Il feticcio del genocidio e la caccia all’ebreo. Onore a un appello di sinistra (non ufficiale)

Carmelo Palma
16/05/2026
Appunti di Viaggio

La militanza dell’opposizione al genocidio è la caccia all’ebreo.

Nei giorni scorsi Il Riformista ha pubblicato “L’intifada globale, non in nostro nome“, un testo a metà tra il j’accuse e l’appello, un contributo per molti versi straordinario.

È straordinario – ma forse neppure così tanto – che a promuoverlo sia stato un gruppo di vecchi intellettuali di sinistra (absit iniuria verbis, e valga cumulativamente per vecchi, intellettuali e di sinistra) con un passato decisamente lontano dalla cultura cosiddetta riformista e oggi refrattari ad accettare l’anti-israelismo. Il quale, per usare le loro parole, “ha ormai esondato la labile e ipocrita distinzione tra antisionismo e antisemitismo” come “l’identificazione e la prassi della sinistra radicale globale”.

Come sa chi ha una qualche consuetudine con quelle piccole bolle di opinione che si formano sui social media in apparente controtendenza con la storia, i promotori di quest’appello non sono i soli reduci dell’ultrasinistra, al di là delle nostalgie e delle abiure individuali, a considerare “la demente spazzatura dell’Intifada globale” un surrogato accettabile dei vecchi sogni rivoluzionari, internazionalisti e anticolonialisti.

A essere inoltre straordinari sono la chiarezza e il coraggio delle parole di fuoco contro gli idola tribus delle piazze per Gaza, la cattiva coscienza dell’antisemitismo umanitario e il “delirio che giustifica Hamas e sollecita l’odio contro Israele”. 

Altrettanto straordinaria, per non dire eccentrica, in una sinistra italiana che ha accettato la capitolazione al conformismo antisionista come fondamento o prezzo giusto della propria stessa unità, è la capacità di dire tutte le verità di una vicenda ormai più che secolare, senza illudersi che qualcuna ne escluda qualcun’altra o ne imponga il sacrificio o la contraffazione. 

La verità sulla tragedia della guerra di Gaza, accanto e non contro la verità sulla tragedia rappresentata da Hamas per tutti i gazawi e non solo per gli israeliani. La verità sulle derive nazionaliste ed etniciste della destra israeliana, accanto e non contro la verità sulla totale irrilevanza del colore e della inclinazione ideologica dei governi dello Stato ebraico per l’anatema contro Israele. La verità sul 7 ottobre, accanto a tutte le diverse, ma non contraddittorie verità che ne sono seguite.

Qualcuno lo doveva dire: per voi, cari compagni, Israele è Satana, ma a prescindere da tutto. Lo era quando governava Rabin, lo è ora che sono al governo pure gli apologeti dell’assassino di Rabin, lo sarà quando tra qualche mese, presumibilmente, si chiuderà l’era Netanyahu, ma rimarrà aperta l’imputazione di genocidio per l’esecrata entità sionista.

Infine, a essere straordinario in questo appello è che di tutto questo coraggio, di questa chiarezza e di questo spirito di verità si siano dimostrati capaci quanti i denigratori potrebbero definire dei “vecchi arnesi della sinistra che fu”, ma che sono enormemente più dignitosi dei protagonisti cool della sinistra che è, coi suoi innamoramenti flottilleri e coi suoi silenzi ignominiosi sugli ebrei che in tutto il mondo sono inseguiti, insultati, picchiati e ammazzati per il fatto di essere ebrei. E dunque, quasi si trattasse di una sorta di responsabilità oggettiva, ritenuti comunque colpevoli di essere l’emanazione dello Stato e del Governo genocidario di Israele e figli di quella colpa.

NB. L’appello pubblicato su Il Riformista è firmato da Lanfranco Caminiti, Gianluca Cicinelli, Chicco Galmozzi, Brunello Mantelli, Angelo Mammone Rinaldi.