Le donne afghane senza libertà: è colpa anche di noi italiani
In Afghanistan le donne non vanno a scuola. Non lavorano, non votano, non parlano. Ma, soprattutto, non disturbano. La notizia di qualche giorno fa in cui il regime talebano ha spento internet in tutto il Paese non ha scandalizzato nessuno. Nemmeno gli scandalizzati di professione, sempre pronti a sfilare per ogni causa purché sia facilmente convenzionabile in un tweet. L’Occidente, che si accende per ogni presunta offesa ai diritti in casa propria – reali o presunte che siano – si spegne proprio dove quei diritti vengono cancellati con la brutalità del fanatismo istituzionalizzato.
Quarantotto ore di stop alla libertà, una decisione ufficialmente giustificata con la necessità di “promuovere la moralità pubblica” e “prevenire il vizio”. Tradotto: censura totale.
Un blackout digitale che non ha solo interrotto le comunicazioni, ma ha tagliato l’ultimo filo che legava quelle donne al mondo. Le stesse donne già escluse dalla scuola, dal lavoro, dalla vita pubblica, si sono ritrovate private anche dell’unica finestra aperta sul presente.
Oggi come oggi, in Afghanistan, una ragazza di tredici anni non può frequentare la scuola; è l’unico Paese al mondo dove l’istruzione femminile è vietata oltre la scuola primaria. Per loro, l’accesso a internet non è un passatempo o un privilegio, ma un’ancora di salvezza. Significa poter apprendere, formarsi, informarsi, sperare.
Eppure, nessuna grande mobilitazione. Nessuna piazza gremita di cartelli. Le capitali europee, così sensibili a ogni battaglia di superficie, non trovano il tempo di alzare la voce per chi, di voce, non ne ha.
Il punto non è spiegare ai talebani la libertà. La temono, e proprio per questo la reprimono. Sanno bene che la libertà è incompatibile con il controllo totale. Il punto è ricordarlo a noi: ricordarci cosa succede quando ci si abitua all’idea che i diritti siano acquisiti per sempre, che basti nascere in un certo luogo per poterli dare per scontati. Non è così, non lo è qui, non lo è altrove. I diritti non sono una proprietà ereditaria bensì una responsabilità collettiva.
E anche questo, va detto, è un po’ colpa nostra. Di noi Occidentali, inclusi noi italiani.
Nel 2021, dopo vent’anni di presenza militare, ce ne siamo andati via di fretta e furia, lasciando alle spalle un Paese fragile, già stanco, e totalmente impreparato a reggere da solo. Ce ne siamo andati, e i talebani sono tornati. Le donne e i giovani afghani lo sapevano. Lo avevano previsto. Lo avevano detto, lo avevano urlato. Lo ricordiamo tutti quel giorno: ragazzi e ragazze che si aggrappavano agli aerei nel disperato tentativo di cambiare mondo.
Alcuni sono caduti nel vuoto, letteralmente. Ma il vuoto più grande è quello che abbiamo lasciato noi. Per questo ogni diritto negato al mondo dovrebbe riguardarci, perché ci ricorda che la libertà, o è universale, oppure è una comoda illusione. Le donne afghane non chiedono gesti eroici, né salvataggi spettacolari.
Chiedono attenzione. Chiedono che le poche organizzazioni umanitarie che ancora operano nel Paese non vengano lasciate sole. Chiedono, in fondo, che chi ha il privilegio della libertà se ne ricordi, e lo eserciti. Chi vive in Paesi liberi si comporti da cittadino, e non da spettatore.
Poiché, con quel poco che hanno, non chiedono neppure troppo – quindi: o si sta dalla parte della libertà, sempre e ovunque, oppure si accetta, per quieto vivere, che ci siano luoghi dove esser donna significa non poter esser nulla.

La verità è che il coraggio delle donne afghane, per quanto silenzioso, esiste, ed è così silenzioso che sembra non esistere. Ma c’è. È un coraggio che non fa rumore ed è forse per questo che non lo ascoltiamo. Perché quel filo tagliato dall’oscurantismo non è il primo. Anni fa, i talebani tagliavano anche i fili agli aquiloni dei bambini. Il venerdì, che per tradizione era il giorno in cui il cielo si riempiva di colori e libertà, è diventato un giorno vuoto. Ecco cosa succede quando si tagliano i fili: cadono gli aquiloni, si spengono gli schermi, si spezza il futuro.









