Il dilemma italiano: trattare con Maduro (anche per Trentini) o isolare il regime?

Marco Campione
19/11/2025
Orizzonti

È tornato a casa Camillo Castro, il cittadino francese detenuto in Venezuela dal regime del dittatore golpista Nicolas Maduro. È tornato in Francia Camillo Castro, il cittadino francese detenuto in Venezuela dal regime di Nicolas Maduro. La vicenda riaccende il dibattito sul comportamento del governo venezuelano verso cittadini stranieri e oppositori politici detenuti nelle carceri del Paese.

Una informazione di contesto per chi non sta seguendo la vicenda venezuelana: Amnesty International ha denunciato la politica delle “sparizioni forzate” attuata dopo la rielezione del presidente venezuelano Nicolas Maduro ai danni di membri dell’opposizione e cittadini stranieri. «Le autorità venezuelane sembrano usare questa pratica per giustificare le loro narrazioni su ‘cospirazioni straniere’ e come merce di scambio nei negoziati con altri Paesi» ha affermato la nota ong per i diritti umani.

La stampa italiana, nel dare la notizia, ha evidenziato le evidenti similitudini con il caso di Alberto Trentini, il cooperante italiano sequestrato a Caracas un anno fa.

Erano detenuti nello stesso carcere, entrambi senza accuse e senza processo. Sia Francia che Italia non riconoscono la legittimità delle elezioni farsa che avrebbero (le opposizioni hanno denunciato brogli) confermato Maduro alla guida del suo paese. Sia Francia che Italia sono alleate degli Stati Uniti, che però hanno inviato navi militari al largo delle coste caraibiche; ufficialmente per una operazione contro il narcotraffico, ma che a detta di molti (e probabilmente è così) è parte di un piano più ampio per costringere – con le buone o con le cattive – Maduro a lasciare il potere.

Gli stessi giornalisti che riportano queste analogie, ricordano che il ministro francese Jean-Noel Barrot il 12 novembre in Canada aveva criticato le operazioni militari americane “perché ignorano il diritto internazionale”, alludendo a un nesso causale tra le critiche a Trump e la liberazione di Castro.

L’Italia dovrebbe seguire l’esempio francese? È giusto concedere a Maduro il riconoscimento internazionale che chiede, utilizzando il rapimento come merce di negoziazione? Credo sia giusto chiedercelo.

Il mio invito è a farci questa domanda adesso e non con il senno del poi perché è una domanda che ha valore universale. Il mio invito è a farci questa domanda pensando (oltre ovviamente a Trentini) alle conseguenze certe che avrebbe per i cittadini venezuelani e non a quelle ipotetiche che avrebbe per quelli americani.

Questo non è un invito a chiedersi se la soluzione militare è quella giusta. Su questo la risposta è più semplice per ciascuno di noi, perché basata su convinzioni individuali profonde; semplice non vuol dire ovvia o banale, perché comunque non è priva di conseguenze.

E non è nemmeno la rivisitazione del vecchio dilemma se con i terroristi (o i dittatori) si debba trattare o meno, visto che è una domanda alla quale ciascuno di noi ha già risposto in altre situazioni analoghe.

Il dilemma italiano: trattare con Maduro o isolare il regime?

È giusto che l’Italia decida di lasciare i Venezuelani nelle grinfie di Maduro? Pensare che non sia giusto, vuol dire complicarsi la vita perché vorrebbe dire trovare una soluzione meno immediata per Trentini; vuol dire accettare che questa soluzione possa anche essere quella di costringere Maduro a lasciare il potere, con le buone o con le cattive.

Siamo pronti a schierarci con il popolo venezuelano anche se volesse dire schierarsi provvisoriamente dalla parte di Donald Trump?

Chiediamocelo adesso, che col senno di poi son buoni tutti. Io non mi sono ancora dato una risposta; questa riflessione a voce alta è fatta per invitarci a considerare la posta in palio con tutte le sue implicazioni. Un invito a farci tutte le domande, anche quelle per le quali non abbiamo una risposta che stia comoda in almeno uno dei cassetti della nostra mente.