Filippine e ASEAN: una presidenza che pesa nell’Indo-Pacifico
Nel grande scacchiere dell’Indo-Pacifico, il Sud-Est asiatico continua a rappresentare uno dei punti di equilibrio più delicati. Rotte commerciali, rivalità strategiche e dinamiche regionali si intrecciano in un’area che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nella politica internazionale. Per questo 2026, la presidenza dell’ASEAN passa alle Filippine e tanti sono i temi che Manila dovrà affrontare.
Manila alla guida in un momento di transizione regionale
L’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) entra in questo 2026 attraversando una fase che può essere definita di ridefinizione strategica. L’organizzazione, nata negli anni Sessanta con l’obiettivo di favorire stabilità e cooperazione tra i paesi del Sud-Est asiatico, si trova oggi davanti a sfide molto diverse rispetto al passato.
La crescita economica della regione ha rafforzato il peso politico dei suoi membri, ma allo stesso tempo ha aumentato la pressione e le responsabilità geopolitiche esterne. Stati Uniti, Cina, Giappone, India e Australia guardano oggi all’ASEAN come ad uno spazio fondamentale per gli equilibri dell’Indo-Pacifico.
Sul versante diplomatico, la presidenza filippina ha cercato di sottolineare proprio questo ruolo. Durante diversi incontri internazionali, Manila ha ribadito che l’ASEAN continua a rappresentare un punto di riferimento per la stabilità regionale, un forum capace di tenere aperti i canali di dialogo anche quando il contesto internazionale diventa più teso.
Motivo per il quale la presidenza delle Filippine arriva in un momento tutt’altro che ordinario: l’ASEAN è infatti chiamata a dimostrare di poter rimanere centrale nel nuovo equilibrio asiatico.
Il peso strategico delle Filippine nel Sud-Est asiatico
Le Filippine occupano una posizione “particolare” all’interno dell’ASEAN. Dal punto di vista geografico si trovano lungo uno dei confini più sensibili del Mar Cinese Meridionale, un’area dove si sovrappongono rivendicazioni territoriali, rotte commerciali e interessi energetici.
Negli ultimi anni Manila ha assunto una posizione piuttosto chiara nel richiamare il rispetto del diritto internazionale marittimo e della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Allo stesso tempo ha cercato di mantenere un certo equilibrio diplomatico con Pechino, evitando che le tensioni marittime si trasformassero in uno scontro diretto.
Nel frattempo, le Filippine hanno rafforzato le relazioni con diversi partner regionali e internazionali, soprattutto sul piano della sicurezza marittima. Questa posizione le rende uno degli attori più osservati del Sud-Est asiatico, soprattutto quando si tratta di discutere il futuro dell’ordine regionale.
Guidare l’ASEAN in un momento del genere significa quindi avere importanti responsabilità, specie nel trattare temi come quello di Taiwan.
Cooperazione marittima: un asse tra Filippine, Vietnam e Indonesia
Uno degli sviluppi più interessanti degli ultimi anni riguarda la crescente cooperazione tra Filippine, Vietnam e Indonesia nel campo della sicurezza marittima.
I tre paesi condividono un interesse comune: garantire stabilità nelle acque del Mar Cinese Meridionale e rafforzare la capacità di gestione delle attività illegali in mare, dalla pesca non autorizzata al traffico marittimo irregolare.
Dal punto di vista operativo, la collaborazione si è sviluppata soprattutto tra guardie costiere e autorità marittime. Esercitazioni congiunte, programmi di formazione e scambi di informazioni stanno creando una rete di cooperazione sempre più concreta.
Intanto,alcuni accordi legali, come la delimitazione delle zone economiche esclusive tra Indonesia e Vietnam, hanno contribuito a ridurre tensioni storiche e infine, a creare un precedente importante nella gestione delle dispute marittime.
Il segnale è inviato neanche troppo in silenzio a Pechino, viste le recenti dispute nel Mar cinese Meridionale, con gli scontri tra la marina cinese e pescherecci filippini, e le mire della Cina verso Bajo de Masinloc, l’atollo conteso tra le due nazioni.
Taiwan: una presenza oscurata ma viva
Uno degli argomenti più delicati nel contesto indo-pacifico resta decisamente quello di Taiwan.
All’interno dell’ASEAN la questione viene affrontata con grandissima cautela. L’organizzazione mantiene formalmente il principio di “una sola Cina” e nei documenti ufficiali raramente compaiono riferimenti diretti a Taipei.
Eppure, la questione resta molto presente, anche quando questa non viene citata esplicitamente.
Le Filippine si trovano a poche centinaia di chilometri da Taiwan, separate soltanto dallo stretto di Luzon. Dal punto di vista strategico, un eventuale aumento delle tensioni nello Stretto di Taiwan avrebbe effetti immediati sulla sicurezza regionale, sulle rotte commerciali e sulle catene di approvvigionamento che attraversano l’Indo-Pacifico.
Il tema Taiwan fa rumore nonostante il silenzio di chi vi partecipa e ne omette il nome. Si parla infatti di libertà di navigazione, di stabilità nello Stretto, di rispetto del diritto internazionale. Questioni che, pur senza nominare apertamente l’isola, rimandano chiaramente a quell’equilibrio fragile.
In altre parole, Formosa (Taiwan) resta uno dei grandi convitati di pietra della diplomazia regionale.

La questione Myanmar: una sfida per la credibilità dell’ASEAN
Affianco a Taiwan, altro tema molto complesso che l’ASEAN continua ad affrontare è il caso Myanmar.
Dopo il colpo di stato militare e il conflitto interno che ne è seguito, l’organizzazione ha cercato di promuovere un percorso diplomatico basato su dialogo politico e assistenza umanitaria. Di fatto però, i progressi sono stati limitati e il paese resta profondamente instabile.
Durante la presidenza filippina si è tornato a discutere della necessità di coinvolgere diversi attori birmani — rappresentanti politici, gruppi etnici e organizzazioni civili — nel tentativo di riaprire spazi di dialogo. Tralasciando le dichiarazioni ufficiali, la realtà resta complessa: la capacità dell’ASEAN di incidere davvero sulla crisi continua ad essere oggetto di dibattito tra osservatori e diplomatici.
Il Myanmar rappresenta quindi uno dei principali test per la credibilità dell’organizzazione. E allora, quale attenzione porrà Manila in merito alle tante questioni che restano aperte?









