Elezioni municipali francesi: verso un secondo turno ad alta tensione
Il primo turno delle elezioni municipali francesi, ultimo grande test prima della presidenziale del 2027, ha confermato il radicamento del Rassemblement National (RN) e l’avanzamento della France Insoumise (LFI) di Jean-Luc Mélenchon.
La France Insoumise e il Rassemblement National ottengono un buon risultato in questo primo turno. I loro risultati sono a volte impressionanti. A Saint-Denis, Roubaix, Lille, Tolosa e Rennes per gli alleati di Mélenchon. A Perpignan, Marsiglia, Tolone e, naturalmente, a Nizza, dove Éric Ciotti è a un passo dalla vittoria, per i sostenitori di Jordan Bardella.
L’affluenza alle urne mostra qualche timido segno di ripresa. Ha votato il 57,6% dei quasi 49 milioni di elettori francesi aventi diritto al voto; si tratta di circa tredici punti percentuali in più rispetto al 2020, ma di sei punti in meno rispetto al 2014. Archiviato il primo turno ora inizia lo sprint finale ricordando che nel primo turno si sceglie ma nel secondo si elimina. Le liste che hanno ottenuto almeno il 10% dei voti possono rimanere in corsa per il secondo turno. Quelle che hanno ottenuto almeno il 5% possono fondersi con una lista già qualificata. I candidati devono presentare le proprie liste per il secondo turno entro le 18:00 di martedì. Ma solo una parte dell’elettorato francese sarà chiamata alle urne domenica prossima, dato che almeno il 93% dei comuni ha saputo il nome del proprio sindaco domenica sera: solo una o due liste erano in lizza: Il voto riguarda principalmente le grandi città e Parigi dove sono ben cinque i candidati qualificati per il secondo turno.
Assisteremo alle solite condanne e proclami in nome della lotta contro il “fascismo” da un lato e contro l’antisemitismo di Mélenchon dall’altro?
A quanto pare la destra non sembra intenzionata a varcare il Rubicone che la separa dal Rassemblement National (RN), perché Marine Le Pen ha già detto no a qualsiasi accordo. La sinistra, dal canto suo, non avrà scrupoli. Il “precedente Faure” lo ha dimostrato: si può benissimo giudicare Mélenchon colpevole di “intollerabili affermazioni antisemite” e poi allearsi con i lui in nome dell’antifascismo. Al secondo turno, i socialisti e i verdi saranno “realisti” laddove la loro vittoria dipenda dalla loro desistenza e “virtuosi” laddove non costi loro nulla! Pertanto, a meno che la mobilitazione degli elettori non lo impedisca, una minoranza di sinistra nel paese si sta preparando, approfittando delle divisioni nel campo avversario, a porre le basi per vittorie elettorali che calpesterebbero tutti i suoi principi morali. Gli osservatori concordano che il Partito Socialista, nonostante gli eccessi di Jean-Luc Mélenchon, finirà con lo sfruttare l’ascesa della La France Insoumise (LFI) per mantenere il controllo delle principali città.
È la legge del primo turno: il giorno dopo una serata senza un vincitore chiaro né un perdente definitivo, tutti possono trovare nei risultati della domenica sera un motivo di gioia o di disperazione. Decomposizione, frammentazione, polarizzazione: secondo il direttore di “Le Figaro”, Alexis Brézet, Macron sognava di dinamitare il panorama partitico; lo ha atomizzato. Ha rimescolato le carte in maniera tale che nessun giocatore possa affermare di aver vinto la partita da solo. Affermava di voler bloccare gli estremismi ma sta accadendo esattamente il contrario. Il Rassemblement National conferma il suo radicamento e può sperare di conquistare qualche altra roccaforte a Nizza o Tolone. La France Insoumise fa una spettacolare irruzione – a Roubaix, Saint-Denis, Lille e Tolosa – e conferma l’efficacia della strategia velenosa di Jean-Luc Mélenchon. I “vecchi partiti”, di sinistra e di destra, non se la passano poi così male. Nelle grandi città, il Partito Socialista (PS) e i suoi alleati Verdi si stanno comportando meglio del previsto. Solidi nelle città di medie dimensioni, i Repubblicani (LR) sono ancora alla ricerca della loro vittoria simbolica. Quanto al macronismo a livello comunale, è morto prima ancora di nascere, ma il blocco centrista trova almeno un motivo di speranza nell’ottimo risultato di Édouard Philippe a Le Havre.
La questione si pone soprattutto a sinistra, poiché il Partito Socialista, che governa molte grandi città, si trova a fronteggiare, a sinistra, la significativa ascesa della France Insoumise (LFI) nelle aree urbane francesi. “Una svolta magnifica”, ha dichiarato Jean-Luc Mélenchon. I candidati di LFI – classificati per la prima volta come “di estrema sinistra” dal Ministero dell’Interno – sono arrivati al secondo turno nella maggior parte delle principali città del paese. A Tolosa e Limoges, stanno addirittura superando i candidati del Partito Socialista. A Lille, la candidata di La France Insoumise, Lahouaria Addouche, è testa a testa con il sindaco socialista uscente, Arnaud Deslandes, successore di Martine Aubry.
Questo “notevole progresso”, come lo ha definito il coordinatore nazionale del partito, Manuel Bompard, permette a La France Insoumise di affermarsi come una forza imprescindibile della sinistra. Bompard ha auspicato “la formazione di un fronte antifascista” con le altre liste, escludendo al contempo il ritiro di qualsiasi candidato della France Insoumise. Questo pone un dilemma per i socialisti e i verdi, che si contendono i voti di LFI per mantenere le loro roccaforti domenica prossima. Come a Marsiglia, dove il sindaco uscente, Benoît Payan (ex membro del Partito Socialista) avrebbe tre punti di vantaggio sul candidato del Rassemblement National, Franck Allisio. O a Nantes, dove la sindaca uscente, Johanna Rolland, è tallonata dal candidato di destra e centrista, e si profila una corsa a tre con La France Insoumise (LFI).
Per la destra, invece, la principale preoccupazione è salvare il salvabile, visto che non ha più sindaci in carica nei comuni con più di 200.000 abitanti, con l’eccezione di Tolosa, dove il sindaco uscente Jean-Luc Moudenc (ex de I Repubblicani) è minacciato dalla sinistra. I Repubblicani (LR) rischiano ora di perdere Nîmes. E le loro speranze a Parigi sono seriamente compromesse, dato che Rachida Dati è molto indietro rispetto al socialista Emmanuel Grégoire.
I repubblicani, molto meglio rappresentati nelle città di medie dimensioni, rimangono comunque “una significativa forza politica locale”, ha affermato il suo presidente, Bruno Retailleau, che ha invocato una “grande mobilitazione della destra” per “sconfiggere la sinistra e LFI”.
“L’unica istruzione che do stasera è di non votare per LFI”, ha continuato l’ex ministro dell’Interno, chiedendo la sconfitta di “quei candidati socialisti, verdi e comunisti che si sono alleati con l’estrema sinistra al primo turno o che lo faranno questa settimana tra i due turni”. “Vergogna a chi si allea con un partito che non ha più nulla a che fare con i principi repubblicani”, ha dichiarato Retailleau, denunciando “accordi vergognosi”.
A quasi nove anni dall’elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, queste elezioni hanno confermato la significativa debolezza del fronte presidenziale a livello locale. Privo dello slancio politico necessario per lanciare un attacco diretto alle grandi città, il partito presidenziale Renaissance, guidato dal 2024 da Gabriel Attal, ha preferito stringere alleanze per cercare di assicurarsi seggi nei consigli comunali. E dovrà accontentarsi, in larga misura, di un ruolo da spettatore durante questa settimana tra i due turni di votazione, anche se la situazione a Parigi – dove Renaissance ha appoggiato Pierre-Yves Bournazel e non l’ex ministra Rachida Dati – potrebbe ancora una volta rappresentare una sfida.
Gabriel Attal sta cercando di ribadire un messaggio nazionale per posizionarsi in vista delle elezioni presidenziali: tutto tranne “gli estremi”. “Ci sarà una sorta di momento della verità in questo periodo tra i due turni”, ha affermato domenica, insinuando che “la sinistra repubblicana” e “la destra repubblicana” stiano prendendo una piega inaspettata. “Non parteciperemo ad alcuna alleanza, diretta o indiretta, né con l’estrema sinistra di La France Insoumise, né con l’estrema destra del Rassemblement National, di Reconquête o dell’UDR di Éric Ciotti”, ha insistito l’ex primo ministro. La posizione di Gabriel Attal è in netto contrasto con quella che aveva adottato durante le elezioni legislative del 2024, quando aveva invocato un fronte unito contro il Rassemblement National (RN), arrivando persino ad appoggiare La France Insoumise (LFI) in alcuni collegi. Anche il suo rivale, Édouard Philippe, ben posizionato per la rielezione nella sua roccaforte di Le Havre, aderisce alla linea del “né l’uno né l’altro”.
Non bisogna farsi ingannare dalle posture repubblicane de La France Insoumise (LFI). Il suo vero obiettivo non è impedire alla destra o al RN di vincere nelle città, bensì mettere in imbarazzo il resto della sinistra. Mélenchon vuole costringere i socialisti ad abbandonare il “cordone sanitario” che alcuni, come Raphaël Glucksmann, vorrebbero imporre contro LFI. Da qui la pressione esercitata su Emmanuel Grégoire a Parigi e su Benoît Payan a Marsiglia. Il Partito Socialista (PS) ufficialmente rifiuta qualsiasi alleanza con La France Insoumise (LFI). Ma cosa succederà da qui a martedì? A Tolosa, ad esempio, dove solo un’alleanza può ribaltare le sorti della città?
In questo primo turno, il blocco centrale è rimasto in gran parte in silenzio. Uno dei suoi leader, tuttavia, può tirare un sospiro di sollievo: Édouard Philippe. Sebbene inizialmente si prevedesse che avrebbe avuto difficoltà, la sua rielezione a Le Havre è praticamente certa. Potrà finalmente lanciare la sua campagna presidenziale e cercare di dimostrare che esiste una vera alternativa a LFI e al Rassemblement National (RN).
Un altro fattore da considerare è che, come nel 2001, il voto si tiene un anno prima delle elezioni presidenziali, le uniche che, agli occhi di molti francesi, sono in grado di sbloccare un sistema politico paralizzato dalla fallimentare dissoluzione del Parlamento nel 2024. Dato che la Costituzione gli impedisce di candidarsi per un terzo mandato consecutivo, l’obiettivo è anche quello di voltare pagina dopo il decennio di Emmanuel Macron.









