Intervista al Premio Nobel Oleksandra Matviichuk: “Premiare un aggressore non porta mai pace”
“Premiare un aggressore non ha mai portato pace, rende solo la sopraffazione più vantaggiosa del rispetto delle regole. Chi si professa neutrale in questa situazione semplicemente sta dalla parte di chi usa la forza per ottenere ciò che non gli spetta”.
Oleksandra Matviichuk, fondatrice e leader del Centro per le Libertà Civili, organizzazione ucraina insignita con il Premio Nobel per la Pace nel 2022, non usa mezzi termini. Corporatura minuta, voce calma, ma determinata e lo sguardo fiero di chi non intende lasciare spazio ad interpretazioni, davanti ad un caffè americano, in un piccolo locale al centro di Kyiv, accetta di parlare della guerra, dell’Europa e del futuro del suo paese.
A proposito del Premio Nobel assegnato al Centro per le Libertà Civili nel 2022, quanto è importante che il più alto riconoscimento per la pace venga assegnato ad una organizzazione di un Paese in guerra?
È una situazione quasi paradossale, proprio perché abbiamo ricevuto il Premio Nobel per la Pace durante una guerra, una guerra per giunta molto sanguinosa, in cui la Russia usa crimini di guerra come metodo ordinario per condurre il conflitto, mentre milioni di ucraini soffrono. Credo che lo scopo sia quello di dare finalmente voce a chi difende i diritti umani, perché per decenni non siamo stati ascoltati. Per molto tempo ci è stato detto che la pace e i diritti umani sono indissolubilmente legati e che gli stati che violano gravemente i diritti umani, come la Russia, rappresentano una minaccia non solo per i propri cittadini, ma per la pace e la sicurezza in generale. Ora questo Premio Nobel per la Pace lo ha reso chiaro.
Alcuni, anche in Italia, sostengono che sia l’Ucraina a non volere la pace, rifiutandosi di rinunciare ai territori occupati e disarmarsi. Cosa ne pensa di queste affermazioni? Può esserci pace senza giustizia?
È molto ingenuo pensare che se si premia l’aggressore con una nuova conquista territoriale, questo si fermerà. Non funziona con la Russia. Anche lì si usa il proverbio: “L’appetito vien mangiando”. Nel 2014, quando la Russia occupò la Crimea e parte delle regioni orientali dell’Ucraina, l’Ucraina firmò i cosiddetti accordi di Minsk. E come ha usato la Russia questi otto anni di “accordo di pace”? Ha trasformato la Crimea in una gigantesca base militare e aumentato la sua presenza nelle regioni orientali per preparare i suoi piani di attacco. La Russia ha anche prodotto proiettili di artiglieria, ha preparato l’economia per la successiva ondata di sanzioni, ha addestrato l’esercito e infine ha iniziato una guerra su larga scala. Perché questa è la natura di ogni impero. L’impero ha un centro ma non ha confini. E queste sono esattamente le parole usate da Vladimir Putin. Secondo lui i confini dello stato russo sono infiniti.
Una guerra tra sistemi, non solo tra Stati
Se dovesse descrivere che tipo di guerra la Russia sta combattendo contro l’Ucraina, quali parole userebbe?
Direi che questa non è solo una guerra tra due stati, è una guerra tra due sistemi: l’autoritarismo e la democrazia. Perché con questa guerra Putin cerca di convincere il mondo intero che un paese con un forte potenziale militare e un arsenale nucleare può rompere l’ordine mondiale, dettare le sue regole all’intera comunità internazionale e persino modificare con la forza i confini riconosciuti a livello internazionale. Se Putin ci riuscirà, incoraggerà altri leader autoritari in diverse parti del mondo a fare lo stesso. Ed è per questo che gli ucraini non stanno combattendo solo per se stessi, stanno combattendo per l’ordine mondiale che si basa sulla Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale.
Nel 2022 il Premio Nobel è stato assegnato a tre organizzazioni, una ucraina, una russa e una bielorussa. Il Centro per le Libertà Civili è l’unica di queste libera di operare nel proprio Paese e i cui leader non sono stati incarcerati. A che punto è l’Ucraina sulla strada della democrazia?
Quando abbiamo ricevuto il Premio Nobel per la Pace, il capo di Viasna, Ales Bialiatsky, è stato incarcerato, e solo pochi mesi dopo è stato mandato in prigione anche il capo del Centro russo per i diritti umani Memorial, Oleg Orlov. Quindi ero l’unica rappresentante di tutte e tre le organizzazioni ad essere libera. Poi, fortunatamente il mio collega russo, Oleg Orlov è stato inserito in uno scambio di prigionieri e rilasciato. Ma questo fa pesare su di noi un’ulteriore responsabilità. Stiamo facendo del nostro meglio per fermare le morti, per fermare le morti sui campi di battaglia, nelle retrovie e nei territori occupati.
Molti, soprattutto all’estero, sono stati sorpresi nel vedere scendere in piazza migliaia di ucraini contro le leggi anticorruzione, perché nessuno si aspettava che in un paese in guerra una questione come la lotta alla corruzione sarebbe stata percepita come una priorità. Per cosa stanno lottando gli ucraini?
Ci tengo a spiegare che questa protesta non è stata un segno di debolezza. Questa protesta è stata un segno di forza. L’Ucraina ha dimostrato ancora una volta che la sopravvivenza, la forza vitale e la fonte della nostra resilienza sono la democrazia, la libertà di parola, la convinzione della gente comune di poter fare cose straordinarie, di avere potere decisionale e di poter influenzare la politica statale. E guardate cosa è successo. Quando il parlamento ucraino ha approvato la legge che minaccia l’indipendenza degli organismi anticorruzione, la gente comune durante la guerra su larga scala si è fatta sentire. Hanno detto: “Non va bene, siamo preoccupati per il nostro futuro europeo. Quindi tornate al lavoro e cambiate tutto”. E il parlamento ucraino lo ha fatto. Ancora una volta abbiamo dimostrato che non siamo perfetti, ma siamo pur sempre una democrazia. Siamo, se vogliamo, una nazione in transito. Dobbiamo fare molti compiti a casa per completare le riforme democratiche. Ma siamo sulla strada giusta. E ciò che a volte si sottovaluta è che stiamo realizzando queste riforme non in un periodo di pace, ma in un periodo di guerra su larga scala.
Difendere la democrazia, guardando all’Europa
Anche durante la cerimonia per il Nobel, ha affermato chiaramente che il Paese attaccato non può deporre le armi. Perché pensa che sia così difficile far capire alla gente che l’autodifesa è un diritto, mentre il desiderio di opprimere non lo è?
Perché alcune persone si limitano ad imitare il pacifismo. Chi è un vero pacifista per me? Sono le persone coraggiose e oneste in Russia che hanno organizzato proteste contro la guerra e sono state incarcerate. Quelli sono veri pacifisti. Perché hanno cercato di fermare il loro Paese, l’aggressione armata. E hanno pagato un prezzo alto solo per questo tentativo. Sanno anche di non poter fermare Putin, ma hanno la dignità umana di parlare apertamente di questo. Di dire che è un crimine, che è immorale. Le persone che imitano il pacifismo non sanno come fermare Putin, ma vogliono che il loro Paese smetta di sostenere l’Ucraina. Cosa hanno da proporre, data la differenza di potenziale tra Ucraina e Russia? La Russia ha potere di veto all’ONU, armi nucleari, petrolio e gas, il che significa un sacco di soldi, 140 milioni di abitanti. La Russia, all’inizio di una guerra su larga scala, era l’undicesima potenza economica della Terra. Quindi, il potenziale è molto diverso. Se in una situazione del genere non si aiuta l’Ucraina a resistere all’aggressione russa, e si dice di essere pacifisti, cioè neutrali, si sta solo aiutando la Russia a occupare l’Ucraina. Questo non porta alla pace, porta all’occupazione russa. E l’occupazione è sempre una guerra, solo in una forma diversa. Perché l’occupazione non diminuisce la sofferenza umana, la rende solo invisibile. E l’occupazione russa è orribile. Perché significa sparizioni forzate, torture, stupri, negazione dell’identità, adozione forzata dei propri figli, campi di filtrazione e fosse comuni. E queste persone, probabilmente, non pensano ai milioni di ucraini, che ora sono soli con gli occupanti in questi territori. Non possiamo lasciarli soli a subire torture e morte. È immorale.

Essere neutrali significa quindi stare dalla parte dell’aggressore?
Basta ricordare le parole di Desmond Tutu, il famoso premio Nobel sudafricano, che è stato uno dei principali protagonisti dei comitati di riconciliazione: “Se sei neutrale in una situazione di ingiustizia, significa solo che ti schieri dalla parte dell’oppressore”.
Dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca, non sembra un buon momento per la democrazia in tutto il mondo. Come possiamo difenderci da coloro che credono che il mondo debba essere governato dalla legge del più forte?
Dobbiamo promuovere le nostre ragioni. E dobbiamo rafforzare queste parole con le nostre azioni. Come ucraini, stiamo pagando un prezzo altissimo solo per avere la possibilità di costruire un paese in cui i diritti di tutti siano tutelati, il governo sia responsabile, la magistratura sia indipendente e la polizia non picchi gli studenti che manifestano pacificamente. Stiamo pagando un prezzo altissimo per fermare il male. Perché per noi, “mai più” non è solo un modo di dire. Non ci limitiamo a dire semplicemente “mai più campi di concentramento”, “mai più cancellazione d’identità”, “mai più distruzione fisica di intere nazioni”. Abbiamo portato queste parole sui campi di battaglia.
Durante la sua recente visita a Roma, nel corso di un incontro, ha detto: “Prendetevi cura della vostra democrazia”. Come possiamo farlo?
Dobbiamo portare avanti due compiti parallelamente. Cosa intendo? So che molte persone nelle democrazie ben sviluppate sono arrabbiate. Perché le loro democrazie non sono ideali e non risolvono molti problemi, come ad esempio la disuguaglianza sociale. Tuttavia, queste persone hanno ereditato la democrazia dai loro genitori. Non hanno mai lottato per la democrazia. Hanno iniziato a dare per scontati i diritti umani, perché non hanno idea di come si viva sotto un governo autoritario. Possono prendersi il lusso di considerare la libertà come fosse una scelta tra diversi formaggi al supermercato. Sono diventati semplici consumatori di libertà. Quindi questi sono i due compiti, che dobbiamo portare avanti parallelamente. Dobbiamo perfezionare la nostra democrazia e dobbiamo proteggerla. Perché anche la nostra democrazia non è perfetta, ma è senza dubbio migliore di un regime autoritario. D’altra parte l’alternativa alla nostra democrazia imperfetta qual’è?
Parliamo di Europa. L’Ucraina vuole entrare nell’UE. Per questo motivo, l’Ucraina ha fatto due rivoluzioni ed è in guerra da 11 anni. Qualcuno potrebbe dire che credete nell’Europa più degli europei.
Prima di tutto, voglio precisare che l’Ucraina è Europa. Perché l’Europa non è solo un concetto geografico. L’Europa è una scelta di valori. E quando chiedi alla gente comune in Ucraina perché vuole entrare nell’Unione Europea, queste persone non hanno idea di come funzioni il Parlamento europeo. Ti risponderanno con un linguaggio di valori e cioè che vogliamo tornare alla dimensione civile europea. Probabilmente non siamo nati europei, perché io, ad esempio, sono nata in Unione Sovietica, ma siamo diventati europei con la nostra lotta. Quindi, l’Ucraina è l’Europa. È parte dell’Europa. E non è la parte peggiore, devo dire. Perché non conosco nessun’altra nazione che abbia donato il proprio sangue per i valori della bandiera europea. Solo gli ucraini lo hanno fatto.

L’Europa sostiene l’Ucraina, ma il sostegno sembra ancora debole. Perché forse i governi temono che l’opinione pubblica nei propri paesi non comprenda il pericolo di una sconfitta di Kiev. Se potessi parlare a quella parte dell’opinione pubblica occidentale, cosa diresti?
Che sono al sicuro solo perché gli ucraini stanno ancora resistendo all’aggressione russa e non permettono all’esercito russo di avanzare ulteriormente e attaccare il prossimo paese europeo. La Russia è un impero, e l’impero cerca sempre di espandersi. Lo vedo anche nel mio lavoro per i diritti umani. Quando ho intervistato persone sopravvissute alla prigionia russa, mi hanno detto che i russi vedono il loro futuro in questo modo. Prima occuperemo l’Ucraina e poi, insieme a voi, andremo a conquistare altri paesi. Quindi, non è solo un problema ucraino. È un problema di tutti i paesi europei. Perché saranno i prossimi ad essere attaccati dalla Russia di Putin. È fondamentale che questi paesi intraprendano azioni decisive, non solo per il popolo ucraino, ma anche per i propri cittadini.
L’ultima domanda è: quando finirà la guerra e come finirà?
Onestamente non lo so. La gente in Ucraina sogna la pace. Perché la guerra è la cosa più orribile che possa accadere nella vita umana. Nessuno in Ucraina ha scelto la guerra. È la Russia che ha invaso il nostro Paese, ha iniziato a uccidere persone, ha rubato i nostri figli, ha distrutto la nostra identità. Quindi, vogliamo fermare questo orrore. E per fermarlo, dobbiamo capire l’obiettivo di Putin. Ha iniziato questa guerra non solo per occupare un altro pezzo di terra ucraina. Ha iniziato questa guerra per occupare e distruggere l’intero Paese e avanzare ulteriormente. Vede l’Ucraina solo come una breccia per gli altri Paesi europei. Sogna di lasciare una sua eredità. La sua logica è storica. Vuole restaurare con la forza l’impero russo. E il problema è che anche dopo 3 anni di guerra su vasta scala e 11 anni di guerra in generale, non rinuncia a questo suo obiettivo. Non ne ha motivo, perché la vita umana è la risorsa più economica di cui dispone lo Stato russo. Per fermare questa guerra, non abbiamo altra scelta che far capire a Putin che è impossibile per lui raggiungere i suoi scopi. Ciò significa che dobbiamo sviluppare garanzie di sicurezza per proteggere l’Ucraina e l’Europa.








