Il fondo sovrano saudita svela le carte: opportunità e avvertimenti per l’Europa
Negli ultimi anni, molti europei hanno conosciuto il Public Investment Fund (PIF), il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, soprattutto per le sue incursioni nel mondo del calcio: l’acquisto del Newcastle United, il rafforzamento dei principali club sauditi e l’attivismo nella Saudi Pro League, capace di attrarre campioni dall’Europa a colpi di contratti milionari. Ma il PIF non è solo questo, anzi: dietro i titoli sportivi e i riflettori del mercato calcistico si muove una strategia di investimento globale che punta a ridisegnare interi settori economici e a consolidare il peso geopolitico dell’Arabia Saudita.
Il 13 agosto 2025 il Public Investment Fund ha presentato il suo Rapporto Annuale 2024, offrendo un quadro dettagliato di un anno che segna un salto di scala nel modo in cui Riad utilizza il capitale sovrano come leva di potere economico e politico. Non si tratta solo di performance finanziarie solide – pur presenti e notevoli – ma di una chiara traiettoria che integra tecnologia, sostenibilità e proiezione internazionale, con ricadute dirette anche sul Vecchio Continente.
Il PIF è passato dalla trasformazione digitale alla leadership digitale, innestando intelligenza artificiale e automazione in tutti i processi di investimento, dalla selezione degli asset al monitoraggio in tempo reale delle performance. Gli asset under management hanno raggiunto i 3.424 miliardi di riyal sauditi (circa 847 miliardi di euro), in crescita del 19% rispetto al 2023, con un rendimento medio annuo del 7,2% dal 2017. Sebbene l’80% del portafoglio resti domestico, il 17% investito all’estero è frutto di una strategia sempre più mirata a entrare in settori chiave dei mercati maturi.
L’Europa occupa già un posto di rilievo in questa espansione. Nel 2024 il PIF ha acquisito il 15% di Heathrow Airport, rafforzando la propria presenza in infrastrutture critiche; ha preso una quota significativa in Rocco Forte Hotels, con asset a Londra, Roma e Monaco di Baviera; e, insieme alla thailandese Central Group, è entrato nel capitale di Selfridges Group, proprietario di alcuni tra i più iconici grandi magazzini britannici e irlandesi. Questi movimenti non sono semplici investimenti di portafoglio: rappresentano punti d’accesso strategici a settori – trasporti, ospitalità, retail di fascia alta – che l’Europa considera centrali per la propria attrattività e competitività.
Dietro queste operazioni c’è la cornice del Vision Realization Program (VRP) 2021-2025, con obiettivi ambiziosi: portare gli asset a 4.000 miliardi di riyal entro l’anno prossimo, contribuire per 1,2 trilioni di riyal al PIL non petrolifero, creare 1,8 milioni di posti di lavoro e localizzare il 60% della catena del valore. È un programma che unisce la logica del rendimento a quella della politica industriale, e che guarda all’estero non per diversificare passivamente, ma per acquisire know-how, marchi e competenze da riportare in patria.
Sul fronte della sostenibilità, il PIF ha ridotto le proprie emissioni del 30% rispetto al 2022, ha coperto con piani di decarbonizzazione l’84% delle emissioni del portafoglio e ha emesso green bond per 9 miliardi di dollari, finanziando 91 progetti “verdi”. Anche qui, le connessioni europee sono possibili e in parte già attive: dalle tecnologie per le energie rinnovabili alla mobilità elettrica, fino alla logistica a basse emissioni, l’Arabia Saudita cerca partner industriali e tecnologici, e l’UE rappresenta un serbatoio naturale di competenze e soluzioni.

L’Europa di fronte alle ambizioni del PIF
Per l’Europa, questa traiettoria del PIF è al tempo stesso opportunità e avvertimento. Opportunità, perché i capitali sauditi possono supportare la transizione verde, la modernizzazione delle infrastrutture e la valorizzazione di marchi storici in difficoltà. Avvertimento, perché la proiezione internazionale del fondo non è neutra: risponde a una strategia nazionale integrata, in cui ogni investimento ha una funzione di medio-lungo termine nella costruzione di capacità interne e nell’accrescimento dell’influenza globale della monarchia saudita.
Se l’Europa vuole trarre beneficio da questa stagione di investimenti, deve intercettare le priorità future del PIF, comprendere dove intende crescere e con quali partner, e al contempo dotarsi di strumenti per valutare, selezionare e, se necessario, porre limiti a operazioni in settori strategici. Non basta essere ricettori passivi di capitali: serve una politica industriale europea che sappia proporre partnership ad alto valore aggiunto, proteggere il know-how critico e assicurare che gli investimenti esteri contribuiscano anche agli obiettivi dell’Unione.
Rafforzare i legami con il Golfo per salvaguardare l’autonomia europea
In questo contesto, il rafforzamento del rapporto con l’Arabia Saudita e, più in generale, con i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) assume una valenza strategica per l’Europa. La capacità di costruire partnership strutturate con queste economie, oggi al centro di una rapida diversificazione industriale e tecnologica, è cruciale per l’autonomia strategica europea in un’epoca segnata da tensioni protezionistiche e da una competizione geopolitica sempre più serrata tra Stati Uniti e Cina. In questo quadro si inserisce anche l’India–Middle East–Europe Economic Corridor (IMEC), il progetto infrastrutturale e logistico che mira a collegare India, Golfo e continente europeo, potenzialmente ridisegnando le rotte commerciali globali. Un legame più profondo e bilanciato con il GCC, anche attraverso strumenti come l’IMEC, può contribuire a ridurre vulnerabilità esterne, ampliare i canali di approvvigionamento e aprire nuovi mercati per le imprese europee, rafforzando così la resilienza e la proiezione globale dell’Unione.

Il messaggio che emerge dal Rapporto Annuale 2024 del grande fondo sovrano saudita è chiaro: il PIF non è più soltanto un investitore finanziario, ma un architetto di trasformazioni economiche. L’Europa può scegliere di essere parte di questo disegno – contribuendo a definirne contorni e benefici reciproci – oppure di subirlo, come semplice scenario di una strategia decisa altrove. La differenza la farà la capacità di anticipare, dialogare e posizionarsi, oggi, sulle traiettorie di domani.








