Memorial dichiarata organizzazione estremista in Russia: diritti umani sotto processo
Uffici chiusi, attività fermate, un intero movimento messo fuori legge dalla Russia di Putin. Memorial continua a difendere i prigionieri politici e spera nella vittoria dell’Ucraina come condizione per un’altra Russia.
Ne parliamo con Giulia De Florio, presidente di Memorial Italia, traduttrice e docente all’Università di Parma.
Che cos’è Memorial?
Memorial nasce nella seconda metà degli anni Ottanta da un gruppo di dissidenti e cittadini sovietici decisi a fare i conti con il passato repressivo sovietico e a restituire un nome alle vittime dello stalinismo. Nel 1987 a Mosca si forma il “Gruppo per la preservazione della memoria delle vittime della repressione sovietica”, che in pochi anni si allarga in un movimento diffuso.
“Nasce dove ci sono gli archivi, e gli archivi sono dov’erano i campi”, spiega Giulia. Anche in Ucraina e, col passare degli anni, negli altri paesi europei come Germania e Italia. “I gulag non sono un’esperienza solo sovietica, sono una esperienza europea che contribuisce a determinarne l’identità”.
Quasi 1200 italiani sono morti nei gulag, in maggior parte erano proprio quegli esuli anarchici e comunisti che scappavano dal fascismo, cercando in URSS il radioso avvenire.
Nel 2022 Memorial riceve il premio Nobel per la Pace insieme al difensore dei diritti umani bielorusso Ales Bialiatski e al Center for Civil Liberties ucraino, “per lo sforzo di rappresentare la società civile e documentare i crimini di potere in tre Paesi in guerra o sotto un regime autoritario”.
Dall’inizio, Memorial tiene insieme due fili: la ricerca storica sui gulag e le fucilazioni di massa e la difesa dei diritti umani nel presente. Partedalle nuove crisi che si seguiranno e dai conflitti nelle ex repubbliche sovietiche. Combatte, la memoria non basta conservarla.
Come opera in concreto?
Gli attivisti di Memorial si occupano di statistiche e monitoraggi, con alcuni casi di intervento diretto, come quello di Sergey Kovalev, che in Cecenia ha svolto un ruolo di mediazione offrendosi anche come ostaggio.
Accanto a questo, quello che Memorial ha svolto in Russia finora è soprattutto un’opera di assistenza legale ai prigionieri politici e alle loro famiglie, di dialogo con le istituzioni internazionali per i diritti umani.
L’attività di Memorial è possibile grazie alla leva sui caratteri formali della legge, per quanto ingiusta e incoerente, ancora presenti in Russia. Negli stretti limiti di questa legge, con un tasso di condanne del 99.97%, ha ancora senso affiancare un avvocato agli imputati. Nella difesa delle cause che sembrano perse si preserva la persona e la speranza per una Russia diversa domani.
“C’è un impatto reale, piccoli successi che a volte tolgono solo pochi mesi alla condanna o migliorano le condizioni di detenzione o in alcuni casi evitano la tortura.”
Non solo, spiega Giulia, “funziona anche in senso preventivo, la presenza di un avvocato e della ONG scoraggia l’accanimento”.
Lettere ai prigionieri politici e la raccolta delle ultime parole
Cita anche l’iniziativa di scrivere lettere ai prigionieri come un effetto tangibile. “Scrivere ai prigionieri significa tenere accesa l’attenzione su quella specifica persona. Una persona abbandonata è in balìa di chiunque. Chi sarà vicino al pensionato russo in galera per aver fatto una donazione all’esercito ucraino?”
Nel 2022 Memorial Italia pubblica “Proteggi le mie parole”, Edizioni E/O. Raccoglie venticinque ultime dichiarazioni, che in Russia ancora oggi possono essere rese senza limiti né censure prima della sentenza, pronunciate da persone divenute prigionieri politici.
“Alcuni prendono quel momento come la loro tribuna”, solo loro possono dire “la guerra fa schifo”, in quel momento sono “più liberi dello stesso giudice che li sta giudicando”. Nella raccolta ci sono anche persone minorenni, giornalisti, pussy riot, avvocati, “una società intera”.
I recenti sviluppi
Ad inizio Aprile viene presentata una mozione al Ministero della Giustizia russo. Il documento chiede che “il movimento internazionale Memorial sia riconosciuto come organizzazione estremista”.
In Russia fanno parte di questa lista il fondo FBK, il movimento LGBT+ russo, i satanisti, i separatisti, eccetera.
Il 9 aprile il dibattimento a porte chiuse, in un processo dove nessuno ha avuto accesso agli atti tenuti sigillati con la dicitura “Segretissimo”, dopo un paio d’ore la sentenza.

“Nessuno di noi si faceva delle illusioni“
Memorial risulterà dunque presto inserita in una lista pubblica online di organizzazioni le cui attività e i cui membri possono essere perseguitati. Non solo loro, “oggi chiunque con una spilla di Memorial sullo zaino può essere perseguito in Russia per favoreggiamento di una organizzazione estremista”.
La legge illiberale così concepita lascia uno spazio di interpretazione pressoché totale alle autorità. Proprio questa confusione è quello che cerca qualsiasi potere dittatoriale dall’autorità giuridica.
Oggi tutti gli uffici di Memorial in Russia sono stati chiusi e ogni attività si è fermata. Sollevare i temi di Memorial è sempre più pericoloso, “il regime vuole sospetto e silenzio” come da tradizione sovietica.
Ma qui Giulia risponde con la frase del poeta russo Osip Mandel’štam: “Se continuano ad avercela con noi è perché qualcosa di buono l’abbiamo fatta”. È una battuta agrodolce, ma anche il modo più semplice per dire che finché il potere teme la memoria il lavoro di Memorial ha senso.
Cosa significa questo per Memorial Italia e quale la posizione sulla guerra all’Ucraina?
Per Memorial Italia significa continuare con maggiore impegno, “dobbiamo farlo per quelle persone che non possono farlo più”.
L’obiettivo è quello di guardare a quelle parti di società resistenti e interagire con loro, “più è disumano un governo, più la società civile deve umanizzare”. Giulia parla della democrazia come un muscolo, “dobbiamo allenare quella società alla democrazia”.
“La società russa potrà cambiare solo se l’Ucraina manterrà la sua integrità territoriale”, continua. In riferimento alla guerra di aggressione russa all’Ucraina aggiunge che “esiste anche una organizzazione in Ucraina della rete di Memorial”.
Questo è un segnale di speranza, “la nostra posizione è una: l’Ucraina deve vincere questa guerra iniziata nel 2014 e allargata nel 2022, ultimo tassello di una politica imperialista che Putin ha messo a fondamento del suo regime”.
Pensare al dopo Putin è indispensabile per Memorial, “se non esistono soggetti che si prendono cura dei cittadini, non sarà possibile un rapporto sano fra Stato e popolazione”.
Il bando di Memorial come organizzazione estremista non chiude solo un capitolo della società civile russa, tenta di cancellare l’idea che la verità sulle repressioni passate e presenti è un diritto dei cittadini.








