Il Kill-Switch Americano e la nostra ricerca di sovranità tecnologica
Venerdì 12 giugno, le 17:21 a Washington. Il governo degli Stati Uniti ordina ad Anthropic di chiudere i suoi due modelli più potenti a ogni cittadino non americano. Ma dietro un’API non si controlla un passaporto. Poche ore dopo, Claude Fable 5 e Mythos 5 sono spenti per tutti. È la prima volta che un governo spegne un’intelligenza artificiale già distribuita al pubblico.
Da OpenAI ad Anthropic
Nel 2021 Dario e Daniela Amodei lasciarono OpenAI sostenendo che la velocità con cui l’azienda sviluppava i suoi modelli fosse incompatibile con la sicurezza. Fondarono immediatamente Anthropic, oggi madre di Claude e principale rivale di OpenAI, con la sicurezza come missione fondativa.
Lo Scontro col Pentagono
Nel 2025 l’azienda degli Amodei ha firmato un accordo da 200 milioni di dollari con il Pentagono, ponendo però due condizioni: niente sorveglianza di massa sui cittadini americani, niente armi autonome letali. Claude è così entrata nei sistemi del Pentagono e, secondo ricostruzioni di Wall Street Journal e Washington Post, è stata utilizzata nell’operazione che ha portato al sequestro di Maduro e, a febbraio, nel targeting degli attacchi contro l’Iran, identificando oltre mille obiettivi nelle prime 24 ore.
Quando però il Pentagono ha provato a spingersi oltre i paletti concordati, Anthropic non ha ceduto. Ne è nato uno scontro con Washington, che è arrivata a minacciare l’azienda della designazione di “supply chain risk”, un’etichetta solitamente riservata a società straniere considerate ostili. È in questo clima già teso che, mesi dopo, arrivano sulla scena Fable 5 e Mythos 5.
Cosa sono Fable e Mythos?
Il 9 giugno Anthropic rende pubblico Fable 5 che, secondo l’azienda, è il modello più capace mai distribuito su larga scala. Le sue capacità riguardano principalmente il ragionamento complesso, il coding e il lavoro agentico, cioè la capacità di portare avanti compiti complessi in autonomia, senza una supervisione costante.
Fable è considerato una versione “addomesticata” di un modello ben più potente, Mythos, che però non è mai stato reso pubblico: dall’aprile 2026 il suo utilizzo è infatti riservato a una cinquantina tra aziende ed enti governativi riuniti nel Project Glasswing. Il motivo di tale cautela è che Mythos possiede capacità cyber offensive mai viste prima, al punto che nei test di sviluppo interni Anthropic lo ha visto identificare migliaia di falle in poche ore, come confermato dall’UK AI Security Institute.
A soli tre giorni dal lancio di Fable, il 12 giugno, il Dipartimento del Commercio americano ha deciso di bloccare l’utilizzo di entrambi i modelli per ragioni di sicurezza nazionale.
Il pretesto
Il blocco del Dipartimento del Commercio non si è però limitato agli utenti di Fable e Mythos ma è stato allargato a chiunque non sia cittadino USA, inclusi i dipendenti di Anthropic senza passaporto americano. Tutto è partito da una lettera che il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha inviato a Dario Amodei il 12 giugno, da quel momento Fable 5 e Mythos sono sottoposti a controlli all’esportazione immediati. Questi modelli si usano soprattutto tramite API, le interfacce con cui un software si collega direttamente al modello e che funzionano come una porta che risponde a chiunque la interroghi. Non potendo distinguere in tempo reale gli utenti americani da quelli stranieri, Anthropic ha scelto di spegnere entrambi i modelli per tutti.
Nella lettera non comparivano dettagli tecnici sulla presunta minaccia alla sicurezza nazionale e una ricostruzione circolata nelle ore successive racconta di un’azienda concorrente che avrebbe dimostrato alla Casa Bianca un jailbreak, una tecnica che forza il modello ad aggirare le proprie restrizioni di sicurezza, su Fable 5. Anthropic ha replicato seccamente sostenendo che si tratterebbe di una vulnerabilità minore e già nota, ottenibile anche con GPT-5.5, modello tuttora accessibile.
Secondo fonti di Axios, inoltre, l’amministrazione avrebbe già tentato di bloccare il lancio di Fable 5 prima ancora che uscisse. Il presunto jailbreak potrebbe quindi essere stato più un’occasione colta al volo che la causa reale del blocco. Per chi vive a migliaia di chilometri da Washington, una domanda diventa inevitabile: se il blocco non risparmia nemmeno l’azienda che li ha creati, cosa significa per chi quei modelli li usa soltanto?
Non è un problema di utenti
Il fatto che qualche sviluppatore abbia trovato le chiavi API spente è solo il sintomo. Il vero problema è che un continente intero ha scoperto di affittare la propria infrastruttura digitale da un governo che può revocare il contratto senza preavviso e senza spiegazioni.
E non è successo con un’azienda allineata al governo americano, tutt’altro: pochi mesi fa si è dimostrata disposta a fare causa al proprio governo pur di non cedere. Ma non è bastato. È bastata una lettera.
La logica che ha spento Fable 5 non si ferma agli LLM di frontiera. Sotto i modelli c’è lo strato che regge l’Europa di tutti i giorni: ministeri, ospedali, banche, università girano su AWS, Microsoft Azure, Google Cloud. Tre aziende americane controllano oltre il 70% del mercato cloud europeo. E qui non serve nemmeno una lettera straordinaria, perché il CLOUD Act lo prevede già per legge: un fornitore americano deve rispondere alle richieste di Washington ovunque siano archiviati i dati, e nessuna “European Sovereign Cloud” di Amazon cambia la nazionalità di chi la possiede.
Farrell e Newman l’hanno chiamata weaponized interdependence: chi controlla i nodi della rete trasforma l’accesso in arma. Nel 2025 Microsoft ha sospeso i servizi a utenti sanzionati. Il precedente di Anthropic non apre una porta nuova. Mostra solo quanto è larga quella che era già aperta.
La sovranità tecnologica è fattibile?
In una coincidenza quasi comica, nove giorni prima della lettera di Lutnick, la Commissione aveva presentato il suo pacchetto più ambizioso sulla sovranità tecnologica. Ma la volontà politica, da sola, non basta: i trattati impediscono all’Unione di muoversi come una potenza unitaria.
La ricerca e lo sviluppo tecnologico sono una competenza concorrente parallela: Bruxelles può finanziare e coordinare, non può accentrare né scavalcare i ventisette. I trecento miliardi stimati per l’autonomia non si mobilitano come fanno Washington o Pechino, con una decisione dall’alto, ma vanno negoziati Stato per Stato, mercato dei capitali per mercato dei capitali.
Gli asset, intanto, esistono e non sono marginali: ASML e il suo monopolio sulle macchine per i chip più avanzati, il supercomputer JUPITER acceso a Jülich, e soprattutto Mistral, l’unico laboratorio di frontiera del continente. Con una frazione dei capitali raccolti dai rivali americani, i suoi modelli inseguono Claude e GPT a meno di un anno di distanza, e l’ingresso di ASML come primo azionista nel 2026 mostra un’industria europea che ha smesso di lasciare i propri campioni a Silicon Valley.
Ma sono asset dispersi, e il calcolo lo dimostra: l’Europa controlla meno del 5% della potenza di calcolo di frontiera mondiale. JUPITER monta 24.000 chip Nvidia, il solo Colossus di xAI ne supera 200.000.
Una leva ci sarebbe. L’articolo 122 del Trattato, la clausola di solidarietà per le crisi di approvvigionamento, è stato piegato nel 2025 a strumento geopolitico con SAFE, i 150 miliardi di prestiti per la difesa. Si potrebbe fare lo stesso per la tecnologia. Ma è l’eccezione che conferma la regola: all’Europa serve un’emergenza per accentrare ciò che gli Stati Uniti fanno per impostazione predefinita.
L’emergenza europea
Nel breve-medio periodo l’Europa non raggiungerà una sovranità tecnologica piena. Non è per mancanza di ingegneri o di miliardi, ma per come è costruita. Finché la ricerca resta una competenza che Bruxelles può solo finanziare e mai comandare, questi trecento miliardi non si mobilitano: si negoziano, ventisette volte, mentre Washington decide in un pomeriggio di venerdì.
Raggiungere la sovranità digitale non significa rincorrere un modello di frontiera, ma ristrutturare l’architettura dell’Unione.
Il kill-switch del 12 giugno, spegnendo un modello AI, ha acceso una domanda che l’Europa preferisce non sentire: vogliamo la sovranità, o solo il diritto di lamentarci quando ce la tolgono?








