Meloni, Zelensky e il tradimento dell’Ucraina

Carmelo Palma
10/12/2025
Frontiere

La riunione dell’altro ieri di Starmer, Merz e Macron con Zelensky e la ribadita solidarietà dei “volenterosi” con l’Ucraina ha suscitato la reazione rabbiosa di Trump, che ha nuovamente intimato agli aggrediti di accettare le condizioni degli aggressori e minacciato implicitamente – “state perdendo” – gli ucraini di rendere più semplice il lavoro di Putin, negando quel pochissimo, ma essenziale contributo che ancora gli Usa danno loro: supporto di intelligence e vendita di armi (pagate dagli stati europei).

Non ci vuole molto a capire che l’ostacolo europeo impedisce comunque a Trump di fare quel che vorrebbe – dare a Putin quello che chiede, disarmando l’Ucraina e presentando il conto finanziario del domani all’Ue – ma che al contempo la tenuta dell’Europa nel sostegno a Kyiv è affidata a Paesi pesantemente condizionati dalle minacce russo-americane, da forti minoranze sovraniste e putiniane e dalla dichiarata ostilità di altri Paesi – Ungheria, Slovacchia e da ieri anche la Repubblica Ceca – ufficialmente schierati col Cremlino.

In questa partita l’Italia si è sempre tenuta in equilibrio sul filo dell’equivoco e della doppiezza, col proposito dichiarato di fare da ponte tra l’Ue e la Casa Bianca e con l’obiettivo, inconfessato ma evidente, di non prendere posizioni chiare né a sostegno del blocco anglo-franco-tedesco, né del gruppo allineato con Mosca via Budapest.

Era fin troppo chiaro che a un certo punto sarebbe arrivato per Meloni il redde rationem e che non solo il pregiudizio per la Meloni del passato, ma anche lo scetticismo sulla Meloni del presente e del futuro portava a concludere che se Trump fosse andato fino in fondo lei non si sarebbe mai schierata contro di lui dalla parte di Londra, Parigi, Berlino, Varsavia e di quel blocco dei Paesi scandinavi e baltici più esposti alle minacce di Mosca.

L’incontro di ieri a Roma tra Meloni e Zelensky ha confermato che questa previsione è molto più che un’illazione. Non c’è stata una conferenza stampa comune, in cui Meloni avrebbe dovuto rispondere davanti a Zelensky alle domande dei giornalisti, senza rifugiarsi in un comunicato che non dice letteralmente nulla.
Tutte le indiscrezioni filtrate, fatte filtrare e non smentite dicono che Meloni avrebbe tentato di far trangugiare a Zelensky l’amaro calice di concessioni dolorose, mentre Zelensky le chiedeva di opporsi al disegno di Trump e di mettere il proprio peso a sostegno dei “volenterosi” europei.

Negli oltre tre anni di Governo Meloni il sostegno economico e militare dell’Italia all’Ucraina è stato letteralmente irrilevante. Rispetto alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina dopo una possibile tregua armata, l’Italia si è chiamata immediatamente fuori.
L’unico vero aiuto prestato dall’Italia all’Ucraina è che fino a oggi non ha messo il proprio peso politico in modo esplicito a favore di soluzioni apertamente anti-ucraine. Questo ha oggettivamente incrinato il fronte sovranista, sia pure con l’atteggiamento equivoco e ambivalente di cui dicevamo.

Però era chiaro che, quando fosse stata costretta a scegliere, Meloni avrebbe avuto come sola alternativa alla rottura con Trump e con i sovranisti europei il tradimento dell’Ucraina. Il momento di quel “quando” si sta avvicinando, e la scelta che farà Meloni purtroppo sembra essere annunciata.