Quell’impiastro di san Pietro, che rende più credibile tutto il Vangelo

impiastro san pietro
Emanuele Pinelli
29/06/2026
Radici

Qualcuno dubita che la storia di Gesù sia vera. Ma che dire della storia di san Pietro?

Secondo le fonti, l’ingenuo e impulsivo pescatore accompagnò Gesù lungo quasi tutta la sua vita pubblica, collezionando però una figuraccia dopo l’altra.

Molte frasi diventate proverbiali sono nate da rimproveri di Gesù a Pietro: “Vade retro satana”, “Uomo di poca fede”, “Chi di spada ferisce di spada perisce” e via dicendo.

Dopo i famosi tre rinnegamenti, Pietro non fece la stessa fine di Giuda soltanto perché aveva un carattere più incline a mettersi a piangere in un vicolo che a farsi giustizia con le sue stesse mani impiccandosi a un ramo.

Anche nei primi anni di vita della Chiesa, Pietro si mostrò bigotto, guardingo e diffidente verso le novità.
All’inizio non voleva accogliere i convertiti dal politeismo, ma solo quelli dall’ebraismo.
Poi li accolse, ma provando a imporgli il rito della circoncisione.
Poi sorvolò anche su questo, ma pretese che i due gruppi mangiassero separati.

Ogni volta gli toccava fare uno sforzo per superare i suoi pregiudizi, e ciò che lo salvò, come sempre, fu la capacità di ammettere i propri errori, unita a quella di vedere il buono in tutti purché qualcuno lo obbligasse a rifletterci abbastanza a lungo.
(Dopotutto manteneva la suocera in casa sua: sarà stato abituato a spazientirsi e poi a recuperare la pazienza).

Ora, è vero che molte di queste fonti provengono da ambienti che si riconoscevano più in san Paolo, in san Giovanni o in altri apostoli più carismatici, di fronte ai quali Pietro serviva come un benchmark di ottusità e tradizionalismo.

Ma resta, di gran lunga, il personaggio più reale del quale abbia mai parlato qualsiasi testo del mondo antico.
Le sue reazioni sono talmente umane e credibili che a tratti ci sembra di averlo conosciuto dal vivo.
Suvvia: uno che, dopo aver ricevuto il dono di camminare sulle acque, si spaventa per il mare troppo agitato e affonda comunque, sembra uscito da una commedia sulla Bibbia di Woody Allen più che dalla Bibbia originale.

Perdipiù, anche quando la comunità cristiana di Roma cominciò ad acquisire sempre più prestigio e centralità, nessuno cercò di censurare o di abbellire l’immagine che i Vangeli avevano dato di Pietro.
Anzi: i testi apocrifi del II secolo, come quell’Apocalisse di Pietro che fu la prima raffigurazione popolare del paradiso e dell’inferno, rincararono la dose sulla sua semplicità d’animo e sulla sua fatica nel capire i piani di Dio.

La leggenda del “quo vadis?” riportata negli Atti di Pietro descriveva un uomo inconsapevole di quel che stava facendo persino a poche ore dal martirio.

Tale leggenda vuole che Pietro, mentre provava a svignarsela dalla Roma di Nerone, avesse avuto un’apparizione di Gesù e gli avesse domandato: “Signore, dove vai?” “Vado a Roma, per farmi crocifiggere un’altra volta”.
Solo dopo questo incontro il vecchio apostolo si riebbe, tornò sui suoi passi e si lasciò assassinare ai piedi del colle Vaticano, dove oggi sorge la basilica in suo onore.
Un martirio che, quello sì, è storicamente accertato dagli scavi archeologici, almeno nella misura in cui hanno rinvenuto un frammento di lapide con l’iscrizione greca “Petros eni” (“Pietro è qui”).

A quanto pare, l’idea che la Chiesa avesse come pietra fondante un uomo che non era né puro, né perfetto, né detentore di qualche conoscenza arcana sull’universo, e tutto sommato nemmeno così aperto di mente, non disturbava i cristiani: al contrario, li rincuorava.
Anche nelle leggende immaginarie composte secoli dopo la sua morte, il personaggio di Pietro rimase quindi abbastanza fedele a come lo avevano descritto, mentre era ancora vivo, le lettere di Paolo o il Vangelo di Marco.

Ma mettendoci nei panni dei primi cristiani, quelli che misero per iscritto la vicenda di Gesù e al suo interno si premurarono di registrare anche i mille errori di Pietro, è più che legittimo chiederci: che senso avrebbe avuto, per un gruppo umano di quell’epoca, raccontare le reazioni sbagliate di un suo fondatore di fronte a situazioni inventate?

Se davvero le azioni di Gesù erano irreali, quale sarebbe stato il vantaggio di aggiungere reazioni di Pietro talmente realistiche da risultare imbarazzanti?

Non è che, invece, la realtà indubitabile delle reazioni di Pietro è proprio uno dei tanti elementi in favore della realtà dell’intero racconto?