Perché il Donetsk è la “linea del Piave” che l’Ucraina non può cedere
Il valore strategico, politico e militare del cuore orientale ucraino
Le mappe diffuse da Donald Trump e commentate da vari analisti statunitensi riflettono una visione semplificata e superficiale della guerra in Ucraina.
L’idea rilanciata anche da Mosca di “congelare il conflitto” lungo i confini attuali del Donbass può sembrare, a prima vista, una proposta pragmatica.
In realtà, nasconde un disastro strategico per Kyiv: significherebbe consegnare alla Russia il cuore industriale, minerario e difensivo dell’Est, spostando il fronte in territori scoperti, privi di fortificazioni e infrastrutture militari consolidate.

Con la Russia che avanza lentamente a Est e con la città di Donetsk stabilmente occupata dal 2014, la vera posta in gioco è oggi la parte della regione ancora controllata dall’Ucraina, ovvero il triangolo urbano composto da Kramatorsk, Sloviansk, Kostyantynivka e Pokrovsk.
È qui che si decide il destino della resistenza. Perdere quest’area significherebbe non solo perdere territorio, ma perdere la capacità stessa di difendersi.
Il nodo militare: il cuore del sistema difensivo orientale
Negli ultimi dieci anni, l’Ucraina ha trasformato la porzione occidentale della regione di Donetsk in una fortezza multilivello: trincee, bunker in cemento, postazioni sotterranee, centri logistici e magazzini di munizioni collegati da reti di gallerie.
Kramatorsk e Sloviansk sono il cervello operativo del fronte orientale vi si concentrano i comandi di brigata, i laboratori di riparazione dei mezzi, le strutture sanitarie e i principali nodi ferroviari di rifornimento.
Per ora, l’avanzata russa rimane estremamente lenta per via della resistenza ucraina e dell’uso intensivo dei droni FPV, che hanno ridotto drasticamente la mobilità dei mezzi meccanizzati russi. Ma il rischio è chiaro: se le linee ucraine cedessero, o se il flusso di aiuti occidentali si riducesse, la guerra entrerebbe in una fase più mobile, in cui i droni perderebbero parte della loro efficacia e la superiorità russa in artiglieria e uomini tornerebbe decisiva.
Questo scenario è già visibile nell’offensiva russa su Velyka Novosilka, dove la mancanza di fortificazioni strutturate e la diversa direzione delle difese hanno permesso a Mosca di guadagnare terreno con maggiore rapidità.
Le miniere e il valore economico del Donetsk
Oltre alla dimensione militare, il Donetsk ha una centralità economica e strategica che rende impensabile una sua cessione completa.
Questa regione è il motore minerario e industriale dell’Ucraina: carbone, ferro, titanio, manganese e materie prime fondamentali per l’industria pesante e la produzione energetica.
Il suo sottosuolo ospita alcune delle miniere più produttive d’Europa, e per decenni ha garantito energia e lavoro all’intero Paese.
Prima del 2014, il Donetsk contribuiva a oltre il 15% del PIL ucraino e forniva una quota determinante della produzione termoelettrica.

Oggi, la fascia occidentale del bacino ancora sotto controllo ucraino alimenta i poli industriali di Dnipro e Zaporizhzhia e garantisce i collegamenti ferroviari tra l’Est e il centro del Paese.
Cederla equivarrebbe a perdere l’autonomia energetica residua e consegnare alla Russia il controllo totale del bacino carbonifero, con conseguenze economiche e militari devastanti.
Un arretramento insostenibile
Un eventuale ritiro da questa area significherebbe spostare il fronte verso il fiume Dnipro, abbandonando non solo città ma infrastrutture critiche: ferrovie, depositi energetici, officine e aree industriali.
A ovest del Donbass, il terreno diventa oltre modo pianeggiante, aperto, senza grandi centri e difficile da difendere.

Una vittoria russa in questo settore permetterebbe a Mosca di riorganizzare le proprie forze e rilanciare un’offensiva su larga scala nel 2026, con obiettivi che andrebbero ben oltre il Donbass.
L’imperativo politico: Zelensky non può permetterselo
Sul piano interno, la cessione di ciò che resta della regione di Donetsk sarebbe un suicidio politico.
Per l’opinione pubblica ucraina, Kramatorsk e Sloviansk sono simboli della resistenza nata nel 2014.
Allo stesso modo, i militari e le fasce nazionaliste considerano il Donbass libero una linea rossa invalicabile.
Per il presidente Volodymyr Zelensky, accettare una ritirata significherebbe rompere il rapporto di fiducia con le forze armate e con la popolazione mobilitata.
In un Paese dove la guerra è ormai parte dell’identità collettiva, nessuna leadership sopravviverebbe politicamente a una simile decisione.
Inoltre, una ritirata darebbe ossigeno alla narrativa russa secondo cui “l’Ucraina non può vincere”, erodendo il sostegno occidentale e aprendo la strada a pressioni per un cessate il fuoco dettato da Mosca.

La Materialschlacht: la guerra di materiali
La guerra nel Donbass è diventata una vera Materialschlacht una “battaglia di materiali” in cui la potenza industriale e la logistica contano quanto il valore sul campo.
Ogni metro di terreno costa vite, artiglieria, droni e carburante.
Mosca punta sulla quantità uomini, proiettili, produzione di massa mentre Kyiv risponde con tecnologia, precisione e adattamento tattico.
Ma per sostenere questa simmetria, l’Ucraina deve mantenere le roccaforti e concentrare la guerra in una parte precisa del paese.
Difendere la parte libera del Donetsk non è una questione di prestigio, ma di sopravvivenza strategica, economica e politica. Perderla significherebbe rompere il fronte, distruggere anni di infrastrutture difensive, minare il morale dell’esercito e aprire la strada a un negoziato da posizione di debolezza. Come osserva l’ISW (istituto di studio sulla guerra), “l’Ucraina può perdere terreno, ma non può perdere la capacità di difendere sé stessa.”
Se cadesse o venisse ceduto il Donetsk libero, la guerra attuale o futura cambierebbe da difesa territoriale a possibile ritirata strategica senza profondità. Per Zelensky, per l’esercito e per noi europei, questa è la vera linea del Piave dell’Ucraina: una linea che non può essere varcata senza mettere in discussione l’esistenza stessa dello Stato ucraino.










