Golden power, golden paranoia: così la Meloni difende l’Italia… dall’Italia

Vittorio Tozzini
13/08/2025
Interessi

Dall’attuale governo italiano arriva purtroppo la solita ricetta a cui siamo abituati nel nostro Paese: confondere il mercato con un complotto e chiamare “sovranità” l’interferenza politica. Sarà un riflesso condizionato che la politica italiana non riesce a perdere: se due aziende provano a fare qualcosa di importante senza il suo timbro, scatta subito l’allarme “sovranità”. E il governo Meloni, in questo, sta diventando un caso di studio.

L’ultimo capitolo: l’uso del golden power per mettere paletti all’offerta di UniCredit su Banco BPM.
Attenzione: non parliamo di una banca straniera che prova a comprare un nostro gioiello. No, qui è una banca italiana che vuole fondersi con… un’altra banca italiana.

Eppure per Palazzo Chigi è come se a Francoforte si fossero già stappate le birre per festeggiare la conquista.
La narrazione è nota: “Difendiamo la sovranità bancaria!”. Peccato che in Europa le banche si stiano fondendo a ritmo serrato per sopravvivere alla concorrenza globale, mentre noi difendiamo con i denti il nostro orticello, salvo poi lamentarci se arriva la grandine del mercato. La vera traduzione del messaggio governativo è: “Le fusioni vanno bene solo se le decidiamo noi. E magari quando coincidono con i nostri piani elettorali o con i destini di MPS, che ormai è diventata una banca pubblica a tempo indeterminato”.
In Francia e Germania, lo Stato fissa le regole e poi lascia che le imprese si misurino con il mercato. In Italia, invece, la politica mette il cappello su tutto, con la stessa discrezione di chi, a un matrimonio, si piazza davanti agli sposi per venire bene nelle foto.

Il risultato? Agli occhi degli investitori esteri sembriamo un Paese in cui ogni operazione può essere fermata non dal rischio economico, ma dal malumore di un ministro o da una riunione a Palazzo Chigi andata storta. Non a caso, dalla Commissione Europea è già partita una lettera formale per chiedere spiegazioni. Se l’UE decidesse di aprire una procedura, non basterebbe una conferenza stampa con la bandiera tricolore sullo sfondo per recuperare credibilità.

Nel frattempo, le banche italiane restano più piccole delle loro concorrenti francesi, tedesche e spagnole, e quindi più fragili. Ma almeno – diranno i sovranisti – “sono nostre”.
Come se in un campionato mondiale l’importante fosse avere una squadra tutta italiana, anche se retrocede in Serie B.

Il golden power serve per proteggere asset strategici da acquisizioni ostili. Usarlo contro operazioni domestiche è come indossare il giubbotto antiproiettile per aprire la cassetta della posta: scenografico, ma inutile.

Se vogliamo banche forti, dobbiamo lasciarle crescere, non tenerle in un recinto politico. Perché la vera sovranità non è dire sempre “no”, ma mettere le imprese italiane in condizione di competere ad armi pari con quelle degli altri grandi Paesi europei. Tutto il resto è golden propaganda.