La repressione digitale di Mosca: VPN e ricerche online sotto attacco
La Duma di Stato russa ha approvato un disegno di legge che introduce sanzioni contro i cittadini che effettuano ricerche online di contenuti considerati “estremisti”, considerando come aggravante l’uso di strumenti per l’anonimato in rete, come le VPN. L’emendamento che stabilisce queste misure è stato inserito il 14 luglio, pochi giorni prima della seconda lettura parlamentare, in un disegno di legge inizialmente focalizzato su violazioni amministrative nel settore dei trasporti e della logistica (iStories).
VPN: Cosa Sono e Perché Sono Importanti
Le VPN (Virtual Private Network) sono tecnologie di anonimizzazione e protezione dei dati che permettono di stabilire una connessione sicura e criptata tra il dispositivo dell’utente e un server remoto. Tutto il traffico Internet viene incanalato in un tunnel cifrato, che lo rende illeggibile per provider, governi o soggetti terzi. Inoltre, la VPN nasconde l’indirizzo IP reale dell’utente, sostituendolo con quello del server, rendendo difficile risalire alla sua identità o localizzazione.
Le VPN sono utilizzate legalmente in tutto il mondo da giornalisti, attivisti, ricercatori e utenti comuni per proteggere la propria privacy, aggirare la censura e accedere a contenuti bloccati. Proprio per la loro capacità di garantire anonimato e sicurezza, queste tecnologie sono spesso osteggiate dai regimi autoritari, che le considerano una minaccia al proprio controllo informativo.
La Criminalizzazione dell’Anonimato in Rete
La nuova legge russa non si limita a vietare l’uso delle VPN per l’accesso a contenuti censurati: prevede sanzioni fino a 80.000 rubli per chi pubblicizza servizi VPN e fino a 500.000 per le organizzazioni. I fornitori e i dispositivi di rete che consentono l’accesso a risorse bloccate sono anch’essi passibili di sanzioni.
L’utilizzo di una VPN in qualunque reato informatico viene ora considerato un’aggravante, trasformando di fatto una misura di protezione personale in un elemento accusatorio.
La legge vieta inoltre la condivisione di SIM card e account online, con l’obiettivo di legare ogni identità digitale a un utente fisico tracciabile. In un contesto in cui la sorveglianza si rafforza, l’anonimato viene trattato come sospetto — e punito.
Secondo diverse organizzazioni internazionali, questa legge rappresenta la più estesa e sistematica offensiva contro la libertà digitale mai attuata nella storia della Russia (Amnesty International, HRW).
Che cos’è “estremismo” secondo la Russia
In Russia, il concetto di “estremismo” è strumentalizzato in modo ampio e arbitrario per colpire qualsiasi forma di dissenso. Le autorità includono in questa categoria contenuti sui social media, materiali religiosi, testi che trattano di tematiche LGBT, o semplici espressioni culturali.
Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l’Europa Orientale, ha sottolineato che possono essere etichettati come estremisti libri che parlano di relazioni omosessuali, post dell’opposizione o immagini satiriche, come il meme raffigurante Putin truccato su sfondo arcobaleno, oggi presente ufficialmente nella lista federale dei materiali estremisti (#4071).
Estremismo e persecuzione nei territori occupati
Questa definizione estesa di estremismo viene sistematicamente applicata nei territori ucraini occupati, dove le autorità russe reprimono ogni manifestazione di identità ucraina.
Secondo Olha Skrypnyk del Crimean Human Rights Group, la strategia russa comprende istruzioni dettagliate ai servizi di sicurezza per perseguire cittadini ucraini, cancellare la resistenza e distruggere ogni forma di identità nazionale.
Sono vietati siti web, documenti storici, testi scolastici e persino materiali sul genocidio dell’Holodomor. A gennaio 2023, tutte le scuole della regione occupata di Luhansk hanno ricevuto l’ordine di rimuovere una lista di libri “estremisti”, inclusi testi pubblicati dopo l’inizio dell’invasione nel 2014.
Gli studenti che usano app per l’apprendimento a distanza o accedono a contenuti scolastici ucraini possono essere etichettati come “estremisti”.
In questo contesto, la repressione è ancora più marcata: è sufficiente leggere notizie ucraine, ascoltare musica in lingua ucraina o utilizzare una VPN per contattare familiari per incorrere in persecuzioni.
Secondo il Kharkiv Human Rights Protection Group, una donna della regione occupata di Luhansk è stata condannata a 10 anni di carcere per “terrorismo ed estremismo” dopo aver effettuato una donazione a un’organizzazione ucraina oggi non più esistente.
In questi territori, le VPN rappresentano spesso l’unico strumento per informarsi, comunicare, sopravvivere digitalmente.

Il Caso Iran: Quando le VPN Sono una Necessità
Un caso emblematico dell’importanza delle VPN nei contesti autoritari è l’Iran, dove l’accesso a Internet è stato limitato dopo attacchi aerei israeliani. Nonostante un divieto formale del governo iraniano, l’utilizzo di VPN è aumentato del 707% in pochi giorni, secondo Top10Vpn.
I cittadini iraniani le usano per aggirare i blocchi, accedere a notizie estere e comunicare in sicurezza. Anche se la censura colpisce anche i servizi VPN, queste tecnologie rimangono uno strumento essenziale di sopravvivenza digitale.
La Privacy Come Diritto da Difendere
La nuova normativa russa rappresenta un grave attacco ai diritti digitali e alla libertà d’informazione. In un mondo in cui la sorveglianza è sempre più pervasiva, strumenti come le VPN non sono un lusso o una scorciatoia: sono difese fondamentali per il diritto alla riservatezza, all’identità e all’accesso a fonti indipendenti — e in quanto tali va garantito il diritto di accedervi in ogni parte del mondo.
È fondamentale che la comunità internazionale condanni con forza queste derive e offra protezione legale e asilo a chi viene perseguitato per ciò che cerca o legge online. Ma è altrettanto importante sostenere la ricerca, lo sviluppo e la diffusione di tecnologie per la privacy, come VPN open source, reti cifrate e infrastrutture decentralizzate.
In quest’ottica, l’uso della crittografia end-to-end, oggi adottata da molte app di messaggistica sicura, rappresenta un ulteriore baluardo contro la sorveglianza e la censura.
In un’epoca in cui anche il silenzioso atto di informarsi può costare la libertà, l’anonimato digitale è diventato un diritto umano da difendere.









