Il gas russo, il GNL via nave e le assurdità della propaganda

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Yuri Brioschi
08/04/2026
Frontiere

In alcune bolle social si fa un gran parlare di sovranità energetica, di bollette insostenibili e del presunto “caro-prezzo” del gas americano (GNL).

Ma prima di entrare nel merito dei contratti e delle “robine veloci”, è bene fare un’operazione di igiene mentale e rinfrescare la memoria a chi soffre di amnesia selettiva o, peggio, di malafede elettorale.

C’è un dato che chiunque può verificare in trenta secondi: il prezzo del gas al TTF di Amsterdam, un anno prima dell’invasione criminale dell’Ucraina da parte della Russia, era circa tre volte superiore a quello attuale.

Avete letto bene.

Il ricatto energetico di Mosca non è iniziato con i carri armati nel febbraio 2022, ma molto prima.
Già nell’estate del 2021, Gazprom aveva iniziato a svuotare strategicamente i magazzini europei che controllava, tagliando i flussi “spot” per far impennare i prezzi e mettere l’Europa in ginocchio prima ancora di sparare il primo colpo.

E per chi rimpiange il petrolio russo “a buon mercato”?
Prima della guerra, l’Ural (il greggio di Mosca) viaggiava praticamente alla stessa quotazione del Brent. Nessun regalo, nessuno sconto fedeltà: solo una dipendenza tossica che pagavamo a caro prezzo, convinti di aver trovato l’affare della vita.

USA e GNL: la libertà ha il sapore dello “spot”

Partiamo dal primo punto: la natura dei contratti.
Il mercato del GNL (Gas Naturale Liquefatto) americano è l’antitesi della prigionia infrastrutturale russa. Qui domina la filosofia dello “Spot”.

Facciamo un esempio pratico, terra-terra: l’Italia capisce che per il 2025 avrà bisogno di un tot di miliardi di metri cubi extra.
Cosa fa?
Non deve firmare un patto di sangue trentennale. Chiama i fornitori USA, si accorda sul prezzo di mercato del momento e chiude l’affare per quell’anno.
Nel 2026? Vedremo. Se il prezzo scende, compriamo altrove. Se le rinnovabili corrono, compriamo meno.

Questa è flessibilità operativa. Il GNL non è solo gas; è un’assicurazione sulla libertà. Se una nave non ci piace o il fornitore alza troppo la cresta, quella nave può essere dirottata altrove e noi possiamo chiamarne un’altra dal Qatar, dall’Algeria o dalla Nigeria.
Il gasdotto, invece, è un matrimonio forzato in cui il coniuge ha le chiavi di casa tua e può decidere di chiuderti fuori quando vuole.

 Il modello Qatar e la trappola del “take or pay”

Dall’altra parte abbiamo il gas “normale”, quello dei tubi o dei contratti storici a lungo termine, come quelli con il Qatar o la vecchia Russia. Qui entriamo nel regno del pluriennale rigido.

Il contratto funziona così: il fornitore ti garantisce il gas, ma tu gli garantisci l’acquisto a un prezzo pattuito per i prossimi 10, 15 o 20 anni.
E se nel frattempo il prezzo del gas crolla perché il mercato è inondato di offerta?
Amen. Paghi quanto pattuito nel 2020.

E se nel frattempo l’Italia diventasse un campione mondiale di efficienza energetica e non avesse più bisogno di quei volumi?
Amen bis.
Esiste una clausola simpatica chiamata Take or Pay: o prendi il gas o lo paghi comunque anche senza prenderlo.

In un mondo che viaggia verso la transizione energetica, legarsi le mani con contratti rigidi è come comprare un abbonamento a vita per il noleggio di DVD mentre sta nascendo Netflix.
Il GNL americano, con tutta la sua “instabilità”, ci permette di essere leggeri e di non pagare per gas che non bruceremo mai.

 SNAM e il “cuscinetto” del 2024

Nonostante il rumore di fondo dei talk show, i dati di SNAM parlano chiaro: nel 2024, proprio grazie alla massiccia immissione di GNL nel sistema italiano, i prezzi non sono esplosi.
Anzi, hanno tenuto botta nonostante le crisi in Medio Oriente e la chiusura definitiva di alcuni rubinetti orientali.

Il GNL ha funzionato da calmiere.
Essendo quello del metano un mercato globale, se c’è carenza da una parte, le navi arrivano dall’altra. Questa abbondanza di offerta ha impedito speculazioni feroci.
E le proiezioni sul 2025 (aspettiamo i dati definitivi)  sono ancora più rosee: secondo le stime di settore, il gas GNL potrebbe essere stato più conveniente di circa 15€/MWh rispetto al gas vincolato ai vecchi contratti di lungo periodo.
In pratica, chi ha scommesso sulle navi oggi ride, chi è rimasto ancorato ai tubi sta pagando il conto della propria miopia.

 Il politico “bidet” e la propaganda del pancino

Ed eccoci al punto dolente: la narrazione politica. Quando leggo o ascolto certi “campioni” della geopolitica da bar — gente come Claudio Borghi o Alessandro Di Battista, che si spendono con regolarità svizzera per chiederci di togliere le sanzioni alla Russia — il mio pensiero fa un percorso a tappe forzate.

Inizialmente penso che manchino le comuni basi economiche. Domanda vs Offerta, quotazioni internazionali, logistica… sono concetti troppo complessi?
Evidentemente sì, se pensano che per riaprire un gasdotto o un oleodotto basti “aprire un rubinetto” stile bidet.
Non sanno che quelle infrastrutture richiedono manutenzioni costanti, sicurezze geopolitiche che sono saltate e una fiducia commerciale che è stata polverizzata dai crimini di Bucha e oltre.

In un secondo momento, però, capisco che non è ignoranza: è strategia.
Vogliono titillare il pancino del proprio elettorato.
Promettere la bolletta leggera in cambio della dignità internazionale è la versione energetica delle televendite degli anni ’80.
È propaganda pura, un mix devastante di populismo e disprezzo per i dati reali.

 Il miraggio del disaccoppiamento (versione sinistra)

Ma non fatevi illusioni, la demagogia non ha colore politico. Se a destra si rimpiange il rubinetto siberiano, a sinistra si vaneggia di soluzioni burocratiche miracolose. Prendiamo Elly Schlein e la sua crociata per il disaccoppiamento (decoupling) tra il prezzo della luce e quello del gas.

Detto così suona benissimo: “Perché devo pagare l’elettricità prodotta dal vento quanto quella prodotta dal gas?”.
Il problema è che la Schlein lo racconta come se fosse una manovra da fare domattina nel chiuso di una stanzetta a Palazzo Chigi.
La realtà è che l’Italia è parte di un mercato energetico europeo integrato. Per fare il disaccoppiamento servono passaggi precisi, tecnici e lunghissimi in Commissione Europea. Vendere questa complessa riforma come una soluzione immediata per abbassare le bollette è onestamente intellettuale quanto promettere la pace nel mondo con un decreto legge.
È un altro modo per evitare di parlare dei problemi veri.

La chiosa finale

Inizialmente, di fronte a certe uscite, penso che manchino le basi. Poi capisco che si vuole solo solleticare la pancia di chi soffre. In un terzo momento, realizzo che siamo davanti a un cocktail micidiale di ignoranza e propaganda che sta avvelenando il dibattito pubblico.

Ma la cosa più triste è un’altra. Quando leggo i commenti sui social o ascolto le persone in coda alla posta, mi rendo conto che il politico è riuscito perfettamente nel suo intento.
Ha convinto la gente che la colpa sia di una nave americana o di una sanzione “cattiva”, nascondendo la realtà dei fatti: che il prezzo lo fa il mercato globale, che la logistica non è un bidet e che la sicurezza ha un costo che non si paga solo in euro, ma in indipendenza.

Tutto questo, con buona pace di Borghi, Di Battista, Schlein e della loro corte dei miracoli, smonta definitivamente la narrazione del “si stava meglio quando si dipendeva da Mosca”.

E, per dirla tutta, ma anche basta con questo gas russo.
Il futuro viaggia via nave, è fluido, è spot ed è, finalmente, libero dai ricatti.