Il bullismo di Trump spinge l’India a comprare aerei francesi

Piercamillo Falasca
11/01/2026
Interessi

Donald Trump può anche alzare la voce sui dazi (e sui social) contro l’India. Ma nella difesa – dove contano tempi lunghi, affidabilità politica e accesso alla tecnologia – New Delhi ragiona come una potenza: con calma, e con un obiettivo preciso, l’autonomia strategica. È in questo quadro che va letta la notizia del rafforzamento della partnership aeronautica India-Francia attorno al Rafale.

Il Rafale è un caccia multiruolo francese di Dassault Aviation, progettato per svolgere missioni molto diverse (superiorità aerea, attacco al suolo, ricognizione, guerra elettronica) con la stessa piattaforma. Ne esistono versioni per l’Aeronautica e una variante navale imbarcabile (Rafale M), pensata per operare da portaerei; la sua “forza” non sta solo nelle prestazioni, ma nell’integrazione di sensori, armamenti e capacità di operare in scenari complessi con elevata autonomia.

Un pezzo dell’accordo tra Parigi e Nuova Delhi è già realtà: ad aprile scorso l’India aveva firmato un accordo da circa 7,4 miliardi di dollari per acquistare 26 Rafale nella versione navale, destinati a rafforzare l’aviazione imbarcata e a modernizzare la componente della Marina (con consegne previste entro il 2030). È un contratto che si inserisce in una traiettoria coerente: l’Aeronautica indiana cerca da anni una soluzione credibile e relativamente rapida (a causa del surriscaldamento del contesto regionale con Cina e Pakistan) per sostituire i residui squadroni di produzione sovietica.

L’altro pezzo è, ad oggi, la trattativa in corso con Parigi. L’India ha un fabbisogno strutturale intorno ai 114 caccia multiruolo (il programma MRFA), e le indiscrezioni più recenti parlano di un’accelerazione dei contatti con Dassault: un possibile nuovo acquisto di Rafale “in continuità” con la flotta già in servizio; una scelta che, sul piano operativo, semplificherebbe la vita (stessi standard, manutenzione e pezzi di ricambio, addestramento più rapido, consegne potenzialmente più veloci) e, sul piano politico, ridurrebbe l’esposizione a condizioni, pressioni o restrizioni esterne, aumentando i margini di autonomia dell’India. L’argomento Rafale tornerà con ogni probabilità centrale con la visita prevista di Emmanuel Macron in India a febbraio 2026.

Il Rafale come piattaforma militare e come rifiuto politico del bullismo USA

Il successo francese non dipende solo dalle prestazioni dell’aereo. Dipende dal pacchetto politico-industriale che Parigi è disposta a offrire a Nuova Delhi: l’accettazione del “Make in India”. Comprare sì, ma soprattutto portare capacità produttiva e filiera in patria. Nel giugno 2025, Dassault ha annunciato una partnership con Tata Advanced Systems per la produzione di sezioni di fusoliera del Rafale in India, un tassello che parla direttamente di localizzazione e supply chain.

Questo è il punto che Washington, spesso, fatica a metabolizzare: per l’India, alleanza non significa allineamento automatico, e acquisto non significa dipendenza permanente. Il Rafale diventa così un simbolo di una strategia più ampia: diversificare i fornitori, ridurre l’esposizione a shock geopolitici, e costruire gradualmente lo spazio tecnologico per i programmi domestici futuri.

A differenza dell’offerta francese, le proposte americane non garantivano all’India lo stesso livello di autonomia operativa e industriale: trasferimento tecnologico più limitato, maggiore dipendenza da autorizzazioni politiche di Washington per aggiornamenti e armamenti, e vincoli più stringenti su produzione locale e manutenzione a lungo termine. In più, a pesare sulle offerte americane non sono state solo le condizioni industriali, ma anche il clima politico creato da Washington: l’approccio muscolare e ricattatorio dell’Amministrazione Trump ha spinto l’India a cercare partner meno inclini al bullismo strategico.

La Francia, da questo punto di vista, offre un profilo che all’India piace: una potenza occidentale, ma con una tradizione di autonomia strategica e un’industria della difesa capace di negoziare pacchetti “su misura”.

La lezione e una tentazione per l’Europa

Il contratto per i Rafale navali si inserisce nella competizione sull’Oceano Indiano, dove l’India vuole essere potenza di sicurezza e non solo economia emergente. La modernizzazione della componente imbarcata e la capacità di proiezione sono messaggi, prima ancora che capacità: a Pechino, che espande presenza e infrastrutture; e a Islamabad, che osserva.

Per chi guarda dall’Europa, e per noi europeisti in particolare, la notizia è doppiamente istruttiva. Primo: quando l’Europa vende difesa, vende influenza. Non nel senso caricaturale del mercante d’armi, ma nel senso concreto di interoperabilità, addestramento, standard, scambi industriali, e fiducia strategica. La Francia sta dimostrando che l’industria europea può competere anche fuori dal proprio perimetro, a patto di presentarsi con credibilità tecnica e coerenza politica.

Secondo: evitare la tentazione della gelosia intra-europea. Il Rafale è un prodotto nazionale francese, certo, ma ha sempre più filiere continentali. La competizione tra campioni nazionali europei esiste (e non sparirà) ma essa può e deve essere una leva per rafforzare la base industriale comune, coordinare export e partenariati strategici, e usare i grandi clienti (come l’India) per consolidare capacità tecnologiche che servono anche alla difesa europea.

La conclusione che ne traiamo è la seguente: l’India sta usando gli acquisti militari per costruire sovranità industriale, e la Francia – con un approccio nient’affatto moralista e più negoziale – è oggi tra i partner occidentali che meglio intercettano questa domanda. Se l’Europa vuole contare nel mondo che viene, farebbe bene a studiare il caso Rafale come un manuale di potenza europea applicata: industria, diplomazia e strategia, nello stesso foglio di contratto.



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