Dumping fiscale? Perché l’accusa di Bayrou all’Italia è infondata
Il premier francese François Bayrou, un paio di giorni fa, ha accusato l’Italia di praticare dumping fiscale. Un’accusa, a dire il vero, tutt’altro che circostanziata: più che una presa di posizione meditata, è parsa una battuta frettolosa, strappata dall’incalzare delle domande dei giornalisti. Del resto, i problemi che la Francia si trova oggi ad affrontare sono ben altri. Ma visto che Bayrou ha voluto lanciare la provocazione, proviamo a capire se – e in che misura – possa avere ragione.
Che cos’è, innanzitutto, il dumping fiscale? In breve, si tratta di una forma di concorrenza sleale che, applicata al campo tributario, significa avere un sistema di tassazione talmente vantaggioso da attrarre capitali provenienti da altri Paesi. Ora, pensare che l’Italia possa offrire un simile vantaggio competitivo suona quantomeno singolare, considerando lo stato del nostro tessuto industriale: chiusure di stabilimenti, delocalizzazioni, trasferimenti di sedi fiscali e legali all’estero, e così via.
La “flat tax per i paperoni” nel mirino
Forse il premier francese alludeva alla cosiddetta “flat tax per i paperoni”. Ed è probabile. In cosa consiste questa agevolazione? In sostanza, chi trasferisce la residenza fiscale in Italia, a condizione di non avervi risieduto per almeno nove periodi d’imposta negli ultimi dieci anni, può pagare un’imposta sostitutiva fissa di 200.000 euro. Va detto che il governo Meloni ha raddoppiato la cifra originaria, fissata a 100.000 euro dal governo Renzi, che aveva introdotto la misura per incentivare il rientro dei cosiddetti “cervelli in fuga” (perlopiù ormai definitivamente partiti). È importante precisare che la flat tax agevola esclusivamente i redditi prodotti all’estero: quelli maturati in Italia restano soggetti alla tassazione ordinaria.

Oltre le accuse: il vero obiettivo è un’Europa fiscale unita
Sorge allora spontanea la domanda: quanti super-ricchi hanno effettivamente approfittato di questo regime? La risposta è circa duemila. Una cifra certo rilevante, ma di gran lunga insufficiente per ipotizzare una migrazione di massa verso il nostro Paese. Non va dimenticato, inoltre, che la Corte dei Conti ha espresso valutazioni critiche su questa misura, ritenendola poco controllabile. Resta da vedere se in futuro saranno introdotte modifiche o correzioni.
In definitiva, l’accusa di Bayrou appare ampiamente esagerata – anzi, molto, moltissimo esagerata – e probabilmente dovrebbe rivolgere altrove le sue preoccupazioni, restando comunque all’interno dello spazio europeo. Il giorno in cui l’Unione Europea riuscirà a raggiungere una piena armonizzazione fiscale, e magari a costruire anche un vero mercato unico dei capitali, potremo davvero definirci un continente più forte e più competitivo.









