La fiera delle promesse facili: 11 anni di fantasticherie populiste

fiera delle promesse facili
Yuri Brioschi
10/11/2025
Interessi

Il populismo è la “pozione magica” per i nostri politici. Dire o promettere di tutto senza nessuna fatica. Tanto poi, chi se lo ricorda?

Beh, noi ci proviamo. Chiudete gli occhi e fate questo tuffo con noi nel passato (neanche tanto passato). Vediamo gli argomenti dove i nostri esimi leader si sono sbizzarriti in un crescendo rossiniano di… lasciamo perdere.

 L’euro: amico o nemico? Dipende dall’umore del giorno


Il fronte “NO EURO” è ampio e pieno di eroi che sognavano di “liberarci dal giogo tedesco”.

  • Movimento 5 Stelle: Sosteneva esplicitamente il referendum sull’uscita dall’euro (o la sua rinegoziazione), sventolando la bandiera del “deficit democratico” dell’Unione. Il problema, ovviamente, non era la nostra incapacità di stare nei parametri, ma la presenza della solita, immancabile “Casta” europea di “tecnocrati non eletti” che trama contro “il popolo”.
  • Lega: Come dimenticare “l’uscita dall’euro in una notte”? O la promessa di Minibot, con l’effigie di Marco Tardelli esultante dopo il gol ai Mondiali, da usare come valuta parallela? Ci fermiamo qui con il Carroccio, per non stressare troppo la fantasia.
  • Giorgia Meloni: Ci limitiamo alla perla datata 2014: “Penso che l’Italia debba dire chiaramente all’Europa: noi vogliamo uscire dall’euro… Invertiamo l’onere della prova.” Però si sa, in gioventù si è più battaglieri. Oggi, le cose sono… diverse.

 

Abolire le accise (ma senza fretta)

Nessuno è più populista di un politico contro una tassa che paga il cittadino, e le accise sono l’ideale.

  • Matteo Salvini (2018): A Porta a Porta prometteva di “abolire completamente alcune delle accise più anacronistiche al primo Consiglio dei Ministri utile.” Che rapidità!
  • Giorgia Meloni (2019, su YouTube, ah…): “Quando io faccio €50 di benzina, il grosso deve finire nella mia macchina, non in quella dello Stato. Noi pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite perché è uno scandalo…”

E nel 2025? Oh ragazzi, non stressiamo il Governo su questo argomento. Se non si può fare (perché i soldi in cassa, misteriosamente, continuano a far comodo), non si fa. Pretendete troppo!

Riforma Fornero: il boss finale imbattibile

Sulle pensioni si sono sbizzarriti tutti (come le pensioni minime a €1000, proposta “fattibilissima”). Ma solo uno è arrivato a vette inarrivabili:

  • Matteo Salvini: Il nostro Capitano ha definito la Legge Fornero “Infame, Sbagliata, Ingiusta e disonesta,” accusandola di aver “rubato anni di vita, di lavoro, di speranza e di futuro a milioni di italiani.” Il nostro prode Matteo, nonostante anni di Governo, non è ancora riuscito a eliminarla e la Fornero (intesa come legge eh…) è ancora, fortunatamente, al suo posto.

 

Trivellare o non trivellare? Questo è il dilemma

Quando Salvini si lamenta del “partito del No”, ha effettivamente ragione. Ma a chi si riferiva?

  • Referendum “No Triv” (2016): La battaglia era contro il rinnovo illimitato delle concessioni di estrazione entro le 12 miglia. Lega e Fratelli d’Italia erano per il SÌ (cioè contro le trivelle).
    Meloni in quell’occasione definì il Governo Renzi un “Governo servo dei poteri forti e delle lobby”. Salvini tuonò: “Marchetta ai poteri delle multinazionali.”
  • Salvini (2022, la metamorfosi): Esattamente sei anni dopo, lo stesso Salvini lamenta che la “mancanza di una strategia energetica nazionale (come… il potenziamento delle trivellazioni domestiche) fossero alla base del problema” del caro energia.

Tutto molto bello, vero? Il male assoluto diventa per magia la salvezza energetica.

 Idee geniali che in realtà non lo erano

  1. Reddito di cittadinanza (M5S).

    “Contrasto alla Povertà,” “Rivoluzione Felice,” “abolire la povertà.” Formulazioni magiche per un progetto il cui epitaffio si riassume in una sola parola: NAVIGATOR. Andiamo tranquillamente oltre.

2. Dote 18 (PD).

La proposta PD di dare 10.000 euro ai 18enni, finanziata da una revisione dell’imposta sulle successioni dei patrimoni plurimilionari. Chi mastica un po’ di numeri (basta saper contare fino a dieci) capì immediatamente che le coperture economiche erano “leggermente” complicate. Ma a rassicurare tutti ci pensò l’onorevole Orfini: “l’aspetto tecnico in questo momento non è importante.” Sipario.

3. Prestiti Covid (Governo Conte).

Giuseppe Conte parlava di “potenza di fuoco” statale e di un intervento “poderoso” e di una “cifra enorme”. E insomma. Diciamo che l’intervento, oltre che “poderoso,” è stato molto “macchinoso” (colpa delle banche!), un tantinello “fumoso” (andatevi a vedere clausole e clausoline) e assai “costoso” (dare soldi ad aziende decotte comporta dei rischi…).

 Il MES: Simbolo della Schizofrenia Ideologica

Sul MES ci si può sbizzarrire.

  • MES “Normale”: L’Italia è l’unico Paese a non aver ratificato la riforma (che include il backstop per il sistema bancario, cosa oggettivamente utile). Salvini non ratificherà “mai” perché è un “cappio al collo”. Meloni nicchia. I Pentastellati prima firmano a favore (Governo Conte II) ma poi votano contro. Siamo a livelli di Topolinia. Che meraviglia.
  • MES Sanitario: Prestiti fino a 37 miliardi per investimenti sanitari (assunzioni, macchinari, infrastrutture) a tasso quasi zero. La nostra sanità sta maluccio, no? Lo prendiamo?
    NO! Il M5S sosteneva sarebbe stata una “resa”; la Lega e FdI parlavano di “Troika” e “stigma”. Del resto quei 37 miliardi non ci avrebbero fatto comodo. Assolutamente no.

 Recovery Fund/PNRR: trionfo o fregatura?

  • Il trionfo di Conte: L’accordo sul Next Generation EU (luglio 2020) fu un trionfo per la retorica populista: 209 miliardi all’Italia descritti come un regalo (in realtà erano un prestito).
    Conte se ne intestò il merito.
    Beh, oddio, la cifra non è frutto di sapiente trattativa, ma deriva da precisi criteri oggettivi e calcoli statistici (popolazione, disoccupazione storica, PIL perso). Una volta stabiliti i criteri, l’assegnazione è stata automatica e matematica. Però diamo il merito a Conte di essersi presentato a Bruxelles quel giorno.
  • I sovranisti: Meloni sosteneva che i fondi non valevano il prezzo in termini di cessione di sovranità. Salvini definiva il meccanismo una “fregatura” e un “pacco” a causa del “super-freno di emergenza.” E pensare che i due esimi stanno gestendo i soldi del Recovery (non in maniera eccelsa, va detto in difesa della loro coerenza) e che senza di esso il nostro Paese sarebbe in recessione. Il tempo è galantuomo.

 Extraprofitti e tassi: il gioco a somma zero

Qui, ragazzi, TUTTI HANNO DATO IL MEGLIO DI SÉ.

  • Tassi dei mutui. Il PD spinge per la conversione da variabile a fisso (che già si poteva fare). La Lega propone di fermare l’aumento dei tassi sui mutui (la BCE ringrazia per la segnalazione). La Meloni accusa la BCE di “spegnere il motore” e critica le banche, introducendo la tassa sugli “extraprofitti”…
  • Tassa sugli Extraprofitti. La legge del 2023 si riassume così: Banca, fai “extraprofitto” e io Stato ti do una possibilità: o mi paghi la tassa oppure l’equivalente lo metti nel tuo capitale per rafforzarti.
    Il gettito reale? ZERO.
    Poi, dopo due anni, tornano alla carica: “Ti ricordi, banca, che due anni fa ti ho permesso di farti delle riserve? Sì? Bene. Quest’anno ti tasso al 26% quello che togli dalle suddette.” Si chiama schizofrenia populista. Ma non sono stati presi di mira solo le banche: energia, logistica (PD), armi (M5S), etc. Ce n’è per tutti, signori miei.

 Il gran finale: salario minimo e piccioni

  • Salario minimo legale: Schlein presenta la proposta dichiarando che sarebbe “a costo zero per lo Stato” (ma allora chi ci metterebbe i soldi?).
    Conte vuole il salario minimo anche per gli autonomi (in che senso?). E Mulè (FI), in un momento di saggezza, avverte che chi guadagna 12 euro verrà pagato 9.
    Qui mancano proprio le basi.
  • Superbonus 110%: Vi risparmio i freddi numeri. Mi limito a: “Parlare con un grillino dei danni del superbonus è come giocare a scacchi con un piccione: PRIMA FA CADERE TUTTI I PEZZI E POI EVACUA SULLA SCACCHIERA.”

Il populismo è una brutta bestia, e sapete perché? Tutti sappiamo come funziona: fa prendere voti nell’immediato e poi punta sulla smemoratezza degli elettori quando la promessa non viene rispettata.
Sul lungo periodo, però, anche l’elettore più distratto si accorge del trucco. E si fa due domande.
E, ad esempio, inizia a considerare la competizione politica come un talent show di pura comunicazione, dove il candidato dice: “Guarda, mi preoccupano gli stessi problemi che preoccupano te!”, senza specificare se poi siano risolvibili. Intrattenimento mediatico, non proposta per cambiare la realtà.

Oppure inizia ad adagiarsi sull’idea che tutto sommato l’Italia verrà sempre salvata dall’esterno a prescindere da quello che faranno i suoi politici: BCE, governi tecnici e burocrati onnipotenti sono sempre pronti a tutelarci amorevolmente.

Oppure inizia a sognare “il dittatore che fa davvero le cose”. (Anche qui, potremmo fare una lunga rassegna degli autocrati che in giro per il mondo propagandano successi che esistono solo nella fantasia dei loro social media manager).

Purtroppo, nessuna di queste reazioni è sana per la democrazia.