Honduras in bilico: elezioni contestate e polarizzazione nel cuore delle Americhe

Guido Gargiulo
15/12/2025
Orizzonti

In Honduras si sta consumando una delle elezioni presidenziali più complesse e prolungate della sua storia recente. In un clima di fortissima tensione politica interna, con accuse di brogli, ritardi nel conteggio dei voti e pressioni esterne, il paese affronta una sfida cruciale per il futuro della sua democrazia. Cronache oramai di un disastro non annunciato.

L’elezione più lunga: un conteggio interminabile

Le presidenziali honduregne si sono trasformate in una delle consultazioni più incerte e controverse della storia recente del Paese, non solo per la durata anomala dello scrutinio, ma per l’equilibrio estremamente fragile tra i principali contendenti. A sfidarsi sono tre figure che incarnano visioni politiche profondamente diverse: Nasry “Tito” Asfura, esponente della destra tradizionale e favorito nei conteggi preliminari; Salvador Nasralla, candidato centrista e principale antagonista, che contesta apertamente la regolarità del processo; e Rixi Moncada, rappresentante della sinistra di governo e continuità con la presidenza uscente di Xiomara Castro.

Dopo la chiusura delle urne, il Consejo Nacional Electoral (CNE) ha avviato uno spoglio lento e frammentato, segnato da blackout del sistema di trasmissione dei risultati, problemi tecnici e ritardi che hanno impedito una proclamazione rapida e chiara del vincitore. Con un margine ridottissimo tra Asfura e Nasralla e Moncada nettamente distanziato, il conteggio si è trasformato in un terreno di scontro politico, alimentando sospetti, mobilitazioni e accuse reciproche.

Le operazioni di spoglio, che secondo la legge devono concludersi entro trenta giorni dal voto, hanno così messo in luce criticità amministrative e organizzative profonde, provocando prese di posizione pubbliche dei leader politici, proteste nelle strade e una crescente sfiducia nell’apparato elettorale. È in questo contesto che diventa essenziale comprendere chi sono i protagonisti di questa contesa e quali interessi rappresentano.

Il profilo dei tre principali candidati

Nasry “Tito” Asfura (Partito Nazionale Conservatore)

Nasry Asfura, noto come “Tito”, o meglio “Papi a la orden”, è l’ex sindaco di Tegucigalpa e rappresenta il Partito Nazionale, una forza politica tradizionale di destra. È in testa nel conteggio preliminare, con un margine estremamente contenuto — inferiore a due punti percentuali (40,2 %) — rispetto al suo rivale centrista (Nasralla), ed ha chiesto che il processo elettorale sia trasparente e pubblico per dissipare i timori di irregolarità. 

Asfura ha presentato una piattaforma basata su promesse di sviluppo, attrazione di investimenti e sicurezza, posizionandosi come figura stabile, vicina alle élite economiche e favorevole a legami politici ed economici con gli Stati Uniti e gli altri partner regionali. 

È stato inoltre apertamente sostenuto dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha definito Asfura come un alleato chiave nella lotta contro il narcotraffico e come “amico della libertà”, generando tensioni politico-diplomatiche e accuse di interferenza estera.  Asfura tra l’altro, ha proseguito la sua campagna elettorale per gran parte negli Stati Uniti, un segnale piuttosto forte ed importante di vicinanza alle politiche USA.

Salvador Nasralla (Partito Liberale)

Salvador Nasralla è un volto decisamente noto della politica honduregna: ex giornalista sportivo, figura carismatica e critico delle strutture di potere tradizionali, corre per il Partido Liberal. Nel conteggio preliminare è davanti o molto vicino ad Asfura a seconda delle fasi di aggiornamento, con differenze minime di poche decine di migliaia di voti. 

Nasralla ha denunciato ripetutamente presunti brogli, blackout del sistema di conteggio e manipolazioni tecniche che — a suo dire — avvantaggiano il suo avversario. Pur non potendo affermare formalmente che sia stato commesso un “frode” fino alla conclusione ufficiale, ha richiamato l’attenzione sui numerosi stop e sulle discrepanze nelle schede elettorali classificate come “inconsistenti”.  Sul social X infatti, sta portando avanti la sua battaglia con prove e controprove che attesterebbero manipolazioni nel conteggio dei voti.

La sua piattaforma politica è più moderata rispetto a quella di Asfura: Nasralla propone un’economia aperta e riforme che mirano a ridurre la povertà e la corruzione. Pur essendo centrista, è percepito come una figura di rinnovamento rispetto alle dinamiche bipartisan tradizionali che hanno dominato la politica honduregna.

Rixi Moncada (Partido Libertad y Refundación – Libre)

Rixi Moncada rappresenta il Partito Libertad y Refundación (Libre), il partito d’ispirazione socialista della presidente uscente Xiomara Castro. Moncada è un’ex ministra della Difesa e delle Finanze e, in questa elezione, è stata vista come la continuatrice dell’agenda politica di Castro. 

Tuttavia, con circa il 19–20% dei voti, è nettamente distanziata nella corsa presidenziale, pur essendo una figura significativa all’interno del partito di governo. Libre ha criticato duramente il processo di spoglio in corso, definendolo influenzato da pressioni esterne (citando gli Stati Uniti) e minacciando azioni legali e mobilitazioni. 

Accuse di brogli, pressioni esterne e il ruolo degli Stati Uniti

La lentezza dello spoglio ed i ripetuti blackout nel sistema di conteggio dei risultati — gestito da una società esterna — hanno alimentato accuse di manomissione e sospetti di fraudolenza, in un paese con una lunga storia di elezioni contestate.

La presidente del CNE, Ana Paola Hall, ha invitato i partiti e gli elettori alla calma, ricordando che il processo è complesso e può richiedere tempo per garantire accuratezza. Nel frattempo, i candidati principali e alcuni settori della società civile hanno invitato a presentare eventuali richieste formali di revisione o riconteggio prima della scadenza legale.

Intanto, la presidente uscente Xiomara Castro ha denunciato ciò che ha definito un “colpo elettorale” ed un’interferenza straniera nel processo, facendo riferimento al sostegno pubblico di Donald Trump ad Asfura e alla controversa grazia concessa al passato presidente honduregno Juan Orlando Hernández, condannato negli Stati Uniti per traffico di droga e poi liberato con un atto presidenziale americano che ha sollevato indignazione interna.

Le conseguenze sociali nel paese

Oltre alle tensioni istituzionali, l’Honduras si trova ad affrontare problemi strutturali profondi. Disuguaglianza, corruzione endemica, violenza delle gang criminali e povertà persistente fanno da sfondo a queste elezioni. Il paese, secondo indici internazionali sulla pace e la sicurezza, resta tra i più insicuri al mondo, condizionato da un elevato tasso di criminalità e da una popolazione giovanile con scarse opportunità economiche e sociali.

Inoltre, l’insicurezza alimentare, aggravata da eventi climatici estremi, rimane un tema centrale per milioni di honduregni, alimentando frustrazione e disillusione nei confronti della politica tradizionale, che molti percepiscono come incapace di rispondere ai bisogni fondamentali. 

Una democrazia messa a dura prova

L’incertezza che avvolge le elezioni presidenziali honduregne non è soltanto il prodotto di un conteggio rallentato o di disfunzioni tecniche. È il riflesso di una democrazia sottoposta oggi ad una pressione straordinaria, in cui istituzioni fragili, polarizzazione politica e sfiducia sociale convergono in un passaggio decisivo per il futuro del Paese. In tal contesto, il voto rappresenta un vero e proprio banco di prova per la tenuta dello Stato di diritto.

La presidente uscente Xiomara Castro ha lasciato intendere la possibilità di annullare l’intero processo elettorale, una prospettiva che ha immediatamente acceso il dibattito politico ed istituzionale. Salvador Nasralla, pur denunciando con forza presunte irregolarità e manipolazioni nel conteggio, ha preso le distanze dall’ipotesi di un annullamento totale, consapevole del rischio di aprire una crisi di legittimità ancora più profonda. Sul fronte opposto, Nasry “Tito” Asfura attende l’esito ufficiale dello scrutinio, confidando nella conferma di un vantaggio minimo ma sufficiente a sancire la vittoria.

A rendere il quadro ancora più complesso è il ruolo degli Stati Uniti e, in particolare, di Donald Trump, che attraverso ripetuti messaggi pubblicati su Truth Social — alternati a nuove minacce nei confronti del Venezuela e di Nicolás Maduro — ha scelto di intervenire direttamente anche sulla vicenda honduregna. Il suo sostegno esplicito ad Asfura è stato accompagnato dall’avvertimento che, in caso di un esito diverso, Washington potrebbe riconsiderare gli aiuti economici e isolare politicamente il Paese. Una pressione esterna che stringe l’Honduras in una morsa, alimentando tensioni interne già elevate e rafforzando la percezione di un processo elettorale osservato e condizionato dall’esterno.