Cyber Warfare: l’Italia apre alla dimensione offensiva

Rappresentazione simbolica di cyberwarfare-italia-offensiva, con riferimento alla nuova arma cyber nazionale e al contesto geopolitico.
Luca Cadonici
20/09/2025
Interessi

La crescente rilevanza del dominio cibernetico nelle relazioni internazionali ha spinto sempre più governi a integrare difesa e attacco. L’Italia compie un passo significativo, seguendo la tendenza NATO. Con il disegno di legge presentato alla Camera dei Deputati dal presidente della commissione Difesa Nino Minardo (Forza Italia), le Forze Armate potranno assumere hacker e specialisti privati per condurre operazioni digitali offensive e difensive. La mossa riconosce che la guerra moderna non riguarda solo missili o droni, ma anche il controllo delle infrastrutture critiche e della percezione pubblica.

Dal modello difensivo al paradigma offensivo

Fino a oggi, la cybersicurezza italiana era gestita soprattutto da Palazzo Chigi e dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Il disegno di legge attribuisce ora alla Difesa la possibilità di agire autonomamente anche in tempo di pace. Gli obiettivi principali sono proteggere istituzioni e cittadini, rafforzare lo scudo nazionale contro attacchi sotto soglia di guerra e condurre, se necessario, azioni offensive contro attori ostili.

I reparti italiani della guerra cibernetica

Il Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC), nato nel 2020, pianifica e conduce le operazioni italiane nel dominio cyber. Ogni Forza Armata dispone di propri nuclei di sicurezza informatica. Il 28° Reggimento Pavia di Pesaro è specializzato nelle Information Operations e nella guerra cognitiva. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) collabora strettamente con Difesa e intelligence. Il ministro Crosetto ha ribadito l’obiettivo: creare una vera “arma cyber” nazionale, integrata e capace di affrontare minacce complesse in modo coordinato, allineata alle pratiche internazionali.


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Guerra cognitiva: il nuovo campo di battaglia

Il tema della guerra cognitiva è stato al centro dello “Shabtai Shavit World Summit” di Tel Aviv, organizzato dalla Reichman University. L’analista Alberto Pagani ha spiegato che il campo di battaglia è la mente delle persone, mentre internet rappresenta il principale veicolo operativo. Tecniche come social network, microtargeting e intelligenza artificiale servono a manipolare opinioni pubbliche. Russia e Cina, grazie al controllo interno totale e all’aggressività esterna, sono considerate all’avanguardia. Anche Hamas viene usata da attori stranieri, come l’Iran, che ne celano l’azione dietro la narrativa delle sofferenze palestinesi.

L’audizione di Crosetto in Commissione Difesa

A fine gennaio, il ministro Guido Crosetto ha presentato in IV Commissione Difesa della Camera le linee guida sulla difesa cibernetica. Ha sottolineato l’urgenza di una forte sinergia tra comparti civili, militari e industriali. Crosetto ha avvertito anche dei rischi legati all’uso dell’intelligenza artificiale. Questa tecnologia è fondamentale per la sicurezza nazionale, ma facilita la creazione e la diffusione di contenuti manipolati, difficili da distinguere da quelli autentici.

Una sfida globale

Il caso italiano si inserisce in un quadro internazionale più ampio. L’MI6 ha lanciato Silent Courier, portale sul dark web per reclutare informatori russi. La CIA ha intensificato le proprie campagne di influenza, mentre la NATO rafforza il fronte baltico. Il cyber warfare è ormai un pilastro della geopolitica moderna. L’Italia, dotandosi di hacker d’attacco e di un’arma cyber nazionale, si prepara a un campo di battaglia permanente, dove sicurezza, politica ed economia si intrecciano.