È inutile girarci intorno: noi siamo sotto attacco
La scorsa notte l’Ucraina ha subito l’ennesima aggressione violenta e indiscriminata da parte dell’esercito di Putin, fatto a cui sembriamo essere tutti tristemente assuefatti. Ma c’è stata una novità degna di nota: numerosi droni russi hanno violato il confine della Polonia, che altro non è se non il confine della nostra Unione.
L’attacco ha costretto i jet di Varsavia a procedere con una decina di abbattimenti per scongiurare la minaccia. Anche altri alleati NATO, fra cui l’Italia, hanno fatto levare in volo i propri aerei per fornire supporto. Un drone è persino caduto su un’abitazione, danneggiandola.
Donald Tusk, Presidente del Consiglio polacco, ha posto in stato di massima allerta la difesa territoriale e ha invocato in sede NATO l’Articolo 4 del Trattato del Nord Atlantico, un articolo che prevede consultazioni con gli altri alleati quando un Paese membro percepisce una minaccia alla propria integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza. Non siamo ancora al punto di uno scontro armato, dunque, ma alla valutazione delle prossime mosse.
Speriamo in qualche passo concreto, visto che, come cantava De André, “le contromisure fino a quel punto si limitavano all’invettiva”. Ma non facciamoci illusioni, lo scenario più probabile prevede forti condanne, piena solidarietà, al più nuove sanzioni economiche. Insomma, siamo ancora al thoughts and prayers.
Putin mette alla prova l’Europa
C’è però un dubbio legittimo: come mai la Russia in un momento in cui apparentemente le converrebbe trattare diventa invece più aggressiva? Non è stato un errore, si tratta di un atto deliberato. Putin sta testando la nostra pazienza, la nostra capacità di reazione, la nostra volontà.
E purtroppo gli stiamo dando di che gongolare come vittime di questa sua folle roulette russa.
Non possiamo più farci mettere i piedi in testa, non possiamo cedere ancora. Ogni volta che la Federazione Russa ha aggredito un altro Paese, noi occidentali ci siamo voltati dall’altra parte in base a un cinico calcolo che non ci fa onore: lasciar correre per evitare lo scontro diretto. Peccato che il calcolo non fosse solo cinico: era anche errato. Così ci ritroviamo al punto in cui siamo oggi, dopo la linea rossa superata stanotte e prontamente spostata più in là dall’infame codardia nostra e dei nostri politici. Fin dove può spostarsi quella linea? Cosa accetteremo la prossima volta, dopo qualche condanna formale? Forse di cedere una porzione di territorio della nostra Unione all’occupante? Magari l’invasione della Finlandia?
Usciamo dal sogno di un mondo fatato che non esiste e non è mai esistito. Per difenderci dalla Russia dobbiamo toglierci i guanti e iniziare a far capire loro di cosa siamo capaci. Basta buonismo, basta pacifismo, basta timore. Adesso la misura è colma e una risposta militare proporzionata appare l’unico deterrente. Non per andare in guerra oggi, ma per evitarla domani.
Il significato reale della pace
Sicuramente arriverà chi invocherà la pace contrapponendola allo spauracchio della guerra nucleare che, a sentire certi commentatori, sarebbe già dovuta scoppiare almeno quattro o cinque volte. Ebbene, dovremmo iniziare a interrogarci sul significato profondo della parola pace.
Significa assenza di conflitto armato? In tal caso anche l’occupazione senza resistenza sarebbe pace, ma lo è davvero? Il secondo conflitto mondiale ci ha insegnato che talvolta anche la guerra è necessaria alla difesa della pace, ma soprattutto che abbassare sempre la testa di fronte al dittatore di turno eccita i suoi folli intenti, non li sopisce. Una lezione tanto preziosa quanto apparentemente dimenticata.
Sembra che ormai interessi solo evitare (leggi ritardare) lo scontro ad ogni costo. Non stupisce dunque il fatto che nel dibattito pubblico italiano si senta spesso parlare di escalation e che se ne sia tristemente sentito parlare anche oggi non già in riferimento all’aggressione contro la Polonia, bensì riguardo all’appello di Tusk alla NATO. Ciò rientra nei sintomi di quella follia collettiva che coinvolge la gran parte del nostro continente, o almeno la sua porzione occidentale: una follia secondo cui la pace di cui godiamo è una pace perpetua, garantita una volta per tutte. Ma conquistata come e da chi? Questo si dimentica sempre.
La giornata odierna ci ha mostrato in modo lampante (e, per molti, inaspettato) la realtà che gli ucraini tentano di farci vedere ormai da anni: noi europei possiamo forse illuderci di non essere in guerra contro la Russia, ma di sicuro la Russia è in guerra contro di noi. Sarebbe ora di svegliarsi.










