Davos e Groenlandia, spunta la soluzione cipriota: sovranità USA solo sulle basi militari

Piercamillo Falasca
22/01/2026
Poteri

A Davos, nelle ore in cui si aspettava l’intervento di Donald Trump come quando si aspetta una bufera annunciata, ha iniziato a circolare un’ipotesi che — se confermata — segnerebbe un cambio di registro nella partita sulla Groenlandia: una soluzione “alla cipriota”.

Secondo fonti diplomatiche presenti a Davos, che hanno chiesto l’anonimato, la formula che potrebbe “accontentare” Trump e convincerlo a rinunciare alla pretesa di annessione dell’intera isola (politicamente e giuridicamente impraticabile) sarebbe un compromesso mirato: attribuire agli Stati Uniti sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese legate a installazioni strategiche, sul modello delle basi militari britanniche a Cipro, che non sono semplicemente ospitate dall’isola, ma sono a tutti gli effetti territorio sovrano britannico.

La notizia, per come viene raccontata, ha un significato preciso: offrire a Trump un risultato che possa essere venduto come “sovranità”, senza però concedere né un’annessione né un’acquisizione dell’intera Groenlandia, e soprattutto senza aprire una crisi irreversibile con l’Europa. È, in sostanza, un modo per salvare la NATO: non perché risolva tutte le tensioni, tutt’altro, ma perché evita che la questione groenlandese diventi il detonatore di uno scontro transatlantico frontale e consente di guadagnare tempo.

La cronaca della giornata, tra palco e annuncio serale

La giornata di Davos si è sviluppata in due tempi, entrambi coerenti con il metodo Trump. Nel suo intervento il presidente americano ha escluso l’uso della forza, ma non ha rinunciato al linguaggio della pressione e delle minacce, lasciando intendere che, se l’Europa non avesse accettato la cessione della Groenlandia, gli Stati Uniti “se ne sarebbero ricordati”.

In serata è arrivato l’annuncio su Truth Social: Trump ha parlato di un “framework” per un futuro accordo su Groenlandia e Artico dopo un confronto con il segretario generale della NATO, e ha segnalato anche un passo indietro su alcune minacce commerciali. Il “framework”, per ora, è più un’etichetta che un contenuto verificabile. Ma il segnale politico è chiaro: si cerca un binario negoziale.

Perché la “soluzione cipriota” è un compromesso accettabile

La chiave sta nel fatto che la soluzione “alla cipriota” non è un modo elegante per cedere, ma un modo per recintare la concessione. È una formula che, se gestita politicamente e giuridicamente con attenzione, permette tre cose insieme.

Uno, dare a Trump ciò che cerca davvero sul piano simbolico, cioè un titolo di “sovranità”, non solo l’estensione di diritti d’uso o accesso. Due, evitare il salto politico dell’annessione, che sarebbe una rottura con il diritto internazionale e con l’ordine europeo. Infine, mantenere la partita dentro una cornice NATO, o comunque compatibile con l’Alleanza: una soluzione che può essere presentata come stabilizzazione di un dispositivo strategico comune, non come predazione territoriale.

In altre parole: se l’obiettivo è evitare che la Groenlandia diventi la crepa attraverso cui si rompe l’architettura euro-atlantica, questo tipo di compromesso è, nelle logiche diplomatiche, una delle poche opzioni “vendibili” a tutte le parti.

L’analogia con Cipro: non “basi ospitate”, ma territori sovrani

Per capire questa ipotesi, bisogna chiarire che cosa sono le basi britanniche a Cipro. Con l’indipendenza dell’isola nel 1960, il Regno Unito mantenne due aree sotto sovranità britannica: Akrotiri e Dhekelia, note come Sovereign Base Areas. Non sono semplici installazioni concesse in uso: sono porzioni di territorio formalmente britanniche, con una loro amministrazione e giurisdizione.

La distinzione è decisiva. Una base “ospitata” implica che lo Stato ospitante resta sovrano e concede diritti operativi. Una base “sovrana” implica che la sovranità cambia bandiera su quella porzione di terra. Applicare l’analogia alla Groenlandia significa dunque discutere non solo di presenza militare, ma di ritagli giuridici di sovranità.

Nelle indiscrezioni, emerge un elemento politico interessante: l’idea non sarebbe stata elaborata da alcuni diplomatici europei, e poi spiegata e “tradotta” — storicamente e praticamente — per colleghi americani ritenuti meno raffinati sul piano giuridico-istituzionale. Il ragionamento, in questa versione, è molto europeo: se l’altra parte chiede un simbolo, si prova a costruire un simbolo che non distrugga l’architettura.

Un compromesso per tenere insieme sovranità americana e stabilità europea

Detta in modo lineare: la “soluzione cipriota” serve a soddisfare una pretesa di sovranità senza concedere l’annessione. Serve a dare a Trump un risultato dichiarabile, senza costringere Danimarca e Groenlandia a una resa totale, e senza mettere l’Europa davanti all’alternativa secca tra umiliazione o rottura.

Naturalmente, perché questa ipotesi sia davvero sostenibile, deve passare per un punto politico che a Davos molti danno per implicito, ma che implicito non è: qualsiasi assetto che tocchi la sovranità deve essere costruito in modo da non cancellare la voce groenlandese, e da restare coerente con una cornice di alleanza, non di imposizione. Il confine è labile.