In Costa Rica vince Laura Fernández, una vittoria anche del sistema Bukele
Il Costa Rica, da lungo tempo considerata l’oasi di stabilità democratica dell’America Centrale, ha vissuto nelle ultime elezioni un cambio d’epoca che va oltre le urne. La vittoria di Laura Fernández Delgado, 39 anni, indica una svolta: è la risposta alle crescenti preoccupazioni sulla sicurezza e sulla criminalità, e riflette un punto di vista politico che richiama, in modo più o meno esplicito, approcci visti altrove nella regione, a partire proprio da El Salvador.
Il volto della nuova presidente e la mappa elettorale nel paese
Laura Virginia Fernández Delgado è ufficialmente la nuova presidente-eletta della Repubblica di Costa Rica, uscita vincitrice già al primo turno con circa il 48,3% dei voti validi, superando agevolmente la soglia necessaria del 40% per evitare un ballottaggio.
Appartenente al Partido Pueblo Soberano (PPSO), di orientamento conservatore e populista, Fernández diventa la seconda donna nella storia del paese a ricoprire la carica di presidente. Supportata dall’uscente presidente Rodrigo Chaves Robles, che per costituzione non poteva ricandidarsi, la sua è stata una corsa dominata da un messaggio chiaro: sicurezza, ordine pubblico e continuità con l’agenda di governo precedente.
Il suo principale avversario, Álvaro Ramos del National Liberation Party, ha ottenuto circa il 33% dei consensi, confermando che l’elettorato ha deciso di premiare il progetto di cambiamento proposto da Fernández. Ma di quale progetto stiamo parlando nello specifico?
Sicurezza e legalità, una narrativa vincente
Il tema centrale di tutta la campagna elettorale è stata la sicurezza pubblica, percepita dai cittadini come la principale vulnerabilità del paese. Dopo anni in cui Costa Rica si è distinta per tassi di criminalità tra i più bassi dell’America Latina, l’aumento di omicidi e l’espansione della violenza legata al narcotraffico hanno incrinato quella percezione di tranquillità. Secondo dati preliminari, il numero di omicidi ha superato quota 800 nel periodo più recente, rompendo con la tradizione storica del paese.
Fernández ha fatto dunque della lotta alla criminalità il suo cavallo di battaglia, proponendo misure forti come la dichiarazione di stati di emergenza in zone colpite dalla violenza, l’adozione di pene più severe e la costruzione di una mega prigione di massima sicurezza per isolare i capi delle organizzazioni criminali, seguendo apertamente un modello di riferimento che guarda a El Salvador e al suo Centro di Confinamento per il Terrorismo (CECOT).
Infatti, in una telefonata con Nayib Bukele, presidente di El Salvador, Fernández ha confermato l’intenzione di mantenere un “asse fraterno” con San Salvador per la consulenza tecnica nella costruzione del carcere e nella lotta alla criminalità organizzata. Questo tipo di cooperazione, seppur ancora embrionale, è stato accolto con favore da molti elettori che vedono nel modello di Bukele un esempio di risposta efficace alla violenza.
D’altronde, l’asse San José–San Salvador ha radici precedenti. Già lo scorso anno, un incontro ad alta visibilità tra il presidente costaricano Rodrigo Chaves e Nayib Bukele aveva posto le basi del progetto “Escudo de las Américas”, un quadro di cooperazione regionale sulla sicurezza e il contrasto alla criminalità organizzata. Un precedente che rende l’attuale intesa meno improvvisata e più coerente nel tempo.

Oltre la sicurezza: economia, infrastrutture e continuità
Pur ponendo forte l’accento sulla criminalità, Fernández ha integrato nella sua piattaforma anche temi economici e di sviluppo. La sua agenda propone il mantenimento dell’attuale disciplina fiscale, la promozione della crescita economica, attrazione di investimenti e modernizzazione delle infrastrutture come porti, aeroporti, reti stradali e connettività digitale.
In ambito sociale, il suo programma punta all’efficienza delle istituzioni pubbliche, riforme dei sistemi pensionistici e dei monopoli statali, oltre ad un approccio moderato sui costi della politica e burocratici.
La legittimità democratica e le critiche
La vittoria di Fernández non è stata priva di criticità. Molti rappresentanti dell’opposizione hanno espresso infatti timori riguardo a un possibile indebolimento delle istituzioni democratiche se il nuovo governo cercasse di estendere troppo le sue competenze, ad esempio attraverso stati di emergenza più ampi o modifiche costituzionali.
Critici, tra cui figure storiche come l’ex presidente Óscar Arias, hanno avvertito che cambiamenti significativi nella costituzione potrebbero aprire la strada ad un’autorità esecutiva eccessiva.
Fernández, tuttavia, ha dichiarato nel suo discorso post-elettorale di voler rispettare lo stato di diritto, affermando che la democrazia e la libertà saranno pilastri del suo governo.
L’assenza di un esercito e il nuovo ruolo della sicurezza
Un elemento che distingue e che contraddistingue soprattutto profondamente il Costa Rica rispetto ad altri paesi della regione è di base la mancanza di un esercito permanente, abolito dal 1948 e sostituito da forze di polizia e di sicurezza interna. Questo peculiare contesto istituzionale pone sfide aggiuntive alle promesse del “pugno duro”: senza una forza armata nazionale, le soluzioni devono fare affidamento su cooperazione internazionale, riforma delle forze di polizia e potenziamento delle agenzie di intelligence.
Un nuovo congresso e l’equilibrio del potere
Oltre alla presidenza, il PPSO di Fernández ha ottenuto una consistente rappresentanza in Assemblea Legislativa, con 31 seggi su 57, la più ampia maggioranza dal 1982 per una singola formazione. Pur non raggiungendo una super maggioranza, questa posizione darà al nuovo governo ampi margini di manovra per legiferare su sicurezza, organizzazione giudiziaria e riforme economiche, seppur richiedendo negoziazioni su questioni più delicate come la costituzione o l’espansione dei poteri esecutivi.
Domande aperte e impatto regionale
La vittoria di Laura Fernández apre una fase del tutto nuova e carica di interrogativi per San Josè. La promessa di un cambio di passo sulla sicurezza dovrà misurarsi con un nodo strutturale del paese: come rafforzare l’ordine pubblico senza intaccare diritti e garanzie che hanno definito l’identità democratica costaricana per tanti anni.
Allo stesso tempo, il nuovo corso avrà inevitabili ripercussioni sul piano estero, dal rapporto con Washington alla cooperazione rafforzata con El Salvador, osservata con estrema attenzione tanto dagli alleati quanto dalla stampa e critici.
In un paese privo di esercito, la vera sfida sarà dimostrare che sicurezza e stato di diritto non sono obiettivi incompatibili, ma due elementi di uno stesso equilibrio da ricostruire. Ed è proprio su questo terreno che il progetto politico della nuova presidente sarà messo alla prova.









