Lezioni ucraine. Intervista con Tetiana Korotka

Tetiana Korotka lezioni ucraine
Antonluca Cuoco
14/04/2026
Orizzonti

Le lezioni non si danno, si prendono, diceva Cesare Pavese.
Ed anche questo inizio del 2026 sta offrendo ai cittadini occidentali in primis, ma di tutto il mondo in ogni caso, delle lezioni storiche. Dall’Ucraina all’Iran, passando per la Cina.
Il valore di vivere in democrazie liberali occidentali resta inestimabile: non a caso le file di esseri umani ci sono verso le società aperte e non per andare a vivere in regimi o in democrature.

L’invasione criminale dell’Ucraina ha rimesso tutti davanti ad un’antica sfida: quella tra il mondo libero ed i regimi illiberali, quella tra le democrazie e le loro feroci alternative.

Accade ancora, e lo vediamo quotidianamente, con le immagini della battaglia del popolo ucraino per la sua autodeterminazione, con la sua democrazia in palio. Che poi sono i nostri valori di riferimento su cui abbiamo costruito le nostre società europee, generando ricchezza e moltiplicando opportunità di benessere, da cittadini liberi. 

Con Tetiana Korotka, nominata Cavaliere dell’Ordine Della Stella d’Italia nel 2020, raccogliamo preziose riflessioni sulle conseguenze politiche ed economiche dell’invasione russa sia per l’Ucraina che per l’Europa.
I legami economici e culturali ucraino-italiani si sono sviluppati ben prima della guerra e diventeranno ancora più forti dopo di essa, anche con l’integrazione nella famiglia europea.

Tetiana Korotka dal 2015 lavora come vice del Difensore Civico per le Imprese, e dunque si confronta spesso con il governo ucraino in riferimento ai temi economici, alla pubblica amministrazione e alle riforme.

Che tipo di lavoro sta portando avanti il governo ucraino?

Sulla base del nostro lavoro con le imprese, osserviamo che il governo ucraino sta operando su due binari paralleli: da un lato, mantenere la stabilità economica in condizioni di guerra; dall’altro, prepararsi alla ripresa e all’integrazione nell’Unione Europea.

Ciò include il sostegno a settori chiave come l’energia e le infrastrutture, il miglioramento dell’ambiente imprenditoriale e l’allineamento delle normative agli standard UE.

Al contempo, l’Ucraina collabora strettamente con partner internazionali — Italia compresa — per mobilitare finanziamenti e competenze.
La Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, tenutasi lo scorso anno in Italia, è stata una tappa fondamentale per rafforzare questa cooperazione e coinvolgere i partner internazionali negli sforzi di ricostruzione. La sfida principale non è solo mobilitare capitali, ma garantire che si traducano in progetti concreti e in un’effettiva attuazione sul campo.

Quali risultati sono stati raggiunti?

Nonostante la guerra, l’Ucraina è riuscita a mantenere la stabilità macroeconomica e a tenere attivi i settori chiave dell’economia.

Le infrastrutture critiche sono state ripristinate in condizioni estremamente difficili, mentre il sostegno internazionale ha raggiunto livelli senza precedenti. Ad esempio, nel 2025 la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo da sola ha mobilitato circa 2,9 miliardi di euro a favore dell’economia ucraina, inclusi finanziamenti commerciali e sovvenzioni.

Osserviamo inoltre un coinvolgimento sempre maggiore delle imprese europee, compresi i gruppi italiani, in particolare nei settori dell’energia, delle infrastrutture e della produzione industriale.

Quali prospettive future possiamo immaginare? Ci sarà necessità di ricostruire infrastrutture e vita economica del paese…

La ripresa dell’Ucraina sarà strettamente legata al suo processo di integrazione europea.

Al contempo, la sicurezza rimane la condizione primaria e imprescindibile per qualsiasi ricostruzione e investimento. Senza un ambiente stabile e sicuro, infatti, risulta estremamente difficile per le imprese impegnare capitali e per i progetti procedere concretamente.

L’attenzione non è quindi rivolta solo alla ricostruzione delle infrastrutture, ma anche al rafforzamento della resilienza dei sistemi critici — in particolare energia, trasporti e logistica — che sono fondamentali per lo svolgimento delle attività economiche.

Per raggiungere questo obiettivo, sarà necessario attrarre investimenti privati su larga scala. A tal fine, la priorità è garantire regole prevedibili, una preparazione efficiente dei progetti e la capacità di realizzarli in tempi rapidi.

Sulla scia degli esiti positivi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina tenutasi in Italia, si apre ora un’opportunità chiara per approfondire la collaborazione con i partner europei, incluse le imprese italiane, sia nella fase di ricostruzione sia nello sviluppo economico di lungo termine.

In tanti, anzi troppi avevano sottovalutato cosa possa essere avere uno spregiudicato ex colonnello del KGB al Cremlino. La realtà ce lo ha ferocemente ricordato. E voi ucraini siete in prima linea a difendere libertà e mostrare a noi italiani ed europei quanto c’è in gioco. Cosa si è imparato?

Una delle lezioni chiave è che sicurezza e resilienza economica sono profondamente interconnesse.

L’esperienza ucraina dimostra che, anche in condizioni estreme, l’attività economica può essere mantenuta — ma ciò dipende dal funzionamento delle infrastrutture critiche e dalla capacità delle istituzioni di adattarsi con rapidità.

Allo stesso tempo, la resilienza non è solo istituzionale, ma anche sociale. Il livello di auto-organizzazione, supporto reciproco e adattabilità di cittadini e imprese ha svolto un ruolo cruciale nel preservare la continuità economica.

Questa esperienza ha inoltre evidenziato l’importanza della cooperazione internazionale. Il sostegno dei partner europei, Italia inclusa, è stato fondamentale sia per garantire la stabilità sia per alimentare gli sforzi di ripresa a lungo termine.

Luigi Einaudi scriveva che «sovra ogni altra cosa è necessario distruggere le idee da cui la guerra è stata originata. Tra le quali idee feconde di male, se condotte alle loro estreme conseguenze, quella del dogma della sovranità assoluta e perfetta in se stessa è massimamente malefica».

Immagino che Luigi Einaudi abbia sottolineato l’importanza di una cooperazione internazionale basata su regole condivise, principio fondante del progetto europeo.

Al tempo stesso, la realtà odierna ci ricorda che la sicurezza è un presupposto imprescindibile per uno sviluppo sostenibile e un progresso economico. Senza sicurezza, infatti, risulta difficile garantire stabilità, attrarre investimenti e costruire partnership durature.

Per l’Ucraina, la strada da percorrere è quindi duplice: da un lato, rafforzare le istituzioni e allinearsi agli standard europei; dall’altro, garantire la resilienza delle infrastrutture critiche e dei sistemi economici.

In termini pratici, ciò significa creare un contesto in cui le imprese — comprese quelle europee — possano operare con fiducia, investire e contribuire attivamente allo sviluppo economico di lungo periodo.