Maia Sandu ferma i filorussi usando il pugno di ferro. Ed è giusto così

Maia sandu ferma i filorussi usando il pugno di ferro
Emanuele Pinelli
29/09/2025
Frontiere


L’antefatto

Torniamo con la memoria all’agosto 2020. In Italia eravamo impegnati a goderci la vita il più possibile dopo il confinamento forzato, sproporzionato e illegale dei mesi primaverili.

Eravamo in pochi a guardare le notizie sulla Bielorussia, dove domenica 9 agosto Lukashenko perse le elezioni contro Sviatlana Tsikanouvskaya (moglie del blogger Sergeij Tsikanouvsky, lo sfidante originario, che era già stato arrestato dal regime).
La televisione di stato comunicò dei dati del tutto improbabili che davano Lukashenko vincitore all’80%. La piazza esplose, le proteste durarono settimane.

Putin non perse tempo: giovedì 20 agosto fece avvelenare Alexej Navalny, il leader di un movimento anticorruzione che si era candidato contro di lui alle imminenti elezioni russe.
Quindi si affrettò ad offrire supporto militare e poliziesco al suo vassallo di Minsk per schiacciare le proteste.

Avevamo vinto noi


L’agosto del 2020, insomma, fu il mese in cui noi italiani respirammo per un breve attimo la libertà prima del nuovo lockdown, ma fu soprattutto il mese in cui il leale confronto internazionale tra i partigiani del modello sociale europeo e i partigiani del modello sociale russo si concluse con la vittoria dei primi.

Tsikanouvskaya aveva vinto a Minsk e Navalny avrebbe riaperto i giochi a Mosca. Due mesi più tardi anche il partito di governo a Tbilisi falsò i risultati elettorali per restare al potere, infiammando le piazze.

Se in quell’anno Putin e i suoi alleati non avessero deciso di sabotare deliberatamente i processi elettorali, disconoscendone i risultati e talvolta eliminando i concorrenti in anticipo, gli ultimi resti dell’impero sovietico sarebbero finalmente approdati all’Occidente.

Ma Putin, pronto a tutto pur di sopravvivere, scelse di alzare il livello del conflitto. A Russia, Bielorussia e Georgia riservò la repressione violenta, mentre per l’Ucraina, l’unica di cui non controllava più i palazzi del potere, iniziò a preparare addirittura un’invasione militare su vasta scala.

Il caso Maia Sandu

In questi sommovimenti, passò inosservata la piccola Repubblica Moldava (un nome artificiale inventato dai sovietici per indicare la Bessarabia, regione che in origine faceva parte del principato rumeno di Moldavia e dove la maggior parte degli abitanti ha fieramente il passaporto rumeno).
Tra il novembre 2020 e il luglio 2021 il movimento pro-Europa e anti-corruzione di Maia Sandu riuscì a vincere entrambe le tornate elettorali, quella presidenziale e quella parlamentare, approfittando dell’estrema debolezza del candidato filorusso Igor Dodon.

I moldavi, infatti, hanno qualche anticorpo in più rispetto agli altri popoli ex-sovietici.
Anzitutto vivono il costante confronto con i rumeni, che hanno aumentato la loro prosperità grazie all’ingresso nell’UE e la loro sicurezza grazie all’ingresso nella NATO.

Inoltre hanno la diaspora in assoluto più numerosa rispetto alla popolazione residente: 1,2 milioni contro 2,4. Questa diaspora conosce bene sia i pregi dell’Europa che i difetti della Russia, e si mobilita volentieri per votare, con un’affluenza che spesso supera le 300.000 persone.

Infine, i moldavi hanno la spina nel fianco della Transnistria: una striscia di territorio lungo il fiume Dniestr dove i russi dal 1992 hanno installato uno stato-fantoccio, protetto da oltre 1500 soldati e ancora pietrificato nell’epoca sovietica. Fino allo scorso gennaio, Putin ha fornito gas gratuito alla Transnistria, parte del quale poi veniva bruciato per vendere energia a pagamento al resto dei moldavi.
Un trattamento che di certo non suscitava simpatie verso il Cremlino.

Questi fattori, uniti all’abilità politica di Maia Sandu, hanno permesso per qualche anno alla piccola repubblica di sfuggire alla morsa della Russia.
Ma l’invasione dell’Ucraina ha rimesso tutto in discussione.

L’ombra dell’Ucraina


La Moldavia ha dovuto accogliere centinaia di migliaia di profughi: oggi è di gran lunga il paese che ne ospita di più rispetto al numero dei propri abitanti, nonché quello che fatica di più a sostenerli con le risorse del suo magro bilancio.

La chiusura o la distruzione dei gasdotti russi, poi, se da un lato ha di fatto annientato la Transnistria (ormai spopolata, senza corrente e senza riscaldamento), ha però fatto impennare del 600% le bollette dei moldavi.  

Infine, la piccola Moldavia fa gola a Putin, perché potrebbe diventare la rampa di lancio dalla quale aggredire alle spalle il porto ucraino di Odessa. Ricordiamo che, se oggi l’Ucraina esiste ancora come nazione indipendente, è soprattutto perché nel 2022 Odessa non venne presa.

Così, l’immensa Russia ha scatenato contro la minuscola Moldavia la più aggressiva delle sue campagne di guerra ibrida.
Le elezioni moldave dovevano consegnare il potere ai partiti filorussi, non importava a quale prezzo.

Come ha dichiarato Marco Lombardo, senatore di Azione che conosce bene il Centro moldavo per la comunicazione strategica e il contrasto alla disinformazione: “Maia Sandu non ha dovuto vincere delle elezioni, ha dovuto sventare un colpo di stato”.

Golia contro Davide


Oltre 100 milioni di euro sono stati investiti da intermediari della Russia per comprare voti (in un paese dove lo stipendio medio è di 630 euro mensili).
Non solo diverse formazioni politiche, ma anche molti preti ortodossi hanno ricevuto finanziamenti dal Cremlino per fare propaganda contro la Sandu.
Decine di migliaia di account anonimi sui social media facevano da cassa di risonanza alla propaganda russa (in un paese che ha meno abitanti di Roma).
Dalla Serbia una rete di associazioni criminali stava venendo reclutata per provocare disordini in caso di sconfitta. Nei paesi europei, invece, agenti della Russia si preparavano a lanciare falsi allarmi-bomba nelle ambasciate e nei consolati, per farli chiudere e impedire agli emigrati di votare.
4.000 siti sono stati colpiti da attacchi hacker il giorno prima del voto.

Maia Sandu e il suo primo ministro hanno sempre descritto la situazione con la massima trasparenza, e nelle ultime settimane hanno invitato in Moldavia i maggiori leader europei per aggiornarli e chiedergli supporto.
Il presidente ucraino Zelensky li ha aiutati, dichiarando davanti all’Assemblea Generale dell’ONU che la Moldavia stava per “venire persa come la Georgia” e che la comunità internazionale non avrebbe dovuto consentirlo.

Il contrattacco


Una volta preparato il terreno, la Sandu ha usato senza troppi complimenti il pugno di ferro.

Ha bandito dalla competizione elettorale due partiti (minori) il giorno prima del voto.
Ha fatto aprire solo due seggi all’estero in Russia, a fronte di centinaia in Europa.
Ha ordinato 600 perquisizioni per sequestrare armi e finanziamenti ai gruppi criminali che la Russia stava assoldando.
Ha fatto oscurare gran parte degli account che rilanciavano la propaganda russa.
In breve, ha abbandonato ogni sportività e ha deciso di far assaggiare ai suoi avversari la loro stessa medicina. Il risultato è arrivato: 55 seggi parlamentari su 101.

Dopotutto, che senso avrebbe avuto lasciare pieno spazio di manovra ai partiti filorussi, quando Russia, Bielorussia e Georgia non lasciano da anni nessuno spazio di manovra ai partiti filoeuropei?

Che senso avrebbe avuto continuare a combattere ad armi pari solo nei paesi schierati con l’Europa, mentre la Russia impedisce astutamente di farlo nei paesi schierati con lei?

Davvero l’integrità morale di Maia Sandu valeva così tanto da sacrificare ad essa più di due milioni di moldavi e (di lì a qualche mese) 40 milioni di ucraini che sarebbero stati aggrediti alle spalle?

Ma sarebbe meglio non dover forzare


Certo, per un grande paese democratico come l’Italia sarebbe inaccettabile ritrovarsi a dover adottare le stesse misure della Sandu pur di non cadere vittima della guerra ibrida di Putin.
“Bisogna agire per prevenire queste situazioni estreme” afferma il sen. Lombardo. “Evitare che la guerra ibrida abbia successo al punto tale che il nostro paese sia costretto a fare scelte simili”.

Mercoledì 1 ottobre, in Commissione Politiche europee del Senato, verrà discussa una risoluzione con cui il Senato, a conclusione dell’affare assegnato sulle ingerenze straniere, riconosce l’esistenza delle tattiche di guerra ibrida da parte di attori statali ostili e si impegna ad adottare un protocollo sulle contromisure. Sono state già depositate diverse proposte a riguardo, tra cui quella dello “Scudo Democratico” di cui Lombardo è promotore.

“Non si tratta di un attacco alla libertà di parola” sostiene. “Chiunque in Italia potrà continuare a dire tutto ciò che vuole, anche a favore di Putin. Ma bisogna evitare che questa propaganda possa contare su finanziamenti opachi dall’estero o su un ambiente digitale strutturato in modo tale da avvantaggiarla rispetto a quella opposta”.

Avere l’una o l’altra opinione non sarà mai un problema. Il problema è poter diffondere la propria opinione con strumenti che sono vere e proprie armi progettate da altri paesi per danneggiare il nostro.