Nella corsa caotica dei candidati per l’Eliseo, Édouard Philippe lancia un appello pro-europeo.

Composizione astratta con i toni del blu europeo fusi al tricolore francese che evocano l'appello pro-europeo di Édouard Philippe verso l'Eliseo
Andrea Verde
22/06/2026
Poteri

Secondo un conteggio di «Le Figaro», a dieci mesi dalle elezioni, una trentina di personalità hanno finora manifestato ambizioni presidenziali, diciassette delle quali ufficialmente. Vale la pena ricordare che, per concorrere ufficialmente all’Eliseo, ogni aspirante presidente deve raccogliere almeno 500 firme valide (parrainages) da parte di amministratori locali e nazionali eletti (sindaci, parlamentari, consiglieri regionali). Gli «eletti abilitati» sono circa quarantamila in tutta la Francia; le firme non possono provenire tutte dallo stesso posto. Devono arrivare da almeno trenta dipartimenti diversi (le provincie francesi). Inoltre, non più di cinquanta firme possono arrivare da un singolo dipartimento. Di fronte ad un numero senza precedenti di aspiranti alla presidenza, questa regola può favorire una selezione naturale in assenza di primarie, a destra come a sinistra

La polarizzazione e il precedente di Messmer

La molteplicità di candidature rafforza anche la polarizzazione tra il Rassemblement National (RN) e La France Insoumise (LFI), che, a differenza di altre forze politiche, hanno leader naturali. Quanto sembra lontano il tempo in cui Pierre Messmer, allora Primo Ministro di Georges Pompidou, si rifiutò di correre per mancanza di disciplina nella sua famiglia politica, proprio per evitare di moltiplicare le candidature e rischiare la sconfitta!

Mélenchon e la corsa dell’«unico candidato»

Annunciando ufficialmente la sua quarta candidatura, Jean-Luc Mélenchon non ha esitato ad alludere a questa disgregazione tra i suoi ex compagni. «Per noi è semplice: c’è una squadra, un programma e un solo candidato», ha dichiarato il leader di La France Insoumise. Questa formula è stata poi ripetuta dai suoi sostenitori per screditare gli avversari di sinistra e, in definitiva, affermarsi come l’unica alternativa credibile, nonostante la sua personalità controversa.

La sinistra anti-LFI si frammenta

Nel frattempo, le candidature di figure di sinistra anti-LFI si moltiplicano, mentre la prospettiva di elezioni primarie appare sempre più improbabile. Almeno una dozzina di personalità sta seriamente valutando la possibilità di candidarsi. Da Raphaël Glucksmann all’ex presidente François Hollande e al suo ex primo ministro Bernard Cazeneuve, da Marine Tondelier a Clémentine Autain, Jérôme Guedj e François Ruffin – tutti ufficialmente candidati – la lista dei potenziali candidati è lunga e nessuno spicca nei vari sondaggi. Anche l’ex leader del Partito Socialista, Olivier Faure, non ha del tutto escluso l’idea di candidarsi.

L’ombra del voto del 2002

La sinistra si ricorda di quello che accadde nel 2002? Maggioritaria nel paese si presentò divisa, con ben cinque candidati che ottennero il 32,45%, che insieme ai voti dell’estrema sinistra (al secondo turno), avrebbero potuto permettere ad un candidato di essere eletto Presidente; tuttavia, la dispersione delle candidature al primo turno fece sì che Jospin, con 194.600 preferenze in meno rispetto a Jean-Marie Le Pen, non si qualificasse per il secondo turno.

A destra le tentazioni dissidenti

La situazione è più o meno simile a destra: mentre Bruno Retailleau è ufficialmente il candidato repubblicano (LR), scelto dagli iscritti al partito, alcuni nel suo entourage non hanno abbandonato l’idea di un’avventura dissidente. Il sindaco liberale di Cannes, David Lisnard, si è infatti assunto la responsabilità di lasciare il partito per tentare la fortuna con il suo movimento, «Nouvelle Énergie». Il presidente della regione Hauts-de-France, Xavier Bertrand, continua a sviluppare in silenzio un progetto dopo la sconfitta al congresso del partito LR nel 2021. Inoltre, non parteciperà al grande comizio di Bruno Retailleau, così come Laurent Wauquiez, le cui vere intenzioni restano difficili da decifrare.


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La battaglia per l’eredità del macronismo

Anche l’eredità del macronismo è oggetto di una battaglia di profili, tra chi cerca una rottura netta e chi incarna una nuova linea di centrosinistra-centrodestra. Gabriel Attal (Renaissance) ha infatti annunciato la sua candidatura, nonostante i sondaggi diano Édouard Philippe (Horizons), sindaco di Le Havre, in vantaggio. Ma anche altri, oltre ai due ex Primi Ministri di Macron, hanno ventilato la possibilità di candidarsi, come la presidente dell’Assemblea nazionale, Yaël Braun-Pivet, e i ministri Aurore Bergé e Gérald Darmanin. Si tratta di ambizioni reali o di posizionamenti tattici?

L’estrema destra e la «remigrazione»

All’estrema destra oltre a Marine Le Pen o Jordan Bardella dovrebbe figurare Eric Zemmour, che invoca la «remigrazione» e denuncia il rischio della «sostituzione etnica».

Il pellegrinaggio sulla tomba di de Gaulle

Questo giovedì, solo Édouard Philippe – accolto dal presidente della regione Grand Est, Franck Leroy, uno dei suoi sostenitori – ha compiuto il viaggio a Colombay Les Deux Eglises sulla tomba di Charles de Gaulle per ricordare l’appello del 18 giugno 1940. L’ex Primo Ministro, che aveva già visitato Colombey nel 2017 e nel 2024, ha parlato dell’importanza di riscoprire De Gaulle. Édouard Philippe ha reso un silenzioso omaggio al generale de Gaulle, davanti alla sua tomba adornata da diverse corone. Una trentina di «pellegrini», riuniti per l’86° anniversario dell’appello alla resistenza, hanno partecipato alla cerimonia.

L’omaggio davanti alla Croce di Lorena

«Nessuno possiede il generale de Gaulle, nessuno è suo erede, ma tutti dovrebbero essergli grati», ha dichiarato, al termine della cerimonia militare, svoltasi secondo il consueto schema: sorvolo di due caccia Rafale, lettura dell’Appello del 18 giugno, deposizione di corone, un minuto di silenzio, il canto della Marsigliese, il canto dei Partigiani e saluti ai portabandiera ai piedi della Croce di Lorena.

Un «18 giugno europeo»

Il sindaco di Le Havre, desideroso di seguire le orme del Generale, ha deciso di lanciare un appello pro-europeo. Un «momento gollista per l’Europa», un «18 giugno europeo», secondo le sue parole. «Il 18 giugno 1940, il generale de Gaulle invitò la Francia Libera a resistere alla sconfitta». «La sfida per gli europei oggi è resistere alla rassegnazione», ha scritto in un articolo d’opinione pubblicato sulla rivista Le Grand Continent durante la sua visita a Colombey.

La «piena sovranità» in quattro settori

Per evitare un «vassallaggio silenzioso» e «continuare a decidere per noi stessi», Édouard Philippe promuove un principio di «piena sovranità» a livello europeo, in quattro settori: energia, tecnologia, difesa e finanza. Di fronte alla Cina, agli Stati Uniti e ai «giganti della tecnologia», «l’Europa deve concentrare immediatamente le sue risorse su queste quattro politiche vitali, altrimenti sarà sconfitta».

L’immigrazione «necessaria» e la sfida finale

Édouard Philippe, pur ritenendo che la migrazione lavorativa debba essere «selettiva e controllata», ammette senza esitazione che «l’immigrazione è necessaria». Questa posizione contrasta nettamente con quella dell’estrema destra.

Unirsi senza diluire, allargare senza rinunciare alla propria identità. Questa è la sfida di Édouard Philippe per battere i populisti in un paese chiaramente orientato a destra.