In memoria di David Sassoli, la voce gentile dell’Europa

Alessandro Santi
11/01/2026
Radici

A quattro anni dalla scomparsa di David Sassoli, l’Europa continua a riconoscersi nel suo stile, nella sua misura, nella sua profonda umanità. Non fu soltanto Presidente del Parlamento europeo, né semplicemente un europeista convinto: Sassoli fu l’incarnazione di un’idea di Europa come comunità di destino, costruita sulla dignità della persona.

La sua storia affonda le radici nel giornalismo, mestiere che lo formò al rispetto dei fatti e delle parole. Da quella scuola Sassoli portò con sé un principio che non avrebbe mai abbandonato: la politica non è sopra la realtà, ma ne è serva. Quando nel 2019 venne eletto Presidente del Parlamento europeo, in un’Unione attraversata da sovranismi, crisi di fiducia e fratture interne, egli scelse di rimettere al centro il Parlamento come casa della democrazia europea.

L’impatto di quell’aula vuota

Durante la pandemia, Sassoli pronunciò parole che oggi risuonano come un testamento politico. In un’Aula quasi vuota, disse che l’Europa non poteva permettersi di sospendere la democrazia, nemmeno nell’emergenza. Fu sotto la sua presidenza che il Parlamento continuò a riunirsi, a deliberare, a rappresentare, dimostrando che le istituzioni non sono un lusso dei tempi felici, ma una necessità nei momenti difficili.

Il suo europeismo non fu mai ideologico. Sassoli conosceva bene la storia del continente: sapeva che l’Unione nasce dalle macerie della guerra, dal Manifesto di Ventotene, dalla consapevolezza che la pace è una costruzione politica, non un fatto naturale. Nei suoi discorsi tornava spesso il richiamo alla responsabilità storica dell’Europa, chiamata a essere spazio di diritti, di libertà e di solidarietà, non fortezza chiusa né mercato senz’anima.



Particolare attenzione dedicò ai diritti sociali, al lavoro, alla dignità dei più fragili. In questo senso, la sua visione si iscrive nella migliore tradizione del costituzionalismo europeo del secondo dopoguerra, dove libertà e giustizia sociale non sono alternative, ma condizioni reciproche. Sassoli ricordava che l’Europa non può sopravvivere se tradisce la promessa fatta ai suoi cittadini: non lasciare nessuno indietro.

La sua morte, improvvisa e prematura, ha lasciato un vuoto che non è stato colmato

Ma ha anche lasciato una traccia. In un tempo di leader urlanti e di politica ridotta a scontro permanente, David Sassoli ha mostrato che si può esercitare il potere con mitezza, senza rinunciare alla fermezza. Che si può essere europei senza arroganza, istituzionali senza essere distanti. Ricordare Sassoli oggi non è un esercizio di memoria, ma un atto politico. Significa interrogarsi su quale Europa vogliamo: se quella delle paure o quella dei diritti, se quella dei muri o quella dei ponti. La sua lezione resta lì, silenziosa ma esigente. E continua a chiederci di essere, prima di tutto, all’altezza dell’Europa che abbiamo ereditato.


Articolo in collaborazione con l’organizzazione giovanile “Generazione Europa”