tutele, monitorare gli impatti, accompagnare i settori più fragili: questa è la strada di un’Europa liberale che non rinuncia al commercio come leva strategica.

Il rinvio del Mercosur rischia invece di essere ricordato come l’ennesima occasione persa. E in un mondo che corre, l’Europa non può permettersi di restare ferma.


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