Ci risiamo: la Francia si sfila dal programma Eurodrone. Un’occasione per Roma

Ci risiamo: la francia si sfila dal progetto eurodrone
Davide Cucciati
17/11/2025
Frontiere

La recente scelta di Parigi di abbandonare il programma Eurodrone non è solo un colpo di scena industriale: è l’ennesimo capitolo di una lunga storia in cui la Francia preferisce, ogni volta che può, un’autonomia aeronautica “a trazione nazionale” rispetto a una vera integrazione europea.

L’Eliseo ha notificato a Germania, Italia e Spagna l’intenzione di uscire dal progetto, citando costi eccessivi, ritardi accumulati e la necessità di razionalizzare la spesa in un contesto di forte pressione sul deficit e sul debito pubblico. Curiosamente, l’annuncio arriva proprio dopo il superamento della Critical Design Review, cioè il via libera alla costruzione del primo prototipo, con il programma ormai entrato nella fase più concreta.

Per Roma, come nota Pietro Batacchi su RID, la mossa francese può trasformarsi in un’occasione: una parte delle quote industriali d’oltralpe può potenzialmente essere redistribuita e l’Italia, già responsabile del radar attraverso Leonardo, ha tutto l’interesse a rafforzare la propria posizione.

La scelta francese va letta però dentro un pattern più ampio. Non è la prima volta che Parigi si sfila da una grande iniziativa europea comune quando ritiene che la leadership industriale non le sia garantita.
È accaduto con l’antenato dell’Eurofighter: negli anni ’80 la Francia aveva aderito inizialmente al ‘Future European Fighter Aircraft’ con Regno Unito, Italia, Germania Ovest e Spagna, salvo poi ritirarsi nel 1985 per preservare l’autonomia tecnologica nazionale e sviluppare in casa il Rafale, mentre gli altri Paesi proseguirono con quello che sarebbe diventato il Typhoon.

Oggi qualcosa di simile si sta ripetendo con il programma FCAS, il caccia di sesta generazione franco-tedesco-spagnolo.
Da anni il progetto è ostaggio di tensioni tra Dassault e Airbus su governance e ripartizione dei compiti; la parte francese rivendica un ruolo di comando quasi esclusivo sul nuovo caccia, mentre Berlino e Madrid chiedono un equilibrio industriale più paritario.

In questo quadro, l’uscita dall’Eurodrone invia un segnale politico chiaro: quando le logiche di bilancio e la difesa dell’“écosystème” industriale nazionale entrano in rotta di collisione con la cooperazione europea, Parigi sceglie sistematicamente le prime.
Una strategia coerente con la visione francese di ‘autonomia strategica’ ma che entra in contraddizione con la retorica di una difesa europea davvero integrata.